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Il boss Sergio Notaro ha un tumore: per il giudice lo stato attuale della malattia è compatibile con il carcere

by Angelo Centonze
23 Agosto 2017 15:40
in Cronaca
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Sarebbe affetto da un tumore al sangue, ma secondo il giudice, la malattia starebbe regredendo e così il boss Sergio Notaro può restare in carcere. Il gup Stefano Sernia ha rigettato, nelle scorse ore, la richiesta di scarcerazione per il presunto capo clan, avanzata dagli avvocati Paolo Spalluto e Cosimo Rampino. Secondo i suoi difensori, le attuali condizioni di salute del 55enne di Squinzano, Sergio Notaro (detto ‘Panzetta) sarebbero incompatibili con il regime carcerario. Dunque, i legali chiedevano di sostituire la misura in atto, con quella della detenzione in un luogo di cura. L'istanza avanzata il 7 ottobre, fu sottoposta al parere del pubblico ministero Guglielmo Cataldi, il quale chiese che venisse eseguita una perizia. Il giudice Sernia, accolse la richiesta; venne nominato un perito, il quale durante l'udienza del 22 dello stesso mese, fu sottoposto a dei quesiti, sia dall'accusa che dalla difesa.

Anzitutto gli venne chiesto, considerando le attuali condizioni di salute di Notaro, se: ci fosse il rischio di "recidività"della malattia; le terapie ed i controlli diagnostici fossero stati eseguiti correttamente durante la detenzione in carcere;  esistessero strutture sanitarie penitenziarie, in cui curare efficacemente il paziente; la struttura indicata dalla difesa fosse idonea per l'imputato. Il perito avrebbe risposto che il tumore al sangue di cui egli soffrirebbe sarebbe regredito, considerando come il periodo di cinque anni dall'insorgenza della malattia fosse quasi terminato ( motivo per cui, durante il periodo trascorso in carcere non venne sottoposto a controlli periodici).

Il giudice, una volta terminato l'ascolto del medico, ha stabilito l'attuale compatibilità di Notaro con il regime carcerario, visto che il rischio di una recrudescenza del tumore, attualmente, sarebbe soltanto "teorico". I difensori Spalluto e Rampino sostenevano invece come, finché esiste un rischio di una nuova insorgenza del male, quest'ultimo non possa ritenersi debellato, anche perché l'insorgere della malattia in tutta la sua gravità sarebbe da calcolare a partire dal 2014. Dunque, i cinque anni di riferimento da far trascorrere per ritenere il paziente completamente guarito, non sarebbero ancora trascorsi. Il giudice Sernia, comunque, nell'ordinanza a sua firma ha rimarcato la propria disponibilità a disporre eventuali ulteriori accertamenti, che possano anche prevedere il trasferimento "temporaneo" presso strutture specializzate per particolari cure o accertamenti diagnostici.

Ricordiamo che Sergio Notaro è uno dei 96 imputati del processo “Vortice-Dèjà-vu” (vedasi allegato in coda all'articolo). Le indagini presero il via, dopo il tentato omicidio avvenuto tre anni fa di Marino Manca e Luca Greco, su ordine dello stesso Notaro, con il quale i due criminali erano in contrasto per il controllo delle attività illegali nel Nord Salento (soprattutto nello spaccio di sostanze stupefacenti e nelle estorsioni).  Molti di loro, tra cui lo stesso Notaro, nell'udienza preliminare relativa alla triplice inchiesta “Vortice-Dèjà-vu”, “Paco” e “Vortice Dèjà-vu ultimo atto”, avevano chiesto il rito abbreviato e dovranno comparire innanzi al giudice, il 3 febbraio 2016. Si inizierà con l'abbreviato "condizionato" di Notaro e si proseguirà con la requisitoria del pm. Mentre l'11 marzo è stata fissata la sentenza. Un solo imputato ha patteggiato la pena, mentre i rimanenti, tra "capi" e "gregari" del clan, sono stati ieri mattina rinviati a giudizio e dovranno comparire in data 1 febbraio 2016, innanzi ai giudici della seconda sezione penale.

Sempre nell'udienza di ieri è "caduta" la contestazione dell'associazione mafiosa per uno dei presunti capo clan: Marino Manca, 42enne, meglio conosciuto come ‘Fuecu’, (difeso dagli avvocati Antonio Savoia e Luigi Presicce, dovrà comunque presentarsi in aula per il processo con il rito abbreviato); Patrizio Margilio, 33 ( per un solo capo d'imputazione); Massimiliano Leuzzi, 42 difeso dall'avocato Tobia Caputo; Caterina Bisconti, 34enne, difensore Ladislao Massari.
Molti retroscena sui fatti di sangue sono emersi grazie all'intensa attività di intercettazioni ambientali nel carcere di Borgo San Nicola, che ha permesso, infatti, di svelare alcuni retroscena sulla guerra di mafia nel Nord Salento, tra il gruppo di Notaro e quello di Marino Manca, ma anche all'interno dello stesso gruppo di Notaro, dove cominciarono a serpeggiare malumori.

I militari, difatti, hanno continuato a monitorare con cimici e microspie "piazzate" nella sala colloqui del carcere, Sergio Notaro e i suoi collaboratori. Egli fu catturato il 2 dicembre dello scorso anno a Cellino San Marco, dopo un periodo di latitanza, seguendo i movimenti dei suoi sodali, Vincenzo Stippelli e Gianluca Tamborrini.

Entrambi sono stati oggetto d'intercettazioni ambientali in carcere e quest'ultimo in una conversazione con la compagna, rivela di essersi "distaccato" da Sergio Notaro.

Tags: operazione-vortice-dejavu
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