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Il caos nei partiti del Salento, la guerra di tutti contro tutti

by Redazione
23 Agosto 2017 17:15
in Politica
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Previsti dalla Costituzione Italiana, nati per convogliare il consenso dei cittadini e nobilitati dall’idea di dover rappresentare un’utile scuola per la futura classe dirigente, un tempo i partiti politici erano anche la camera di compensazione dei conflitti interni tra le diverse correnti o diverse sensibilità che dir si voglia.
 
Tutto si risolveva in riunioni agitate e a volte molto movimentate, riunioni e assemblee che, tuttavia, portavano ad una sintesi degli scontri. Usciti da quelle segrete stanze si era certi che ciascuno avrebbe avuto contezza e consapevolezza del proprio ruolo, per un futuro più o meno lungo, magari a seconda del prossimo appuntamento elettorale che avrebbe potuto spostare nuovamente gli equilibri.
 
Adesso niente più. Disprezzati dai cittadini e dagli elettori, isterilitisi nella personalizzazione sempre più schiacciante, all’interno dei partiti, o di ciò che è rimasto in vita di essi, non c’è scontro che non diventi deflagrante e che magari non si concluda in una nuova scissione.
 
Non c’è conflitto che non venga elevato a potenza dal cortocircuito degli attriti interni e così la pace non scoppia mai.
 
Il Salento da questo punto di vista è un laboratorio a cielo aperto. C’è chi come il centrodestra, in 15 anni, è stato capace di perdere per ben tre volte le importanti elezioni Regionali per diatribe che si sarebbero potute sanare con qualche salutare passo indietro e una buona dose di umiltà. Niente da fare e quindi… chi è causa del suo mal pianga se stesso.
 
Nel 2015, poi, assistiamo ad un peggioramento ulteriore della situazione. Guardate per esempio cosa succede nel movimento di Raffaele Fitto, Oltre. Il suo leader ha fatto una battaglia contro Silvio Berlusconi per chiedere più democrazia e più trasparenza all’interno del partito. E poi, poi invece… è sufficiente un cattivo risultato elettorale per fare emergere la confusione più totale. L’asse Marti-Frasca spara a zero contro l’asse Gabellone-Macculi, anche se, a dire il vero, i primi tristi presagi del conflitto si erano avuti in occasione delle scorse elezioni provinciali, quando con le prime competizioni del nuovo ente di secondo grado, Damiano D’Autilia, capogruppo di Forza Italia al Comune di Lecce e presidente della partecipata Alba Service, aveva avuto qualcosa da rimproverare al presidente uscente.
 
Per non parlare poi di Vincenzo Barba che chiede maggiore attenzione e minaccia di lasciare affondare la nave, lui che di navi e di porti se ne intende. E dei silenzi di Luigi Mazzei che mandato in consiglio a fare la guerra si è ritrovato solo senza nemmeno un pezzo di trincea nella quale pararsi dai colpi.
 
La situazione è clamorosa, per certi versi. In Consiglio Comunale, nel capoluogo, c’è un gruppo consiliare che si chiama Forza Italia ma che ha negato l’accesso a colui che il partito, a livello nazionale, ha nominato come il coordinatore provinciale, Paride Mazzotta. Il quale ha sua volta minaccia epurazioni dal movimento azzurro, visto che consiglieri comunali del comune di Lecce, che sono iscritti all’interno del gruppo di Forza Italia, si sono candidati alle regionali contro Forza Italia, si sono candidati con l’intento di affossare Forza Italia.
 
Chi ci capisce qualcosa è bravo…
 
Lo stesso Paride Mazzotta, poi, è al centro del fuoco amico dal momento che in tanti gli rimproverano di aver collaborato, nelle ultime elezioni, solo e soltanto con il candidato Aldo Aloisi abbandonando a se stessi Fabrizio Camilli, Francesca Conte e via dicendo… e facendo eleggere così in Consiglio Regionale il giovane avvocato Andrea Caroppo, che, a sua volta, in Forza Italia ci è entrato quando ha capito che dall’abbraccio mortifero tra Schittulli e Fitto si sarebbero ridotti i suoi spazi di manovra all’interno del Nuovo Centro Destra.
 
Ma se Sparta piange, Atene non ride. Nel Partito Democratico è tutti contro tutti, a cominciare dalla potentissima ex assessora Loredana Capone che non essendo stata rieletta in Consiglio dall’altro delle sue 12 mila preferenze, chiede spazio nella costituenda Giunta Emiliano, puntando sul criterio della parità di genere. Ma ecco che Abaterusso e Durante la stoppano subito: il partito deve cambiare, servono nomi nuovi, basta con le stesse figure.
 
Il tutto poi alla luce del sole dei social network, che amplificano i battibecchi e le diatribe rendendo difficile ogni ricomposizione poichè spostano le questioni dal fattore politico a quelli personale.

Tags: elezioni-regionali-2015
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