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Il Ministro Boschi a Lecce: ‘il Sì al referendum è l’unica via per cambiare il Paese. Facciamo crescere l’Italia’

by Giulio Serafino
1 Agosto 2017 16:34
in Politica
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Fine settimana tutto pugliese per il Ministro della riforme costituzionali Maria Elena Boschi che questa mattina è giunta a Lecce dopo il sabato passato tra Foggia e Bari. Al centro del suo 'tour', naturalmente, il referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre. Un appuntamento cruciale per il Governo Renzi e per la stessa Boschi, promotrice della riforma sottoposta al vaglio dei cittadini.

Il Ministro è stata ospite presso l'Hotel President, in una via Salandra blindatissima (non sono mancate per questo alcune contestazioni all'esterno da parte di qualche passante che lamentandosi dei disagi alla circolazione ha chiosato '…e poi si lamentano se votiamo 5 Stelle') e ha preso parte all'appuntamento organizzato dal Partito Democratico salentino “La Riforma che cambia l'Italia”.

'Da oggi fino al 5 dicembre dobbiamo dare tutto noi stessi per questa campagna referendaria. Con questa riforma non c'è in gioco il futuro del Governo o del nostro partito, ma c'è in ballo il futuro dell'Italia. Questa battaglia la vinciamo se tutti sono convinti – ha commentato il Ministro. Non dobbiamo svegliarci il giorno dopo del voto con il rimpianto di non aver capito cosa stavamo votando, perché poi sarà troppo tardi. Di tempo ne abbiamo già perso tanto in passato: il momento è adesso, oggi'.

Ad accogliere il Ministro, gli onorevoli Salvatore Capone, Fritz Massa, il viceministro allo Sviluppo Economico Teresa Bellanova e tutti i vertici dem di Lecce e del Salento. 'In questo Paese siamo abituati a dire sempre No – ha chiosato Capone – forse perchè siamo pigri, o perchè abbiamo paura. Invece questo è il momento per cambiare rotta: la riforma potrebbe segnare un cambio di passo importante per l'Italia con un cambio alla macchina burocratica con alcuni passaggi importanti nella seconda parte della nostra Costituzione. È questa la volta buona'. “Semplificare” poi è la parola d'ordine di Fritz Massa e di Teresa Bellanova (particolarmente applaudita) che puntano sui ritorni economici in caso di vittoria del Sì.

Maria Elena Boschi, che era attesa a Lecce lo scorso 28 agosto, appuntamento poi annullato a seguito del terremoto che sconvolse il centro Italia, si è presentata dunque convinta che questa sia 'la volta buona'. 'Sono anni – dice – che siamo stati in attesa di qualcosa che poi non è mai arrivato, invece il momento giusto è arrivato adesso. È facile dire di no a questa legge, ma il problema è trovare un'alternativa: Forza Italia e Cinque Stelle stanno propinando l'idea di essere capaci a trovare un'altra strada e per giunta in tempi brevi. È una bugia: in vent'anni di governo di centrodestra una riforma simile non è stata mai proposta, e adesso ci vengono a dire che sono pronti a farlo loro?'

Rincara poi la dose: 'nessuno prima d'ora ha avuto il coraggio di mettere mano al Parlamento, riducendo il numero dei suoi componenti: ma il succo della Riforma non è solo questo, come vogliono far credere gli altri. C'è dell'altro: c'è l'eliminazione del Cnel, c'è la possibilità di ridurre i tempi per avere una legge, c'è l'abbattimento dei costi della politica. Se vogliamo un'Italia che funzioni meglio, allora serve avere leggi in tempi brevi: questo non perché dobbiamo inondarci ancora di norme, ma perché se una legge serve, serve nei tempi certi'.

Un 'copione' insomma recitato anche dallo stesso premier Matteo Renzi il 9 settembre all'interno del Politeama Greco ma che adesso viene spiegato dalla stessa autrice del testo riformatore. Maria Elena Boschi, davanti a una sala gremita, prosegue: 'Poi c'è il superamento bicameralismo perfetto. Il Senato c'è, ma non sarà lo stesso. Ci saranno i rappresentati delle autonomie locali, Sindaci e Consiglieri Regioni che ogni cittadino ha scelto. I senatori saranno 100 e saranno trasparenti, tenuti a rendicontare ogni cosa. È la grande opportunità per i territori di portare le loro questioni e Roma, grazie ai loro rappresentati. Il Titolo V riformato nel 2001 ha fallito: abbiamo dato troppi poteri alle regioni generando così centinaia di conflitti di competenza rimessi alla Corte Costituzionale.

Finché c'è confusione si blocca l'economia, si bloccano le vite di tutti: noi invece vogliamo semplificare. Chi vuole conservare lo status quo, allora può votare No, ma che invece ha voglia di cambiare la la strada tracciata. E non c'entra nulla tutto questo con i poteri del Governo e con quelli della Magistratura: il sistema dei pesi e contrappesi non viene minimamente toccato. Cosa dico a chi ci accusa di voler allontanare il popolo dal Governo? Dico che non hanno capito nulla. Abbiamo previsto più strumenti per avvicinare i cittadini alla politica. Un esempio? C'è l'obbligo per il Parlamento di discutere le proposte di legge popolari: è vero, serve un maggior numero di firme, ma si avrà poi la certezza di vedersi la propria proposta discussa dai parlamentari. Allora questo referendum diventa determinante: serve l'aiuto di tutti, l'impegno di ciascuno per convincere gli scettici. E tutto questo lo possiamo fare solo insieme'.

Tags: referendum
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