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“Parlavamo di caccia o problemi di salute”, Carlo Siciliano sui rapporti con il pm Arnesano

by Angelo Centonze
26 Febbraio 2019 10:35
in Cronaca
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“Io col dottore Arnesano non ho mai parlato di nulla che avesse a che fare con la giurisprudenza, mai! Io ho solo e soltanto parlato di questioni di caccia… oppure di problemi di salute”.

Nella parte finale dell’interrogatorio di garanzia avvenuto nel carcere di Potenza il 7 dicembre 2018 (il giorno successivo all’arresto), alla presenza degli avvocati Luigi Rella e Nicola Buccico, il dirigente dell’ Asl Lecce Carlo Siciliano “riassume” la propria posizione nell’inchiesta “Favori e Giustizia”.

Ed è proprio sulle battute di caccia e sul collegamento con la vicenda della piscina del dr. Giorgio Trianni (la Procura ritiene che fossero finalizzate a corrompere il magistrato per ottenere il dissequestro, n.d.r.), che verte gran parte dell’ascolto di Siciliano, dinanzi al gip ed ai pm.

Questi afferma nell’interrogatorio, che il primario gli avesse parlato della piscina, “che voleva chiedere un parere al magistrato e niente di più”. Ed aggiunge: “Io scherzavo molto sul discorso piscina… quindi erano delle battute che io facevo in generale”. E alla domanda degli inquirenti sul perché il soggiorno in Basilicata e la cena fossero stati interamente pagati da Trianni, Siciliano risponde: “Perché così ha voluto lui”.

Infine, egli si sofferma sull’organizzazione di queste battute di caccia, per “accontentare” Arnesano. “La sua richiesta di assaggiare il cinghiale  è una richiesta fatta una delle rare volte… io no l’ho visto molto spesso, io il dottore Arnesano l’ho visto quando mi ha chiesto alcune cose particolari, la visita, conoscere quel medico”.

Inoltre, nel corso dell’interrogatorio, Siciliano risponde alle domande sulla barca, che secondo gli investigatori venne venduta ad Arnesano a un prezzo di gran di lunga inferiore al prezzo di mercato. Il Dirigente Asl ha riferito al giudice di aver conosciuto il pm in occasione della vendita della sua barca e di averlo successivamente rivisto dal notaio per concludere l’affare. Siciliano racconta che Arnesano pagò in contanti i 28mila euro, suscitando lo stupore del notaio (oltre al proprio). In particolare, il pm dice all’indagato: “Però lei ci ha guadagnato dei soldi? E Siciliano risponde: Si, per un paio d’anni, ma non tutti quei soldi eh. Quella è stata un’esagerazione , un po’ di meno, diciamo che è stata una vanteria”.

Infine, Siciliano nega di aver fatto da “trait d’union”, nei rapporti tra Narracci ed Arnesano (il pm è accusato di aver favorito il Direttore dell’Asl, in cambio di favori personali, arrivando a chiederne l’assoluzione in un processo per peculato): “Io non ho mai fatto da intermediario, loro penso che i loro numeri di telefono ce li avessero tra loro, credo eh”.

Tags: inchiesta-emilio-arnesano
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