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“Da schermo a schermo” con Don Nicola Macculi, intervista al Direttore della Caritas di Lecce

by Matilde Rizzo e Corrado Verdesca
28 Aprile 2020 16:30
in Attualità
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don Nicola Macculi e Mons. Michele Seccia

don Nicola Macculi e Mons. Michele Seccia

D.: Quali sono le misure adottate dalla Caritas per far fronte all’emergenza coronavirus? Le soluzioni si rivelano efficaci?

R.: Siamo abituati a garantire sostegno, ma oggi la gente ha più bisogno. Per far fronte all’emergenza, oltre all’ordinario, abbiamo potuto disporre dei contributi di altre organizzazioni e dello Stato, che ha stanziato 33 milioni di euro per tutta la Regione Puglia e 556.000 euro per la sola città di Lecce. I dati ci mostrano un quadro decisamente critico, che genera paura e impotenza, tuttavia questa pandemia, a mio avviso, nonostante ci privi della libertà, ci sta insegnando un nuovo modo di volersi bene.

D.: Di grande aiuto per i poveri sono le mense allestite dalla Caritas a Lecce. Si riesce a gestire la situazione e a far fronte all’incremento delle richieste di aiuto

R.: La nostra organizzazione ha quattro mense: la Casa della Carità funziona ogni giorno; quella di San Lazzaro è aperta anche la domenica. Sono quattro i punti ristoro attivi ogni sera presso le parrocchie di Sant’Antonio a Fulgenzio, la Cattedrale, San Lazzaro e San Massimiliano Kolbe.  Il pranzo è d’asporto prevede un primo o un secondo, un contorno, un frutto e una bottiglietta d’acqua. Attualmente contiamo ogni giorno circa 130 pasti, solo per il pranzo.  Non è dato individuare una particolare categoria o fascia di utenti: questo un virus è “democratico”, come è stato definito da Savernighi, e colpisce senza alcuna distinzione. Noi ci impegniamo a offrire un doppio aiuto: un aiuto psicologico e, per quanto possibile, lavorativo; quest’ultimo è rivolto a quel quinto della popolazione che lavorava senza contratto e che, chiuse le attività, si trova in difficoltà economiche.

D.: I senza tetto che non hanno una abitazione in cui rimanere nel rispetto del decreto, come fanno? Siete in grado di aiutarli, ospitandoli?

R.: Sopperiscono alle esigenze di alcuni la Casa della Carità nel centro storico, un altro plesso in via Colonnello Costadura, un altro ancora presso la parrocchia di San Massimiliano Kolbe, in zona stadio. Ad oggi abbiamo 25 persone residenti, ma non siamo autorizzati ad accogliere né a lasciar uscire gli ospiti, fino al termine della quarantena. Il Comune ha allestito sulla strada per Torre Chianca altre strutture con 20 posti disponibili, per isolare gli ospiti e depotenziare l’evenienza contagio. Coloro che sono nelle strutture diocesane aiutano nella preparazione dei pasti e nelle pulizie, per l’organizzazione e l’intrattenimento delle comunità.

D.: Qual è la fascia di età che necessita di maggior sostegno, tra i cittadini?

R.: Quella tra i 40 ai 60 anni. Seguono poi gli anziani, bisognosi di sostegno, per motivi di salute o per indigenza. La fascia più problematica rimane però, quella fra i 40 e i 60; si tratta di molti disoccupati che non avevano lavoro fisso e che ora si ritrovano senza stipendio, con famiglia e figli. In questo periodo, però, sono in molti a contribuire: soprattutto i negozianti, che pure stanno soffrendo per gli effetti della crisi, ci contattano per fornirci gratuitamente l’invenduto, che noi destiniamo a chi ha bisogno.

D.: Un consiglio rivolto a noi giovani

R.: Fate tesoro di questo tempo, pensate non solo a voi stessi, ma agli altri e al vostro futuro; vi accorgerete di quanto valete in questo momento. Non lamentiamoci della nostra situazione, ma pensiamo a chi ne vive una peggiore. Guardiamo con più attenzione le nostre vite e, da un punto di vista sanitario cerchiamo di essere più attenti e premurosi, sia in questo momento che quando finirà questa quarantena.

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