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«Les jeux sont faits», ma per i rapinatori. Per gli investigatori sono loro la ‘banda delle spaccate’

by Redazione
28 Luglio 2017 22:44
in Cronaca
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Un piano, progettato nei minimi dettagli, anche se ben “collaudato” in precedenti colpi. Perché è questo il sospetto degli investigatori: che il furto di questa notte ai danni della sala giochi sulla cui vetrata capeggia la scritta «Les jeux sont faits», di via Leuca, nel rione Castromediano, sia solo l’ultimo, in ordine di tempo. Così suggerisce il modus operandi della banda, sempre lo stesso. Il copione messo in scena questa notte da due giovani poco più che trentenni, di origine rumena, infatti, ha molto in comune con altre “spaccate” che negli ultimi sei mesi hanno scosso la tranquillità dei titolari di bar, sale giochi e stazioni di servizio, di Lecce e provincia. Almeno 15 gli episodi sotto la lente di ingrandimento che gli investigatori attribuiscono tutti alla stessa mano. Lo dicono i dettagli, la dinamica e soprattutto le auto rigorosamente station wagon, utilizzate nei colpi.' Supposizioni, per ora ma su questo saranno le indagini a fare luce, grazie ai riscontri incrociati con le immagini di alcuni sistemi di videosorveglianza posizionate nei punti ‘strategici’.

Fatto è che stanotte, quando da poco erano passate le 3.00, ai due malviventi, Enea Petre, 33enne, e Daniel Tudorache, di un anno più giovane, volti già noti alle forze dell’ordine, è andata male. La coppia, quando ha fatto irruzione all’interno dell’esercizio commerciale, sfondando la vetrata della porta di ingresso con un grosso martello, con l’intento di rubare le slot machine e le macchinetta mangiasoldi, non ha fatto i conti con l’allarme che si è messo a suonare. Forte. Così, per evitare guai hanno deciso di desistere dall’intento, non prima però di caricare almeno una slot, contenente poco più di 600 euro, all’interno di una Opel Astra SW che avevano strategicamente parteggiato poco distante e rubato la mattina precedente. E proprio mentre chiudevano il cofano dell’auto che sono stati “beccati” da una volante della Polizia.

Nonostante fossero ormai alle strette, però non si sono dati per vinti. Alla vista degli agenti, hanno dapprima tentato di speronare l’auto civetta della squadra mobile, per ben due volte. Poi quando un agente ha sparato un colpo di pistola sul vano motore, hanno continuato la fuga a piedi per le stradine limitrofe. Sono stati bloccati poco dopo da altre volanti intervenute a supporto. I due ora dovranno rispondere di furto aggravato, ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale.

Insomma, come ricostruito in conferenza stampa dalla dirigente Elena Raggio, come detto, i due stranieri avevano pianificato tutto prima di entrare in azione: il giorno prima, hanno rubato l’auto ovviamente station wagon su cui caricare le slot machine. Poi, l’hanno parcheggiata nella notte poco distante dalla sala giochi presa di mira. Non solo, uno dei due, sarebbe anche andato in bicicletta in una stazione di servizio, poco distante dalla rotatoria, dove sorge il famoso cavallo rampante simbolo della cittadina, per riempire una tanica con cui rifornire l’auto, onde evitare di rimanere a secco. Non si sa se il carburante sarebbe poi servito a bruciare o meno il mezzo una volta usato. Poi hanno semplicemente messo in pratica quanto progettato su carta.

L'entrata in scena degli agenti della squadra mobile ha fatto il resto: una svolta improvvisa ed inaspettata in una trama che avevano pensato. Gli speronamenti, la fuga a piedi, il volto travisato da un passamontagna sono serviti a poco. In manette, questo l'epilogo di una storia che ha un lieto fine per la giustizia e i cittadini. 

Tags: slot-machine
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