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Operazione “Ghost Wine”, il funzionario dell’Ispettorato sceglie la via del silenzio

by Angelo Centonze
9 Luglio 2024 12:43
in Cronaca
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Si sono svolti nel pomeriggio odierno, gli interrogatori di garanzia delle undici persone arrestate nel corso dell’Operazione “Ghost Wine”.

Ha scelto la via del silenzio, il funzionario dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari di Lecce, arrestato nella giornata di ieri, assieme ad altre dieci persone nell’Operazione “Ghost Wine”. Antonio Domenico Barletta, 56 anni, originario di Guardavalle (Provincia di Cosenza) ma residente a Lecce, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il funzionario, secondo la Procura, avvisava i destinatari delle attività ispettive e accedeva abusivamente ai documenti fornendo anche numerose informazioni.

I due enologi Giuseppe Caragnulo, 58 anni, di San Donaci e Vincenzo Laera, 38 anni, di Mesagne, sentiti dal gip Tea Verderosa, per rogatoria dal carcere di Brindisi, hanno risposto a tutte le domande. Entrambi per circa tre ore, hanno chiarito la propria posizione, negando gli addebiti.

Anche l’imprenditore vinicolo Antonello Calò, 64 anni, di Copertino, ascoltato dal gip Michele Toriello, presso il carcere di Borgo San Nicola, ha fornito i propri chiarimenti. Stesso discorso per Rocco Antonio Chetta, 65 anni, di Lequile. Per entrambi, la difesa ha avanzato la richiesta di revoca della misura carceraria, ritenendo le loro condizioni di salute, incompatibili con il regime carcerario. Il gip ha nominato un perito per effettuare la consulenza medica e nella giornata di lunedì dovrebbe sciogliere le riserve.

Invece, Luigi Ricco, 55 anni, di San Ferdinando di Puglia sarà sentito sempre per rogatoria dal carcere di Foggia, nella giornata di lunedì.

Oggi si è svolto anche l’interrogatorio di garanzia degli altri cinque arrestati, finiti ai domiciliari. Giovanni Luca Calò, 50enne di Copertino; Simone Caragnulo, 23 anni, di San Donaci e Antonio Ilario De Pirro, 51 anni, di Nardò, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Cristina Calò, 55 anni e Pietro Calò, 26 anni di Copertino, entrambi impiegati, hanno risposto al gip, negando gli addebiti.

I 41 indagati (molti a piede libero) rispondono a vario titolo ed in diversa misura dei reati di: falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico e in registri informatizzati; frode nell’esercizio del commercio; vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine; contraffazione di indicazioni geografiche o denominazione di origine dei prodotti agroalimentari; riciclaggio e auto riciclaggio; attività di gestione dei rifiuti non autorizzata.

L’indagine

Le attività investigative hanno permesso di sgominare tre associazioni a delinquere in provincia di Lecce, che avevano messo in atto un sistema commerciale che permetteva di ottenere prodotto vinoso a basto costo, commercializzato successivamente come di qualità o addirittura biologico, Doc e Igt. Il tutto ha preso il via da un controllo a un’azienda all’interno della quale sono state trovate dai Carabinieri enormi sacche di zucchero.

Ricordiamo che la gip ha disposto anche il sequestro preventivo di: Agrisalento srl. di Copertino; Enosystem Srl sempre a Copertino; Megale Hellas srl di San Pietro Vernotico e C.C.I.B. Food Industry con sede a Roma.

Il collegio difensivo

Gli indagati sono assistiti, tra gli altri, dagli avvocati: Francesco Vergine, Massimo Manfreda, Marco Castelluzzo, Stefano Chiriatti, Riccardo Giannuzzi, Donata Perrone e Rosario Marino del Foro di Foggia.

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