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L’eradicazione non è la risposta. Parte la sperimentazione Copagri per salvare gli ulivi

by Marianna Merola
23 Agosto 2017 17:34
in Attualità
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Qualunque battaglia vinta nella lotta alla Xylella fastidiosa, il batterio non a caso definito killer, responsabile della morte di centinaia, anzi migliaia di ulivi nel Salento, è un passo in più per aggiudicarsi la guerra in cui in gioco non c’è soltanto la sopravvivenza degli olivicoltori, messi letteralmente in ginocchio dal patogeno da quarantena, ma anche l’immagine di una terra che ha fatto dell’agricoltura la sua punta di diamante, la principale fonte di economia, dopo il turismo. Tanti sono gli schiaffi che in questi anni il territorio ha dovuto subire. Come se non bastasse veder morire a causa del Co.Di.Ro, il Complesso del Disseccamento Rapido dell'Olivo, alberi secolari e plurimillenari, senza poter far concretamente nulla, il Salento ha dovuto porgere l’altra guancia e accettare passivamente le decisioni “prese dall’alto”.  

Già, perché per evitare il propagarsi dell’epidemia si è pensato di creare una zona cuscinetto, eradicando le piante considerate infette, quelle segnate con una croce rossa di vernice divenuta il simbolo di un destino purtroppo segnato. Salvo poi “colpi di scena” che rimescolano le carte in tavola. Come la decisione del Tar del Lazio che, proprio ieri, ha sospeso il Piano del commissario straordinario, Giuseppe Siletti. «Esprimo grande preoccupazione – ha detto il ministro Martina – per lo scenario che si apre dopo la decisione del Tar del Lazio. Rischiano di essere vanificati gli sforzi fatti fin qui dagli agricoltori pugliesi e dalle varie istituzioni, mettendo in pericolo anche i territori non colpiti dalla diffusione del batterio». 

Gli alberi, per ora, sono salvi come le piante da vivaio inserite insieme agli ulivi, nella lunga lista nera. Ma la vittoria incassata dai vivaisti, dalle aziende bio e dalle associazioni ambientaliste lascia l’amaro in bocca, soprattutto dopo le dichiarazioni del ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina che ha annunciato un appello al Consiglio di stato proprio contro la decisione del Tar.

Insomma, la Xylella continua a far parlare, ma mentre gli altri discutono animatamente su cosa sia più giusto fare c’è chi passa direttamente all’azione, ai fatti. Dopo aver effettuato le comunicazioni di rito agli organi preposti parte finalmente oggi la sperimentazione targata Copari che era già stata annunciata in pompa magna nei mesi corsi e aveva ricevuto l'attenzione anche della nota trasmissione giornalistica 'Le iene' che con Nadia Toffa si era interessata alle problematiche degli ulivi salentini.

«Abbiamo atteso che venissero effettuate le lavorazioni e la relativa pulizia al terreno, la potatura delle piante prima di procedere – afferma orgoglioso il presidente Fabio Ingrosso –  quello che ci auguriamo di poter dimostrare è che con il semplice utilizzo di prodotti e di molecole biocompatibili si possano aiutare le piante ad aumentare la capacità di resistenza agli agenti patogeni, sviluppando una caratteristica che la pianta già possiede nel suo Dna».
In effetti, fino a questo momento tutte le attenzioni sono state concentrate sul batterio e, soprattutto sui vettori, reali e potenziali ma nulla è stato osservato rispetto alla relazione che intercorre tra l’agente patogeno e l’ambiente circostante.
 
Se è vero, come si ipotizza che Xylella fastidiosa colpisce prevalentemente le piante trascurate o malate tocca capire il perché  il batterio trasportato dalla sputacchina rea di fare da tassista colpisca alcune piante e altre no, presenti nella stessa campagna. E alla luce di questo perché non è stato preso in considerazione il fatto che l’olivo, così come tutte le altre specie naturali, ha grandi capacità di resistenza e adattabilità? 
 
Ecco perché la sperimentazione e la ricerca sono indispensabili, in questo momento per comprendere o quantomeno acquisire le dovute conoscenze per evitare l'eradicazione che non è  non è la risposta, ma al massimo come Copagri ha urlato in più e più occasioni l’extrema ratio per gli ulivi irrimediabilmente compromessi. Se assunta come regola, le conseguenze per il territorio potrebbero essere devastanti.

«Con le opportune cure agronomiche e con la stimolazione della ripresa vegetativa – conclude Ingrosso – si potrebbe anche trasformare il patogeno da quarantena, conosciuto fino ad oggi più che altro come il batterio killer, in quello che tecnicamente viene definito endemismo, cioè la presenza circoscritta di un organismo animale o vegetale in un dato territorio».

Interessante anche la sollecitazione che proviene sul tema da parte di Sergio Blasi: guai se la sentenza del tar dovesse portare allo stop delle buone pratiche agricole che con tanta fatica si stanno facendo in quesyte settimane sui campi. “La sentenza del Tar del Lazio non deve bloccare le buone pratiche agricole che in queste settimane stanno contribuendo a frenare la diffusione del batterio della Xylella, contenendo l’insetto vettore. Rispettare dunque la sentenza della magistratura amministrativa, ma ricordarsi  – conclude l'esponente del Pd – che l’impegno che gli agricoltori e le loro associazioni stanno mettendo in campo ha un valore che va al di là degli adempimenti del Piano Silletti, oggi sospeso." 

Tags: emergenza-xylella
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