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“Non ce n’é coviddi”, ma i numeri in Salento aumentano. Segno che forse il virus c’è ancora

by Redazione
29 Luglio 2020 10:12
in Attualità
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«Non ce n’è coviddi». La ‘battuta’ della signora di Mondello pronunciata con l’inconfondibile accento siciliano ai microfoni di Live non è la D’Urso è diventata un tormentone. Ripetuta fino allo sfinimento e cantata quasi quanto Karaoke dei Boomdabash che, insieme ad Alessandra Amoroso, hanno ‘sfornato’ la hit dell’estate. Un fenomeno trash diventato anche un modo di dire per sdrammatizzare e sorridere dopo l’incubo passato. Ma l’emergenza sanitaria non è finita e il virus non è stato sconfitto. Anche se in modo debole continua a circolare, come dimostra anche il focolaio scoppiato in provincia di Lecce e ‘contenuto’ solo perché il passato (seppur recente) è servito a far capire che è importante ricostruire subito la catena dei contatti e spezzare ogni possibilità che un paziente magari asintomatico se ne vaga in giro a contagiare.

Il punto non sono i casi scoperti negli ultimi giorni, numeri talmente ‘bassi’ da non destare preoccupazione. Il problema è il comportamento di alcune persone, poche ma ci sono, che pensano che sia tutto finito. Come se ammettere che il Covid19 è ancora un ‘nemico’ presente togliesse la possibilità di continuare a vivere. Non è così. Si tratta di una leggerezza imperdonabile.

Nessuno vi impedisce di uscire di casa, di andare in discoteca, di fare l’aperitivo in riva al mare, di prendere il sole in spiaggia. Bisogna far girare l’economia e lavorare perché non si può rendere una crisi grave ancor più grave. Ad essere sbagliato è l’atteggiamento di chi sale in cattedra, come si può notare ogni qual volta che sulla nostra pagina facebook viene pubblicato il bollettino epidemiologico, un copia/incolla di quello che si può tranquillamente leggere sul sito della Regione e si urla al terrorismo psicologico e si insulta un giornale, ma anche un lettore che si permette di dire che non bisogna abbassare la guardia. C’è chi è stato addirittura aggredito verbalmente per aver detto di aver paura di nuove ondate.

Senza contare i negazionisti, come dimostra la polemica sollevata dalle dichiarazioni di Andrea Bocelli che hanno sollevato un polverone sui social e offeso chi in questa guerra ha perso la battaglia o una persona cara.

Basta, veramente. È arrivato il momento di ridimensionare i toni. Chi è laureato nell’Università della vita per cortesia si astenga dal commentare. Idem per quelli che hanno meritato il titolo frequentando l’Università della strada. Nessuno vuole terrorizzare il Paese, nessuno vuole un nuovo lockdown, nessuno vuole tornare a quelle rigide regole imposte durante la quarantena. Ben venga l’estate, il mare, i balli e la vita, soprattutto se si è giovani.

Ma per favore non chiedete agli altri di dimenticare la disperazione di medici e infermieri, né le bare di Bergamo, né i racconti di chi non ha salutato genitori e nonni e non li ha rivisti più. Perché è vero che le terapie intensive sono quasi vuote e magari non riapriranno mai le porte ai malati Covid. Come è altrettanto vero che i nuovi casi positivi si riferiscono persone asintomatiche o che hanno una bassa carica virale, ma non bisogna abbassare la guardia. Per intenderci citiamo la metafora usata da Pierluigi Lopalco.

«Possiamo attraversare la strada? Si, certamente. Dobbiamo avere paura ad attraversarla? No, basta fare attenzione. Questo però non vuol dire che possiamo attraversarla bendati». Bisogna avere prudenza e «guardare a destra e sinistra prima di attraversare la strada».

« I miei genitori facevano terrorismo? Di certo no. Non mi dicevano mica di non attraversare la strada. Mi ricordavano di stare attento e valutare bene il rischio».

Tags: coronavirus
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