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Il Tar di Lecce non va soppresso. Coro unanime a Palazzo Carafa

by Paolo Panico
24 Agosto 2017 11:33
in Politica
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Tutt’altro che una battaglia di campanile, semmai di civiltà. Le rappresentanze politiche leccesi questa mattina si sono ritrovate nella sala consiliare di Palazzo Carafa – durante un consiglio monotematico – per manifestare un desiderio comune; o meglio un bisogno comune: impedire la chiusura del Tar di Lecce e il conseguente accorpamento a quello di Bari.

Tale eventualità – stando a quanto emerso dalla discussione della massima assise – non solo non implicherebbe una diminuzione dei costi, ma addirittura potrebbe aumentarli, sovraccaricando oltremodo gli uffici giudiziari baresi. L’obiettivo, dunque, è quello di produrre un emendamento, con l’ausilio di tutti i parlamentari della provincia, da discutere col governo prima che il decreto 90/2014 divenga realtà. Sarà corsa contro il tempo, insomma, ma la posizione univoca (sancita peraltro dall’approvazione unanime del solo ordine del giorno) di maggioranza e opposizione stavolta fa ben sperare.

Stesse intenzioni, è vero, sebbene cambi la forma. La posizione del PD infatti, espressa prima dal deputato Salvatore Capone e, più avanti, ribadita dai consiglieri comunali Loredana Capone e Paolo Foresio, tende comunque a rimarcare la necessità di cambiamento del paese, ivi compresa quella di introdurre delle riforme. «Non giova a nessuno sostenere che le scelte del governo siano a priori sbagliate, perché non esiste ancora un riscontro. Potrà dircelo solo la storia. Compito nostro è quello di confrontarci e individuare dei miglioramenti».

Risoluto anche il punto di vista del primo cittadino, Paolo Perrone, ad introduzione lavori: «Se io da cittadino e amministratore noto che il decreto 90/2014 contiene nei principi ispiratori la semplificazione della Pubblica Amministrazione, ma mi rendo conto che la soppressione delle sedi distaccate stride coi principi stessi, ne deduco che spostare il Tar di Lecce a Bari non va nella direzione giusta».

Non a caso, il paradosso risiede nel fatto che la sede leccese detiene un volume d’attività significativamente più attiva rispetto all’accorpata; si parla di quasi il doppio dei ricorsi. E se anche a Bari l’idea della fusione non convince, anzi, addirittura spaventa, allora è bene porgersi qualche interrogativo. A sottolinearlo, l’avvocato Angelo Sticchi Damiani: «I più terrorizzati da quello che sta per accadere sono proprio i colleghi del capoluogo pugliese, perché un trapianto di attività provocherebbe un aumento di spesa dovuto, per esempio, all’assunzione di altro personale. Siamo nella più totale illogicità».

In linea di principio, tutti possono agire in giudizio, ma se si costringe a farlo con molti più costi, oggettivamente questo diritto viene limitato. Inoltre una presenza del Tar suggerisce, nell’ambito delle sentenze, modelli comportamentali, dunque anche cultura e ordine civico. L’aumento del contenzioso genererebbe una disfunzione nelle attività, che invece oggi vengono svolte in maniera regolare. Da qui la necessità di salvaguardare il corretto adempimento del contenzioso amministrativo.

Da Roma non si è tenuto conto che nella maggioranza dei casi le sedi soppresse sono altresì distretti di Corte d’Appello; discorso analogo relativamente alla valutazione di fattori altrettanto importanti, tipo efficienza e funzionalità. 

«Il problema non è solo di costi o di logistica, ma il metodo con cui i partiti continuano a legiferare e a fare queste riforme – dice il parlamentare salentino del Movimento 5 Stelle, Diego De Lorenzis – che ledono diritti costituzionali, smantellando uno stato di diritto. Un cittadino che non potrà sostenere costi maggiori, semplicemente rinuncerà a ricorrere in giudizio contro gli abusi della pubblica amministrazione o contro l’arroganza di soggetti che rappresentano grandi interessi economici».

«Ci opporremo con vigore – prosegue De Lorenzis – presentando una pregiudiziale di costituzionalità e di emendamenti soppressivi, auspicando un ripensamento del governo». 

Morale della favola, il consiglio comunale invita l’intera deputazione regionale e parlamentare ad intraprendere ogni iniziativa utile per evitare la perdita di un fondamentale presidio di legalità all’interno del territorio.

(Sulla questione ha detto la sua anche il segretario Cisl Gianni Farchi, visibile nell’intervista video).

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