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Crollo palazzina di Castro, assolto componente della commissione edilizia e confermata la sentenza per gli altri imputati

by Angelo Centonze
23 Agosto 2017 13:02
in Cronaca
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Arriva la conferma della sentenza di primo grado per i presunti responsabili del crollo di una  palazzina nel centro di Castro, ad eccezione di un componente della commissione edilizia che è stato assolto. I giudici della Corte di Appello (Presidente Antonio Del Coco) hanno ritenuto non colpevole il 55enne Antonio Fersini, inizialmente accusato in concorso con altri imputati, di aver dato parere favorevole alla realizzazione dei lavori.
  
Per il resto, il collegio ha confermato la sentenza di primo grado. Dunque la condanna a 2 anni dei proprietari: Martino Antonio Ciriolo, 53 anni; Marcello Baccaro, 58 anni e Maria Rosaria Fedele, 55 anni (tutti di Castro) proprietari e conduttori degli immobili coinvolti nel crollo; 1 anno e 6 mesi, per Angelo Rizzo, 52enne; Luigi Fersini, 65 anni e Gabriele Fersini, 76enne (anch'essi di Castro ) progettisti e titolari delle imprese che hanno eseguito i lavori.
  
I sette imputati erano già stati ritenuti colpevoli in primo grado, con sospensione della pena e non menzione della condanna. Erano finiti a giudizio con l’accusa di concorso in disastro colposo nel processo conclusosi il 27 ottobre di due anni, dinanzi al giudice Pasquale Sansonetti della seconda sezione penale. Gli imputati furono anche condannati al risarcimento delle parti civili, da stabilirsi in separata sede. Il giudice dispose inoltre l'assoluzione di altre sei persone.
  
Conferma dell'assoluzione anche per il tecnico comunale di Castro, il 53enne Fernando Antonio Schifano. In una udienza precedente, invece, il vice-procuratore generale Ferruccio De Salvatore aveva invocato una pena di 2 anni per Schifano, assolto in primo grado. Secondo l'ipotesi accusatoria della Procura, non accolta dai giudici del primo e secondo grado, il tecnico comunale non avrebbe esercitato un'adeguata attività di vigilanza e monitoraggio sui lavori in corso nella piazza di Castro, dove avvenne il crollo il 31 gennaio di sette anni fa.
  
L'inchiesta condotta dal pubblico ministero Giuseppe Capoccia si è avvalsa della perizia dei consulenti tecnici d’ufficio – i professori Amedeo Vitone e Carlo Viggiani – e degli ingegneri Fabrizio Palmisano e Pietro Foderà che giunsero alla conclusione che il crollo "fosse stato causato dall’attività dell’uomo e non da cause naturali”.
  
Sotto la lente della Procura, finirono i lavori eseguiti in alcuni esercizi commerciali. Secondo l'accusa, gli imputati furono, a vario titolo ed in diversa misura responsabili dell'indebolimento di una parte strutturalmente molto importante dell’edificio contiguo all’area del crollo, per "negligenza" ed inosservanza delle regole di sicurezza.
  
Nel corso degli anni, ai "carichi" originari costitutiti dal banco di calcarenite che gravavano sui locali-grotta, se ne aggiunsero altri, frutto di un intervento dell'uomo. Vi fu una riduzione delle pareti portanti. La conseguenza, in base alla tesi della Procura, fu "il danneggiamento o la totale eliminazione dei percorsi utilizzati dai "carichi" per raggiungere il terreno di fondazione" . In particolare fu demolita una muratura portante originaria al confine con l'edificio contiguo, sostituendola con una trave in cemento armato. I lavori sarebbero stati realizzati in parziale difformità rispetto al progetto originario.
  
I difensori degli imputati hanno sostenuto come il Comune avesse sollecitato alcuni lavori, nell'ottobre del 2008, (tre mesi prima del crollo). Infatti, il proprietario di un bar lamentò la presenza di infiltrazioni dovuti agli scarichi fognari. Per effetto della "lamentela", il Comune di Castro emise un'ordinanza d'urgenza imponendo ai proprietari l'attacco alla rete fognaria entro 10 giorni.
  
Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Amilcare Tana, Marcello Petrelli, Renata Minafra, Luigi e Roberto Rella, Ester Nemola, Vivana Labbruzzo. Le parti civili, tra gli altri, dagli avvocati Dimitry Conte e Luigi Covella. 

Tags: assoluzioni
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