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Legambiente Puglia su Tap:«Gas? Vero problema è¨ il carbone»

by Redazione
24 Agosto 2017 13:47
in Attualità
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Energia, ambiente, sostenibilità. In queste ore non si parla d'altro. Dibattiti, pareri contrastanti e spesso confusionari stanno susseguendosi all'indomani del confronto pubblico sul gasdotto Tap avvenuto ieri alle Officine Cantelmo. Il Comitato No Tap sta alzando la voce contro un provvedimento governativo – riguardante l'insediamento dell'imponente opera a San Foca – ritenuto del tutto decontestualizzato. Non a caso, è di poche ore fa la notizia che vede una richiesta ben precisa alla Regione Puglia: "Impugni l'accordo internazionale che lede le sue prerogative in materia di localizzazione e le attuali prospezioni che Tap sta effettuando vengano sospese in quanto non autorizzate". E adesso, alle critiche sollevate su giornali e social network emerge un parere alternativo a quelli che si è avuto modo di leggere. Legambiente, infatti, decide di render nota la sua opinione a mezzo stampa. "Più che il gas il problema energetico della Puglia e dell’Italia è il carbone. E la vicenda del Tap non può essere affrontata in maniera isolata, ma deve rappresentare l’occasione per discutere di politica energetica e di riduzione drastica di approvvigionamento dalla fonte più inquinante di tutte". Così recitano le parole di Francesco Tarantini e Maurizio Manna, rispettivamente presidente e direttore di Legambiente Puglia.

Ciò che Legambiente vuole sottolineare, dunque, risiede nel comprendere il ruolo del metano fornito dal gasdotto TAP, che così "potrà avere rispetto agli obiettivi di sicurezza e diversificazione degli approvvigionamenti sia in un’ottica di concorrenza sui prezzi del gas che di riduzione del combustibile più inquinante per eccellenza, il carbone, e di rinuncia alla costruzione di rigassificatori". La prospettiva descritta va nella direzione di una decarbonizzazione del nostro sistema energetico. Sempre secondo Legambiente Puglia, l’Italia deve puntare su fonti rinnovabili e efficienza energetica, utilizzando il gas come la fonte fossile di transizione più efficiente per arrivare già nei prossimi anni a chiudere progressivamente le vecchie e inquinanti centrali a petrolio e carbone. "Per quanto ci riguarda esistono soluzioni di buon senso, a cominciare dall’ipotesi di far confluire il gas dall’Azerbaijan nel gasdotto che sbocca a Otranto o altre destinazioni meno impattanti di San Foca – precisano Tarantini e Manna – Purché però l’opera si traduca in un saldo ambientale positivo per quanto riguarda le emissioni inquinanti".

Impressionanti, infatti, i dati riportati in un dossier presente sul sito Legambiente.it. In Italia dispensiamo 4,4 miliardi di euro di sussidi diretti, distribuiti ad autotrasportatori, centrali da fonti fossili e imprese energivore. Più 7,7 miliardi di sussidi indiretti tra finanziamenti per nuove strade e autostrade, sconti e regali per le trivellazioni. Totale 12,1 miliardi di Euro a petrolio, carbone e altri fonti che inquinano l'aria, danneggiano la salute, determinano l'incremento di CO2 in atmosfera. Da qui, l'ipotesi di un ragionamento più ampio. Secondo Legambiente sarebbe altresì conveniente che anche la politica (locale, regionale e nazionale) assumesse quest’approccio e desse risposte più puntuali agli interrogativi di politica energetica del Paese. Purtroppo le ultime misure del Governo nazionale sembrano andare in direzione esattamente opposta. "È il caso di ricordare che mentre noi ci balocchiamo fra tubi e vecchio carbone la Danimarca due giorni fa ha soddisfatto il 97% dei suoi consumi elettrici con l’energia prodotta esclusivamente dal vento" – concludono Tarantini e Manna.
 

Tags: comitato-no-taplegambiente
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