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‘Ho chiuso gli occhi e…’. Una donna, vittima di violenza, racconta la sua storia

by Redazione
1 Agosto 2017 17:08
in Attualità
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Quanti significati ha questa giornata e quanti ne ha il rosso che la dipinge. Il rosso è il colore dell'amore, della vitalità e della passione, della fierezza, della sensualità, della forza e della fiducia nelle proprie capacità. Ma è anche una metafora per amore e passione  che diventano odio e rabbia e che, spesso, uccidono.
 
Non basta ma è importante una Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne per ricordarci che la donna non è un concetto astratto. Sono mamme, mogli, compagne, sorelle, figlie la cui vita finisce o, nel migliore dei casi, viene distrutta per sempre. 
 
Forse non serve una giornata dedicata e forse, abbiamo detto, non basta, perché il dramma di chi subisce una violenza ha bisogno di un tempo infinito per essere elaborato. Di certo domani, voltare  pagina, seppur più semplice, potrebbe ascriversi come vile ipocrisia. Dedicare un poco della nostra attenzione al dilagante diffondersi della violenza sule donne non è retorica, ma un atto dovuto alla nostra civiltà. Retorico è il silenzio che conduce sempre all’oblio.
 
Per dare voce alle donne in questa giornata abbiamo voluto incontrare chi ha deciso di raccontarci della sua esperienza, un episodio che le ha segnato l’esistenza per sempre. Perché la violenza crea un solco profondo nell’anima, da occhi diversi per guardare il mondo, ma malgrado tutto, rende più forti. Non è un mistero che una donna che sopravvive ad una violenza, fisica o psichica, dopo ha voglia solo di lottare. Per sé, per le proprie figlie e per le altre donne.
 
Cosa puoi raccontarci di quel giorno?

Una mattina come tante, di inizio autunno. Una pioggerellina sottile che cade, la voglia di stare ancora sotto le coperte, la corsa per l’ultimo autobus che ti deve portare a scuola e che inevitabilmente, insieme ad altre compagne, perdi. Poi, lui, un uomo anziano che può essere tuo nonno, che hai visto girare qualche volta per il paese e che in quel momento ti sembra l’unica ancora di salvezza per non portare un’altra giustifica a scuola.
 
Cos’è successo? Puoi parlarne?

Se riesco a parlarne ora, vent’anni dopo,  è solo per il percorso che ho fatto seguita da una psico-terapeuta. Una volta in macchina e dopo pochi chilometri in direzione della scuola, le mie amiche sono state costrette a scendere e lui ha diretto la macchina in una stradina di campagna isolata. Lì si è consumata la violenza, sotto la minaccia di un coltello. Non ricordo molto. Ho chiuso gli occhi e la mente. Solo un’immagine che per anni mi ha perseguitata: il rivestimento a quadri rosso e nero del sedile dell’automobile.
 
Hai denunciato quanto era successo?

No, non potevo farlo. Vent’anni fa, in questi episodi, alla donna violentata veniva dato un ruolo di complice consapevole e non di vittima perché il buon senso doveva portare a non fidarsi di nessuno. Ho avuto paura di non essere capita e di essere lasciata sola a lottare contro giganti inattaccabili. Oggi io però voglio dire a tutte le donne vittime di soprusi e di violenze, di non avere paura e di denunciare perché solo così possono essere isolati questi individui che di uomini non hanno niente.
 
Cos’è stata la tua vita dopo quel momento?

Una vita ricostruita a piccoli pezzi. Ti alzi il giorno dopo e non sai da dove iniziare. Difficili i rapporti con il partner, difficile negli anni seguenti costruire un rapporto sereno con una figlia che non sa e non può capire ma che tu vorresti proteggere da tutto e che sai, però, esposta al pericolo più meschino, l’abuso. Ecco perché è necessario parlarne. Per rendere consapevoli le donne dei rischi e per far maturare negli uomini la consapevolezza che, per un attimo di follia, la vita di una donna può andare persa.
 
Chi sei oggi?

Quest’episodio, che mi è successo più di vent’anni fa, mi ha travagliata per una vita intera. Fisicamente e psicologicamente provata, ho però tratto coraggio da quell’episodio e mi sono convinta, ad un certo punto che, laddove ero stata capace di sopravvivere alla devastazione di quei momenti, avrei avuto la forza per affrontare e vincere tutto.
  
Una testimonianza di come il rosso di questa giornata, il rosso, primo colore dell’arcobaleno, possa diventare il colore di chi è deciso, combattivo e competitivo, passionale e autonomo. Con una forte volontà di farcela. Per sé e per gli altri.
  
di Tiziana Protopapa

Tags: violenza-sulle-donne
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