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Palazzina a Porto Cesareo: interrogazione del M5S contro Elsa Valeria Mignone. La difesa: ‘ricostruzione fuorviante’

by Redazione
20 Febbraio 2019 17:45
in Cronaca
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Interno della sede del Parlamento (dal web)

Interno della sede del Parlamento (dal web)

Un’interrogazione ai ministri delle Infrastrutture e dei Trasporti e dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare per fare luce sul caso che riguarda da vicino il magistrato Elsa Valeria Mignone. La richiesta di chiarimento, firmata da sei parlamentari del Movimento Cinque Stelle, comincia con una richiesta di una concessione demaniale. Il procuratore aggiunto di Lecce è proprietaria di un’abitazione che si affaccia sul litorale di Porto Cesareo. Una parte del fabbricato in località Scalo di Furno-Bacino grande, un sito archeologico di grande pregio ambientale sottoposta a vincolo di inedificabilità assoluta, è risultata sul demanio marittimo, dopo una riperimetrazione. Circa 42,60 metri quadrati per la precisione.

L’interrogazione

I parlamentari Emanuele Dessì, Agostino Santillo, Alessandro Riccardi, Patty L’Abbate, Primo Di Nicola, Arnaldo Lomuti, Maria Domenica Castellone partono dalla pubblicazione all’Albo Pretorio del Comune di Porto Cesaraeo (il 28 giugno 2018), della domanda di concessione demaniale marittima richiesta della dottoressa Mignone, nota per il suo impegno contro i reati ambientali che non è l’unica proprietaria della palazzina a tre piani.

La Mignone avrebbe presentato a chi di competenza (il 6 novembre 2018) una «una richiesta di sollecito alla conclusione dell’istanza di sdemanializzazione presentata con nota del 21 dicembre 1978 e acquisita in pari data al protocollo della Capitaneria di porto di Gallipoli. «Si apprende dalla richiesta di sollecito che dopo 41 anni si insiste ancora nell’ottenere la sdemanializzazione» si legge nell’interrogazione che si chiude con diverse richieste. Per prima cosa «Se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti sopra esposti; se, nell’ambito delle proprie competenze, vogliano valutare l’opportunità di adottare iniziative in relazione a quanto descritto;  se e quali iniziative, nei limiti delle proprie attribuzioni, intendano assumere, al fine di arrestare il fenomeno dell’abusivismo edilizio e della cementificazione selvaggia, che arreca gravi danni al territorio, all’ambiente, alla convivenza civile e al concetto stesso di legalità».

“Ricostruzione errata e fuorviante”

A stretto giro è arrivata anche una replica dell’avvocato Saverio Sticchi Damiani che difende la dottoressa Mignone: «L’immobile sito in Porto Cesareo è stato legittimamente assentito con licenza di costruzione del 31 ottobre 1962 ed è stato realizzato conformemente al progetto assentito. Una delle unità immobiliari realizzate è stata, successivamente, acquistata con regolare atto notarile del 1969, dal padre della dottoressa Mignone. Soltanto nel 1970  la Capitaneria di Porto ha accertato che una ridotta porzione dell’area di sedime dell’immobile ricadeva in uno spazio demaniale. A valle di tale accertamento, i proprietari dell’epoca, con istanza del settembre 1970, poi reiterata nel 1978, a seguito del parere favorevole del ministero della Marina mercantile, nel senso che ‘la zona non interessa i pubblici usi del mare’, avanzavano formale richiesta di sdemanializzazione dell’area, in esito alla quale venivano acquisiti i pareri favorevoli da parte di tutti gli enti preposti: tale procedimento è ancora in corso e la sua definizione è stata sollecitata, da ultimo, con istanza del 6 novembre 2018» spiega il legale.

«In data 1 maggio 2014 la dottoressa Mignone subentrava, a seguito della dipartita della propria madre, nella titolarità dell’immobile e, dopo specifica istanza, nella titolarità del rapporto concessorio provvedendo regolarmente al pagamento dei canoni. La concessione demaniale numero 19/2007, rilasciata in favore della madre della dottoressa Mignone, riporta un timbro attestante la proroga della concessione medesima sino al 31 dicembre 2020».

«Così ricostruiti i fatti, non è dato comprendere le ragioni per cui oggi, a distanza di oltre 50 anni dalla realizzazione dell’immobile, con una prospettazione in fatto assolutamente errata e fuorviante, venga posta all’attenzione pubblica una simile vicenda».

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