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Inchiesta su droga e riciclaggio con 35 arresti. La Cassazione dice no al carcere per altri tre indagati

by Angelo Centonze
12 Aprile 2025 13:16
in Cronaca
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La Cassazione accoglie il ricorso della difesa ed annulla la decisione del Riesame sull’arresto in carcere, nei confronti di tre indagati nell’inchiesta su traffico di droga, intimidazioni e riciclaggio di denaro sporco, con epicentro a Lecce.

Parliamo di Roberta Legno, 41enne leccese (indagata a piede libero), moglie del presunto boss Marco Penza (finito in carcere) per la quale, insieme al marito e ad altri indagati, il Tribunale del Riesame, aveva detto si all’appello del pm che chiedeva il riconoscimento  dell’associazione mafiosa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa anche per Carlo Zecca, 35enne di San Pietro Vernotico e Andrea Podo, 30enne di Lecce, dicendo no  all’accusa di tentato omicidio con metodo mafioso da parte della Procura, che venne qualificata dal gip in lesioni.

L’episodio “incriminato” è il  ferimento  di Massimo Cazzella, raggiunto da quattro colpi di pistola alla gamba, in zona Vele, avvenuto il 28 gennaio del 2021.

Dunque, per i tre indagati la Cassazione ha detto no al carcere.

Il collegio difensivo è composto, tra gli altri, dagli avvocati Francesco Vergine, Ladislao Massari, Pantaleo Cannoletta, che potranno fare ricorso in Cassazione.

Va detto che il pm Giovanna Cannarile della Dda, aveva fatto Appello contro l’ordinanza del gip Marcello Rizzo.

Parliamo dell’inchiesta su due distinte associazioni specializzate nel traffico di droga e nel riciclaggio di denaro sporco, soprattutto a Lecce, con il coinvolgimento di un ex commercialista.

L’ex commercialista, secondo l’accusa, amministrava gli interessi economico-finanziari in prima persona, o attraverso teste di legno, per trasferire all’estero ingenti somme di denaro, eludendo le procedure di antiriciclaggio e favorire gli interessi economici del presunto boss Marco Penza (ritenuto a capo del sodalizio) e della moglie Roberta Legno. Dalle indagini è emerso che, tra maggio del 2019 e settembre del 2020, furono eseguite 9 bonifici, a titolo di buste paga, per una somma complessiva di circa 10.700 euro.

Il blitz del novembre scorso ha portato a 35 arresti, a seguito di una operazione investigativa congiunta della Squadra Mobile di Lecce e della Guardia di Finanza, coordinata dalla Dda.

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