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La Camera sul caso Marti: “Restituire gli atti al giudice. La competenza è del Senato”

by Angelo Centonze
6 Novembre 2019 13:22
in Cronaca
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“Restituzione degli atti all’autorità giudiziaria per l’eventuale trasmissione della richiesta di autorizzazione in questione al Senato della Repubblica”. È quanto stabilito, oggi, dall’Assemblea della Camera dei Deputati che doveva pronunciarsi sulla richiesta di autorizzazione per l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche riguardanti il senatore della Lega Roberto Marti, assistito dagli avvocati Pasquale e Giuseppe Corleto, relative all’inchiesta “Case popolari”.

Al termine della seduta, il relatore Andrea Del Mastro Delle Vedove ha concluso i lavori sostenendo che, vista l’incompetenza della Camera, gli atti debbano intanto ritornare al gip Giovanni Gallo. Quest’ultimo potrà a sua volta inviarli al Senato della Repubblica per avere una risposta sulla spinosa questione dell’utilizzo delle intercettazioni.

Come sottolineato oggi dal relatore, “la questione del riparto di competenze tra i due rami del Parlamento fu affrontata dalle omologhe Giunte della Camera e del Senato, attraverso contatti informali, atteso che i precedenti non erano del tutto univoci, anche se ampiamente prevalenti nel senso della competenza della Camera di attuale appartenenza del parlamentare”.

La deliberazione sul nodo intercettazioni, dunque, “è da svolgere presso la Camera a cui egli appartiene attualmente (il Senato, n.d.r.), al momento cioè della richiesta, e non presso la Camera di appartenenza all’epoca dei fatti”. E aggiunge Delle Vedove, “ferma restando l’esigenza di proseguire le interlocuzioni in materia tra la Camera e il Senato”.

Il “sollecito” del gip

Ricordiamo che, nei giorni scorsi, il gip Gallo ha ‘sollecitato’ i presidenti della Camera e del Senato, Roberto Fico e Maria Elisabetta Alberti Casellati, a fornire una risposta alla richiesta di autorizzazione per l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche riguardanti il senatore Roberto Marti.

Trascorsi otto mesi dall’invio della documentazione, la questione che ha spinto il giudice ad inviare l’istanza di “sollecito” è il rischio di decorrenza dei termini di prescrizione dei reati contestati a Marti nello stralcio dell’inchiesta sulle Case Popolari.

La posizione di Marti nell’inchiesta Case Popolari

Il gip aveva accolto l’istanza della Procura chiedendo l’autorizzazione alla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, poiché all’epoca dei fatti, Marti era Deputato della Repubblica.

Dopo la chiusura dell’inchiesta Estia, la posizione di Roberto Marti risultava “stralciata”. Sotto la lente d’ingrandimento dei pm Massimiliano Carducci e Roberta Licci era finita la vicenda del pagamento dell’alloggio presso un B&B e poi l’assegnazione di un immobile confiscato alla mafia. Destinatario di questo “trattamento di favore” il fratello di un boss.

Il Senatore della Lega risponde delle accuse di tentato abuso di ufficio, falso ideologico aggravato e tentato peculato, in concorso con altri imputati “eccellenti”.

Intanto continua il processo “Estia” sulle presunte assegnazioni illecite di alloggi popolari, in cambio di voti. La prossima udienza dinanzi ai giudici della seconda sezione colegiale è fissata per il 16 dicembre.

Sul banco degli imputati, tra gli altri, i politici Attilio Monosi, Luca Pasqualini ed Antonio Torricelli.

Tags: inchiesta-case-popolari
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