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Il Salento che non vuole il piano di riordino ospedaliero. La Asl di Lecce nel limbo dell’attesa

by Redazione
23 Agosto 2017 14:49
in Attualità
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Una Sanità che zoppica, che non soddisfa le richieste e le esigenze dei cittadini. Una Sanità che fa acqua da tutte le parti da tanto, troppo tempo. Ed ecco che nei mesi scorsi arriva il piano di riordino ospedaliero a firma della Giunta Emiliano, un piano che 'razionalizza' come nelle peggiori spending review.

Così, come sottolinea l’Associazione Salute Salento attenta alle problematiche sanitarie del territorio, il coro che si leva dalle piazze, tra la gente è unanime: “l’accorpamento funzionale dei quattro ospedali, Galatina-Copertino, Casarano- Gallipoli non s’ha da fare”. Non lo vogliono i sindaci, i consiglieri regionali e gli amministratori del territorio.

Dall’altro lato, la Asl di Lecce. I vertici dell’Azienda concordano con il “riordino” degli ospedali, così come previsto dal regolamento regionale n.14 del 4 giugno 2015, eppure tra tempi lunghissimi delle liste di attesa, spesa farmaceutica alle stelle, Tac ed ecografi rotti, la Asl appare come una barca in mezzo al mare in tempesta, nell’attesa estenuante dell’attuazione concreta del Piano.

La disamina di Salute Salento è la seguente: “in provincia di Lecce, a parte il Fazzi, vi sono 5 ospedali-fotocopia. Galatina-Copertino, Casarano- Gallipoli e Scorrano. Perché non si riesce ad accorpare le unità operative doppioni? Perché si continua a tenere in piedi 2 medicine, 2 ginecologie, 2 chirurgie…, tutto doppio, compresi i turni del personale, le attrezzature, le manutenzioni?”

A questa domanda si possono azzardare tante risposte come quella che si legge nella nota di Cesare Mazzotta “chi ha interesse a non volere il riordino e la razionalizzazione delle risorse sono anche gli operatori sanitari; infermieri, ausiliari, tecnici, impiegati e gli stessi medici, che non accetterebbero mai di andare a lavorare a 10 chilometri di distanza. Dovrebbero rinunciare a consolidate abitudini e a privilegi e interessi più o meno visibili”.  

Tutta la responsabilità e il rischio stanno in capo al la direzione della Asl, posta di fronte a scelte pressanti: l’acquisto di un ecografo o di una nuova Tac o l’assunzione di personale. Nel limbo che si crea in attesa del piano di riordino “si rischia di buttare via dei soldi. Risorse esigue che il ministero continua a tagliare mentre la gente reclama sempre più prestazioni. Il ministero è stato chiaro: se un ospedale supera del 10 per cento il budget assegnato, dovrà fare i conti con l’odiato “piano di rientro”. Così l’associazione Salute Salento che ancora si chiede “E se la Asl non ce la facesse a garantire tutto a tutti? Il direttore generale potrebbe sempre dire: non ho più le disponibilità; non ci sono le condizioni per continuare a tenere aperte due unità uguali a distanza di pochi chilometri; quindi ne chiudo una e concentro tutto sull’altra. E non è escluso che non si arrivi a questa decisione!”.

Un quadro a tinte fosche, quindi. Il tutto come sempre sulle spalle degli utenti.

Tags: riordino-ospedaliero
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