Il Gasdotto Tap? È un’opera inutile. A dirlo non sono i tanti cittadini che in questi anni si sono battuti per impedire la costruzione del “tunnel” che, dal 2020, dovrebbe traghettare in Europa il gas dell’Azerbaijan, ma il ministro all’Ambiente Sergio Costa. L’ex Generale dei carabinieri ed esperto di ecomafie intervistato da Reuters, ha “chiarito” la posizione del dicastero sul mega-progetto della multinazionale svizzera, considerato «strategico» anche dal Governo Renzi.
«Visto il calo di consumi di gas in Italia, oggi è un’opera “inutile” che verrà “revisionata” come prevede il contratto di programma del governo» ha dichiarato il neo-ministro. Senza specificare i dettagli.
Proveranno a bloccare i lavori una volta per tutte? Sposteranno l’approdo togliendolo dalla spiaggia di San Foca? Cosa significa in concreto, lo si capirà quando le ‘mosse’ di Lega e Movimento 5 Stelle saranno più chiare. Probabilmente, sarà rivista la procedura di Valutazione di impatto ambientale, su cui tanto si è discusso in questi anni. O almeno questa sembra la strada più probabile.
«Il fascicolo Tap – ha dichiarato il neo-ministro all’agenzia Reuters – è sul tavolo e lo stiamo già affrontando, con priorità, considerando chiaramente che siamo al terzo giorno di lavoro appena». Costa ha chiesto ai parlamentari cinquestelle, pugliesi e non, che hanno ‘sposato’ la battaglia NO-Tap indicazioni e documenti. Barbara Lezzi, ministro per il Sud del Governo Conte, nei giorni scorsi aveva ribadito la posizione dei pentastellati: «Noi lo vogliamo chiudere, anche rapidamente. Stanno rovinando un territorio bellissimo».
La multinazionale, dal canto suo, si dice tranquilla.







Il gas del Tap è inutile se correggiamo alcuni vistosi errori dei tedeschi in energia e non ricadiamo nella trappola gas che è l’energia dei veri ignoranti che abbondano in Italia.
1. l’impegno della Germania era espandere la propria capacità di energia rinnovabile per sostituire le centrali nucleari perse, ma le emissioni di carbonio del paese sono attualmente in aumento.
2.La decisione giusta di chiudere tutte e 19 le centrali nucleari in Germania entro il 2022 fu presa sulla scia del disastro di Fukushima del 2011, solo un anno dopo che il cancelliere Angela Merkel aveva deciso di prolungare la durata della vita delle piante. Questa inversione della politica è stata accompagnata da piani per eliminare l’uso di combustibili fossili portando la quota delle energie rinnovabili del mix energetico tedesco fino al 80% entro il 2050.
3.Nonostante avessi detto ai tedeschi che mancava uno storage baseload serio su vento e solare,, i primi anni di Energiewende hanno rivelato i problemi che il modello pone sia alla Germania che al resto dell’Europa se si stocca solo con batterie e non si passa a stoccaggi di massa decentrati. Energiewende non è solo una questione interna: uno dei suoi principi fondamentali è che il paese ha nove vicini con i quali può scambiare energia, vendendo energia in eccesso quando le rinnovabili si sovrappongono o importandolo dalle centrali elettriche austriache, polacche, francesi e ceche quando le rinnovabili tedesche sono underperform.
4.Mentre la Germania è riuscita a portare la quota di elettricità prodotta dalle rinnovabili fino al 30 percento , il precedente costante calo delle emissioni di carbonio – 27 percento dal 1999 al 2009 – si è fortemente invertito da quando la Germania ha deciso di eliminare gradualmente il nucleare. Invece di cadere, le emissioni sono invece aumentate del quattro percento negli anni successivi. Perché il preoccupante aumento delle emissioni? Perché l’energia rinnovabile è ancora intrinsecamente intermittente in Germania.
5.Non bastano i grandi progressi nella tecnologia delle batterie e degli accumulatori, la Germania sarà costretta a conservare altre fonti energetiche nazionali per i decenni a venire. Se l’energia nucleare è esclusa, le centrali a carbone continueranno a funzionare al loro posto e inquinano l’atmosfera nel processo. Ancora peggio, molte centrali termoelettriche in Germania bruciano lignite, un tipo specifico di carbone fossile che emette più CO2 di quasi tutti gli altri combustibili fossili. Mentre il gas naturale
ha 430-550 g di CO2 per kilowattora, gli orologi a lignite si accumulano a 1,1 kg di CO2. L’energia nucleare emette solo 16 g di CO2 per kilowattorail metano rinnovabile sui 50 gr.
