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Mafia, Totè² Riina regna ancora

by Redazione
24 Agosto 2017 14:01
in Cronaca
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Se è vero che la Mafia ha dialogato con lo Stato, può averlo fatto anche con i partiti. Nel “più” sta il “meno” insomma, e le dichiarazioni del Procuratore di Caltanissetta rilasciate a Lucia Annunziata, ieri all’ora di pranzo, nella rubrica televisiva “in mezz’ora”, hanno certamente rovinato la digestione a qualche esponente politico. Dalla vicenda della cosiddetta trattativa Stato – Mafia possono dipendere colpi di coda imprevedibili da parte dei boss condannati all’ergastolo, ha avvertito il magistrato, primo fra tutti il capo dei capi Totò Riina. Ancora lui, dopo vent’anni di carcere senza fine.

Le parole pesano e sono dirette. Sergio Lari, magistrato antimafia, abituato a vedersela contro i boss sanguinari di Cosa Nostra, non ha remore e parla come mangia. Assicura che le minacce di Riina sono attendibili e preoccupanti, e che il vecchio contadino di Corleone è ancora un capo poiché nella mafia si finisce di essere un capo, solo dopo la morte.
Riina, se pur 83enne, è ancora vivo e vegeto e avendo addosso decine di ergastoli non conosce più alcuna forma di deterrenza. Nemmeno prima, se è per questo, ma tant’é.
Il Procuratore, come molti altri magistrati antimafia, lo considera ancora pericoloso e in grado di innescare una sorta di vendetta mafiosa a perpetua memoria della dittatura corleonese sulla Sicilia.

Lari non indugia e si spinge a valutazioni fortissime quando afferma che la scissione nel Centrodestra avrebbe fatto venir meno i punti di riferimento politico alla mafia e che il ‘Nuovo Centrodestra’ di Alfano potrebbe generare confusione per via della politica pro magistratura che il Ministro dell’Interno intende portare avanti.  Una novità per tutti, anche per la Mafia stessa, spiega Lari, con il Nuovo Centrodestra al Governo che si schiera apertamente contro la Mafia.
Considerare una farsa la vicenda della trattativa Stato Mafia è come voler usare lo stesso linguaggio della mafia che ha sempre fatto, negli anni dell’impero di Corleone, tutto il contrario di quello che diceva. Un modo efficace per raggiungere l’obiettivo senza far alzare la guardia ai nemici, mostrarsi mansueta per poi sbranare l’avversario incredulo, mostrarsi debole, per affermare il proprio potere all’improvviso.

Così ha fatto Cosa Nostra negli anni ’70 e ’80, quando riuniva la commissione regionale per far finta di dialogare tra le famiglie e poi massacrava i vari Bontate, Inzerillo, Di Cristina, Calderone e tutti i grandi e storici capi della mafia palermitana e non. Come raccontava il boss dei due mondi Tommaso Buscetta a Giovanni Falcone, pregandolo di non sottovalutare le fattezze dimesse di Salvatore Riina, perché in realtà si trattava di un abile stratega, un fenomenale commediante, e il leader spietato di una fazione feroce, divenuta padrona di tutta la Sicilia, come mai nella storia della Mafia.
Le minacce del capo dei corleonesi al pm Di Matteo e a tutti quelli che indagano sulla trattativa Stato – Mafia, commentate dal procuratore di Caltanissetta, sono una questione seria che richiama in causa una responsabilità collettiva, quella della battaglia infinità contro la criminalità e il malaffare.

Una battaglia che lo Stato stava perdendo nei primi anni ’80 e che stava vincendo ai primi dei ’90, come in una drammatica altalena di successi e battute d’arresto. La legalità, mai ripristinata del tutto, è ancora a rischio evidentemente , anzi i rischi sono maggiori, perché giungono da chi vuole comandare e non ha più nemmeno una vita da perdere. Mentre la politica sembra un vuoto a perdere, che non è più capace di far sognare il popolo, come sapeva fare una volta.
Da questa parte poi, dalla parte dei cittadini, un'Italia mal ridotta, che scende per strada contro lo Stato, stanca di volersi considerare un paese in via di estinzione.

Tags: mafia-e-politica
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