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Covid-19, a che punto siamo con il vaccino? Parla un ricercatore salentino

by Redazione
24 Marzo 2020 7:25
in Attualità
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«Se c’è un minimo barlume di luce in fondo al tunnel dobbiamo vedere se c’è davvero e che luce è» Così si è espresso il governatore del Veneto, Luca Zaia, durante la conferenza stampa di ieri mattina.

Sì, una luce, quella che si sta disperatamente cercando nel buio in cui il mondo intero è sprofondato a causa di un virus silente e spietato.

Sono tante le notizie, le teorie che circolano sul contagio, sui dati, sulla natura del Covid -19. Tutto può essere vero, tutto può essere falso, ma l’unica certezza è la guerra che tutti siamo chiamati a combattere con responsabilità. Una certezza che si vuole illuminare di speranza, quella speranza che può venire dalla medicina e dalla ricerca affinchè si trovi una cura per combattere la malattia, un vaccino per prevenirla.

In Veneto è partita la sperimentazione di almeno 6 farmaci a cura dell’Università di Padova, il tutto sotto l’occhio attento dell’Aifa.

Il farmaco antinfluenzale Avigan

Una delle fonti di speranza è rappresentata dall’Avigan (favipiravir): l’antinfluenzale già usato in Cina nel trattamento di pazienti contagiati.

Il farmaco riuscirebbe a contrastare con efficacia il famigerato coronavirus, anche secondo quanto rivelato su note riviste di Scienze. Eppure l’effettiva validità dell’Avigan, va detto, divide gli esperti. «Non esistono evidenze scientifiche in merito», ha affermato il virologo Roberto Burioni.

La pubblicazione su ‘Science’

Da non dimenticare, inoltre, quanto riferito dall’Huffingtonpost qualche giorno fa: è stata trovata un’arma capace di bloccare il ‘motore’ del virus SarsCoV2 e si chiama ’13b’, una molecola che lega e inibisce l’enzima proteasi usato dal virus per replicarsi nelle cellule infettate.

Colpire il virus e la sua struttura 3D, svelata grazie ai raggi X del sincrotrone Bessy di Berlino, questo l’obiettivo che porterà a sviluppare nuovi farmaci, come indicato dallo studio pubblicato su Science a firma di un gruppo internazionale guidato dall’Università di Lubecca, in Germania.

Le parole del ricercatore salentino Claudio Mauro

E allora, la nostra redazione ha voluto offrire il proprio contributo, chiedendo il parere del ricercatore salentino, Claudio Mauro, che come abbiamo già avuto modo di raccontare, ha messo la propria firma su importanti ricerche scientifiche.

Il prof. Claudio Mauro

«Lo studio pubblicato su Science è ottimo – ci spiega il dott. Mauro – ma è uno studio su un topo. Da lì ad un farmaco ci vorranno 10 anni, sempre che i risultati siano validi su un uomo e tutto vada bene».

Ad oggi ci sono due priorità. La prima è «un test sierologico che consenta di testare la presenza di anticorpi contro il virus nel sangue. Questo ci permetterebbe di determinare se il virus è immunizzante, se la risposta immunitaria dura nel tempo, se chi è immunizzato è protetto dall’infezione e se chi ha superato l’ infezione è ancora infettivo».

Seconda, ma non meno importante, priorità è «un vaccino per il quale se tutto va bene ci vorranno 12-18 mesi».

E sui test farmacologici, il ricercatore originario di Presicce risponde «Si stanno testando alcuni farmaci utilizzati in altre malattie, anti-virali, anti-malarici, anti-artritici, etc, anche se dovessero avere un effetto, sono farmaci che aiutano, ma non risolvono».

Tags: coronavirus
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