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Dal Salento la prima paziente del Professore Tirelli nella nuovissima Clinica MeDe di Sacile

by Redazione
23 Agosto 2017 11:39
in Salute & Benessere
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Un nuovo punto di riferimento per una patologia rara ma molto diffusa, la Chronic Fatigue Syndrome, Sindrome da Affaticamento Cronico, sarà da oggi per l'Italia intera, la Clinica MeDe a Sacile in provincia di Pordenone. Direttore della Clinica, il Professore Umberto Tirelli, Primario Oncologo presso l'Istituto Nazionale Tumori di Aviano.
 
Leccenews24.it ha raccolto la testimonianza della prima paziente, una salentina, già in cura dal Professore Tirelli, trattata con ossigeno-ozono terapia nella nuovissima Clinica MeDe a Sacile.
 
“Ciò che conta di più in queste patologie rare è non arrendersi mai e soprattutto informarsi sempre. È andata così per me e devo ringraziare l'attività di divulgazione realizzata dal Professore Tirelli in tantissime trasmissioni, sia sulle reti della TV pubblica che privata. Ascoltare il Professore che parla di questa patologia, ha permesso a me e a tante altre persone provenienti da tutta Italia, di individuare nel protocollo messo a punto dal Professore, l'unico vero aiuto per combattere la ME/CFS; protocollo  che consente spesso di vedere svanire la sintomatologia invalidante di questa patologia. La terapia proposta dal Professore Umberto Tirelli, che da ieri riceve nella nuovissima Clinica MeDe, utilizza l'ossigeno-ozono, somministrato con emo-autotrasfusioni o per insuflazione. Personalmente sono molto contenta dei risultati di questa terapia; posso dire di sentirmi rinata. Voglio ringraziare per questo il Professore Tirelli, la dottoressa Cinzia, Martina, Chiara e Romina per avermi  aiutata e supportata con estrema professionalità in un percorso non sempre facile soprattutto per me che vengo da così lontano”
 
Specialista in oncologia, ematologia e malattie infettive, il Professore Tirelli, studia da anni la CFS, conosciuta anche come Encefalomielite mialgica. L’Encefalomielite Mialgica (ME), è una patologia estremamente invalidante. Usato impropriamente per questa malattia, il termine 'fatica' non ha nulla a che vedere con la normale fatica in quanto nella ME/CFS si sommano spossatezza, debolezza, malessere generale e insonnia. Nel libro 'La stanchezza quando diventa una malattia' pubblicato nel 2014, il Professore Tirelli parla della Sindrome da Fatica Cronica, definendola una patologia immunologica “assai debilitante” a tal punto da costringere chi ne è affetto a rinunciare al lavoro, alla scuola e alla vita sociale. “La CFS – spiega il Professore – ha un'eziologia tuttora oscura e si manifesta talvolta a seguito di una patologia infettiva, con un’astenia molto severa, perdita di concentrazione e di memoria, senza alcun sollievo derivante dal riposo e dal sonno, a differenza di un comune stato di affaticamento. Per essere diagnosticata come CFS, secondo la classificazione del 1994 stabilita dal gruppo di studio internazionale, di cui ero membro, sulla Sindrome da Fatica Cronica di Atlanta, i sintomi devono perdurare per almeno sei mesi e si devono escludere tutte le altre condizioni mediche con medesima sintomatologia: infezioni croniche, ipotiroidismo, disfunzioni dell’ipofisi, epatite, tumori, depressione e patologie psichiatriche”.
 
I sintomi, tipici della CFS, come la spossatezza, la febbricola, le disfunzioni del sonno, la difficoltà di concentrazione, la perdita di memoria, le disfunzioni immunitarie, i problemi gastro-intestinali, nausea, vertigini, palpitazioni, ipotensione, emicrania, faringiti e tachicardia, comuni anche ad altre patologie, non rendono, dunque, facilmente individuabile e diagnosticabile la ME/CFS a cui il medico può giungere solo per esclusione. Questo è il motivo principale per cui spesso chi è colpito da CFS, nella speranza di trovare una chiave di lettura che spieghi il continuo malessere, consulta nel tempo una serie di medici specialisti, senza mai giungere a capo della patologia e finendo, in alcuni casi, per essere etichettato come 'malato immaginario'. La ME/CFS,  conta oggi circa 300mila malati. La fascia maggiormente colpita è purtroppo quella dei più giovani, che va dai 20 ai 40 anni. Ogni storia è un caso a sé, l'importante in questa patologia, come in altre, è avere sempre un riferimento autorevole.
 
di Tiziana Protopapa

 

Tags: oncologiaprevenzione-tumori
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