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E pure la Grecia ora ha paura della Xylella fastidiosa

by Redazione
23 Agosto 2017 17:32
in Attualità
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È sotto gli occhi di tutti, inutile persino negarlo. Fino a qualche mese fa, quasi tutti ignoravano addirittura l’esistenza della Xylella fastidiosa, il batterio killer che grazie alla sputacchina è riuscito a piegare gli ulivi del Salento, gli stessi ulivi che per secoli sono sopravvissuti alla forza della natura e perché no, anche alla mano (o all’indifferenza) dell’uomo. È quando l’eco delle campane a morto, suonate per centinaia e centinaia di alberi secolari, si è diffuso anche altrove minacciando prima Bari e poi il resto dell’Italia che questo lembo di terra chiuso tra l’Adriatico e lo Ionio è diventato improvvisamente ‘famoso’. A far da cassa di risonanza il silenzio calato dinanzi a quei quelle foglie non più verdi, anzi argentee ma rosse come la terra. Colpa del Complesso del disseccamento rapido dell'olivo –  il Co.ri.do –  almeno così hanno detto. Peccato però che oltre al danno, reale e concreto per molti olivicoltori che nella terra hanno investito sudore e fatica, per l’economia pugliese che ha fatto dell’agricoltura la sua punta di diamante e per l’immagine costruita a fatica si aggiunga anche la beffa. Colpa, questa volta, della paura di dover fare i conti con il batterio killer. Così mentre da un lato, siccome si tratta di un patogeno da quarantena, l’Unione europea per evitare che il contagio si espanda ha optato per la soluzione più drastica: l’espianto degli ulivi malati, dall’altro ognuno a modo suo ha cercato di difendersi.

Ad aprire le danza è stata la Francia. I cugini d’Oltralpe per bocca del ministro dell'Agricoltura Stéphane Le Foll hanno annunciato lo stop alle importazioni dei vegetali a rischio Xylella dalla Puglia. Poi il timore si è diffuso anche in Sardegna o in Corsica che ha deciso di bloccare l'introduzione sul suo territorio di tutti i vegetali e di qualsiasi provenienza, con un'unica possibilità d'eccezione da parte dei professionisti del settore unicamente su domanda dei servizi di stato e limitando la possibilità di ingresso sul suolo corso ai soli porti di Ajaccio e Bastia. L'isola ha anche chiesto l'avvio di una procedura per il riconoscimento della Corsica come esente da Xylella, e quindi come "zona protetta" in modo che l'isola possa godere di requisiti specifici supplementari per l'importazione di vegetali.

Tutti temono che il batterio possa colpirle. La minaccia c’è, esiste, negarla – come è stato fatto nel Salento – sarebbe sbagliato, ma questo non può e non deve giustificare la psicosi. Oggi, stando a quanto riporta lo Sportello dei Diritto anche tra gli agricoltori del Peloponneso sarebbe scoppiata una vera e propria allerta per la Xylella. E nemmeno a dirlo, anche in questo caso, il timore è che la “misteriosa” causa del disseccamento degli alberi possa raggiungere la Grecia, distruggendo tutti i raccolti e causando danni irreparabili per l'economia della regione.

Parlando con l’agenzia di stampa greca ANA-MPA – si legge nella nota diffusa dall’Associazione- il Responsabile del Centro di Controllo e Qualità della Protezione delle Piante a Nafplio, Stavroula Tsoli, ha affermato che la vigilanza è stata avviata e le istruzioni sono state impartite a livello di misure preventive. «Siamo in grado di proteggere i raccolti, ha sottolineato, se vengono correttamente controllati gli accessi del paese, e ha sottolineato che tutti gli importatori devono avere un passaporto delle piante».

Indicativo della preoccupazione degli agricoltori è che l'Unione delle cooperative agricole Kynouria che si occupano fondamentalmente della coltivazione e produzione di olive, ha pubblicato dieci avvisi di Xylella fastidiosa, come ha affermato a ANA-MPA, il presidente George Sakellario.

La psicosi si allarga, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” ed è indicativa della necessità di soluzioni a livello europeo per chiarire cause e bloccarne gli effetti.

Tags: emergenza-xylella
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