6.Queste emissioni elevate non sono l’unico problema con la capacità di carico di baseload della Germania. Le centrali a carbone non sono abbastanza agili da compensare la produzione quando le condizioni sono ottimali per la produzione di energia rinnovabile. Pertanto, le fluttuazioni nell’approvvigionamento di fonti rinnovabili causano un eccesso di energia in una rete notoriamente incapace di gestire picchi improvvisi. La Germania trascurò criminalmente lo sviluppo della rete per anni, concentrandosi sul più vistoso obiettivo di espandere la capacità rinnovabile. Il risultato? Problemi di reti paralizzanti rendono il famoso aumento della generazione di energia rinnovabile quasi privo di significato.
7.Questi colli di bottiglia della rete hanno gravi effetti a catena per i vicini della Germania. Poiché le linee elettriche nord-sud del paese non hanno la capacità di trasportare energia dalle turbine del Mare del Nord nel cuore industriale del paese, i cosiddetti “flussi di ciclo di alimentazione” distraggono automaticamente l’elettricità attraverso le reti elettriche vicine. In genere, Repubblica Ceca e Polonia sopportano il peso del trabocco. Ora stanno installando dispositivi noti come sfasatori per impedire blackout diffusi durante i picchi.
8.Questi sfasatori potrebbero non essere sufficienti a prevenire la rottura della rete quando l’UE estenderà la sua rete elettrica verso la Lettonia, la Lituania e l’Estonia. Gli stati baltici sono stati finora integrati in una rete elettrica gestita dalla Russia nell’ambito dell’accordo BRELL del 2001, ma sperano di collegarsi alla rete europea invece tra il 2020 e il 2025. In linea con il loro orientamento anti-nucleare , i paesi baltici sperano di applicare meglio Il divieto della Lituania di importare energia dalla centrale nucleare bielorussa di Ostrovets aderendo al sistema energetico dell’UE.
9.I tre paesi prevedono di collegarsi alla rete europea attraverso un unico collegamento attraverso la Polonia, che soffre già pesantemente delle fluttuazioni di potenza tedesche. A meno che i paesi baltici non facciano investimenti significativi per aumentare le loro capacità di carico di base e alleviare i problemi di approvvigionamento, il collegamento polacco li esporrà alle ondate di energia tedesche e sottoporrà ulteriori pressioni sui già esistenti sistemi di distribuzione dell’energia. I Paesi baltici sperano di realizzare questo aumento delle capacità di riserva esclusivamente attraverso le energie rinnovabili, una mossa che non farà altro che esacerbare il problema.Ironia della sorte, questa decisione arriverà anche con effetti collaterali inaspettati: maggiori emissioni di CO2 nella regione. Si prevede che la Polonia, per compensare le sovratensioni e l’ulteriore tensione dei Paesi baltici, investirà molto in energia a carbone per ragioni di sicurezza energetica. Varsavia ha già rallentato lo sviluppo delle rinnovabili e ha aperto il più grande impianto di carbone in Europa nel 2017 proprio per le considerazioni sulla sicurezza energetica. È probabile che l’argomento acquisisca maggiore rilevanza una volta completata la sincronizzazione, minando gli obiettivi climatici dell’UE.Il piano dei Paesi baltici di uscire da BRELL rappresenta quindi un serio ostacolo alla stabilità della più ampia rete europea e agli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2. Per evitare che i propri obiettivi vengano indeboliti da un attivismo troppo zelante, l’UE potrebbe introdurre un “test di Parigi” per verificare se progetti energetici come la sincronizzazione della rete baltica portano effettivamente a emissioni di carbonio più elevate o meno. Il supporto del progetto dovrebbe dipendere dal fatto che sia ben pensato e implementato attentamente per garantire la decarbonizzazione nel lungo periodo.
10.Ma la lezione principale da imparare qui è come rinunciare all’energia nucleare per ragioni politiche e ideologiche sta causando cascate di problemi imprevisti – sia che si tratti dell’Energiewende o dell’uscita di BRELL. La loro esperienza offre importanti avvertimenti per i paesi che ritengono di abbandonare il nucleare se non attuano i pompaggi idroelettrici come Caffese ha proposto ben 20 anni,dicendo ai tedeschi che sbagliavano a stoccare solo con batterie.Ora i tedeschi danno ragione a caffese ma in Italia se fossimi partiti 20 anni con gli stoccaggi per 3.000 TWh saremmo a posto e potremmo eliminare i fossili.Purtroppo al Mise governavano ignoranti,Eni voleva vendere solo del gas importato,fregandosene dell’ambiente e Enel sperava che il Governo di allora gli regalasse 40 miliardi di centrali nucleari francesi per fare si i pmpaggi,ma speculativi.Poi è venuto Calenda che non capendo nulla di energia ,si è fatto infinocchiare mettendo nella SEN 110 TWh di gas per bilanciare 110 TWh di rinnovabili.Cosiì poteva far apparire il furbo di rilanciare vento e solare e contemporaneamente obbligava a bilanciare a gas,scrivendo chiaro nella SEN che odiava i pompaggi idroelettrici.E l’accoppiameto energetico? A Calenda non fregava niente.