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L’utopia nichilista dei terroristi che condanna il Medioriente

by Marco Renna
23 Agosto 2017 12:36
in Attualità
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Esiste un luogo nel nostro vissuto immaginifico dove la pace costituisce un’astrazione assoluta, dove da sempre tragedie e conflitti si susseguono, fin dai tempi di Gesù Cristo e molto prima.
 
Quasi ovunque gli atti di ribellione, quand’anche ispirati dal più nobile ideale di libertà e di riscatto, non sono destinati a cambiare il mondo o a renderlo migliore e più giusto, ma sono destinati solo a peggiorarlo.
 
Gli zeloti che combattevano l’oppressione romana non ebbero fortuna alcuna e il loro progetto si risolse in qualche imboscata, qualche soldato romano ucciso, e in un bagno di sangue per i ribelli, per quelli che venivano definiti precisamente terroristi e che ottennero come gran risultato della loro utopica lotta quello di vedersi appesi a migliaia di croci attorno a Gerusalemme e, quando il legno per le croci finì, alle mura stesse della città, crocefissi come i peggiori ladroni.
 
Nella storia dell’uomo raramente i moti di ribellione e rivolta hanno prodotto cose buone, e talvolta le grandi rivoluzioni hanno generato mostri o sono sfociate nel “terrore”, sostituendo ai vecchi, nuovi e meno esperti tiranni, che hanno dovuto correre e bruciare le tappe nel tentativo di appropriarsi delle stanze di comando e opprimere a loro volta coloro che avrebbero dovuto riscattare dalla povertà e dall’inganno dei potenti.
 
I potenti del mondo non rimettono il mandato per un atto terroristico, nemmeno se questi dovessero essere innumerevoli, e decine o centinaia di morti sono destinati a rimanere innocenti massacrati, non sacrifici funzionali ad un progetto di giustizia, se pure a lunga scadenza.
 
Le rivolte dei poveri e degli oppressi se seguono la strada della cieca violenza rendono vuote le credenze delle loro case, condannandoli solo ad essere più poveri e ancor più oppressi.
 
Gli esempi? Ce li abbiamo in casa. 150 anni fa i briganti che difendevano la terra del Sud, (il Mezzogiorno, categoria geopolitica dura a morirenella letteratura italiana) e che si opponevano al governo piemontese, non riuscirono, nonostante molteplici agguati e tradimenti, ad evitare la piemontesizzazione della penisola italica e anzi pagarono un prezzo altissimo a causa della fiducia mal riposta in un progetto di rivendicazione cieco e tutto sommato inutile, dati i risultati.
 
I massacri compiuti in questi giorni da terroristi che si richiamano al caso Siria, citando il Dio dell’Islam, non fanno un favore né alla Siria, né ad Allah. La vile uccisione di un ambasciatore russo, non serve affatto a vendicare le gesta del governo di Vladimir Putin, ma ad incoraggiare ulteriori e inevitabili rappresaglie. I cento bombardamenti su povere città e villaggi, adesso diventeranno duecento o magari mille, e a causa dell’utopia nichilista dell’attentatore di turno moriranno altri bambini, altri palazzi verranno sventrati, altri pezzi di speranza e di futuro saranno ulteriormente negati.
 
Il Governo russo non cadrà, diventerà solo più determinato di prima a chiudere il caso Siria come la più rognosa delle pratiche di politica estera, e nessuno di noi ha voglia di perdersi in circonvenzioni giustificazioniste, perché il nostro pensiero va solo all’enorme ingiustizia subita da un uomo che serviva il suo stato, l’ambasciatore Karlov.
 
Analogo ragionamento, forse più critico perché riguarda il cuore della nostra Europa, per l’orrendo massacro del mercatino di Natale a Berlino. Cosa potrà mai accaderealle politiche di accoglienza che, con fatica e con almeno un pizzico di ritardo rispetto all’Italia, la superpotenza tedesca sta mettendo in atto? Se la Germania dovesse certificare che l’attentato del 19 dicembre è stato messo a segno da un cittadino mediorientale richiedente asilo politico che ha ricevuto ospitalità nella città di Berlino, cosà mai potrebbe accadere al delicato ingranaggio dell’accoglienza in Europa? Angela Merkel assicura che non cambierà nulla, il premier tedesco promette accoglienza e democrazia, nonostante tutto, e questo è un segnale positivo e certamente una lezione di civiltà, tuttavia non si sa mai…
 
Ci pare, insomma, che questi impavidi vendicatori, incapaci oltretutto di ripetere le loro “eroiche” azioni di giustizieri perché quasi sempre finiscono per rimetterci la pelle, non rendano un grande servigio né alla Siria, né all’intero panorama mediorientale, e la loro utopia nichilista si rivela utile solo ad aumentare il divario economico e sociale con i Paesi più forti, stritolando gli stati dell’Asia minore tra l’Occidente da un lato, e l’India e la Cina dall’altro, senza capacità di interlocuzione alcuna.
 
Per concludere, il filo rosso che lega il terrorismo, il fanatismo religioso, la sete di vendetta verso l’Occidente, panciuto e opulento, è solo un’insana avventura che rischia di travolgere storie e destini, compreso quello dell’Islam, che farebbe bene a sottrarre il suo Dio dalle mani di ideali folli ed inconcludenti.                                                                                     

Tags: attentati-terroristici
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