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Masseria Capriglia, il fascino seducente del luogo… nonostante tutto

by Redazione
23 Agosto 2017 16:34
in Attualità
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Nel punto più alto fra Santa Cesarea Terme, Castro e Poggiardo, nel luogo in cui la serra offre un colpo d’occhio a dir poco invidiabile, si staglia la vecchia masseria Capriglia, oggi poco più che un rudere, esempio di architettura rurale tra i più significativi della zona, segnalato su tutte le mappe e le cartine geografiche più importante.

La masseria sorge in un punto strategico dei percorsi cicloturistici e naturalistici dell’entroterra castrense ed è fronteggiata da ciò che rimane della grande fabbrica della Italcementi, chiusa qualche anno fa.

L’industria che produceva materiale per costruzioni faceva parte del gruppo di proprietà dell’imprenditore ravennate Raoul Gardini e per oltre vent’anni ha operato, fino a quando non è stata chiusa.

Oggi, nel degrado che regna sovrano attorno ad una zona pregevolissima zona di macchia mediterranea e campagna tipica salentina, dove si fanno notare cumuli di rifiuti scaricati dai soli teppisti ecologici, a rovinare la poesia e l’incanto dei luoghi ci si mette anche lo scheletro malandato della fabbrica oramai dismessa che assomiglia ormai ad un malinconico quanto inutile cimitero industriale che fa a pugni con la bellezza e il fascino del paesaggio circostante.

Dalla masseria Capriglia nel giro di qualche curva si raggiunge Porto Miggiano la nota marina di Santa Cesarea Terme, dove si può apprezzare uno degli scorci più interessanti dell’intera costa del sud.
Nel percorso a ritroso, apprezzatissimo da sportivi a piedi o in bicicletta che vanno a correre o fare lunghe e suggestive passeggiate, si possono trovare i segni distintivi della cultura agricola locale con muretti a secco, ulivi, vite, cespugli di more e greggi al pascolo. Nonostante gli inconvenienti di cui ci siamo occupati, vale comunque la pena andare a scoprire la località di cui vi abbiamo parlato.

Tags: degrado-strutture
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