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Morte del bracciante sudanese: chiusa l’Inchiesta, due indagati per “caporalato”

by Angelo Centonze
25 Settembre 2017 18:00
in Cronaca
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Tribunale penale Lecce

Il tribunale penale di Lecce

Il sostituto procuratore Paola Guglielmi ha chiuso le indagini sulla morte del bracciante sudanese, avvenuta il 20 luglio 2015, nelle campagne tra Nardò e Avetrana.

L’avviso di conclusione è stato notificato a Giuseppe Mariano, 79 anni, di Porto Cesareo, marito della titolare dell’azienda agricola presso cui lavorava Mohammed Abdullah come lavoratore stagionale, e Mohamed Elsalih, 38enne originario del Sudan, che avrebbe svolto il ruolo di mediatore negli arrivi in Salento dei braccianti. Gli indagati rispondono delle accuse di caporalato ( intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro) e omicidio colposo per la morte di Mohammed Abdullah, 49enne originario del Sudan. Sono assistiti dall’avvocato Antonio Romano e Ivana Quarta.

Richieste di archiviazione

Il pm Guglielmi ha invece chiesto l’archiviazione del procedimento per Rita De Rubertis, la titolare dell’azienda, iscritta nel registro degli indagati per  omicidio colposo. Non solo, anche per un avvocato (rispondeva dell’ipotesi di reato di esercizio abusivo della professione) e un funzionario della segreteria dell’Ordine (l’accusa era di interruzione di pubblico servizio). Il primo, nominato di ufficio in vista dell’autopsia , non avrebbe comunicato tempestivamente non esercitare più la professione; il secondo , non avrebbe aggiornato gli elenchi dell’Ordine. Le accuse sono “cadute” in seguito ad accertamenti investigativi.

Le indagini

Le indagini si sono avvalse della consulenza dell’ingegnere Claudio Leone, sui contatti telefonici del mediatore senegalese. Ricordiamo che nei mesi scorsi, nella sua abitazione, infatti, gli investigatori hanno trovato, oltre ad un passaporto con firma del 12 luglio (su cui si nutrono parecchi dubbi) anche schede e documenti riconducibili alla sua presunta attività di mediazione. Le indagini sono condotte dai carabinieri del Ros e dagli ispettori dello Spesal che in tutti questi mesi hanno effettuato numerosi sopralluoghi nelle campagne di Nardò e nella località ” masseria Boncuri”, sentendo datori di lavoro, braccianti e semplici testimoni.

L’episodio

Mohammed Abdullah, 47enne originario del Sudan è morto intorno alle 14.00 del pomeriggio del 20 luglio 2015, nelle campagne tra Nardò e Avetrana, orario in cui la colonnina di mercurio segnava una temperatura prossima ai 40 gradi: il bracciante, un lavoratore stagionale impegnato nella raccolta dei pomodori ha avvertito un malore ed i colleghi di lavoro lo hanno immediatamente messo al riparo sotto un albero, affinché non rimanesse sotto i raggi del sole.

Quando i sanitari del 118 sono arrivati sul luogo, il cittadino sudanese era già deceduto e secondo quando stabilito dai medici, la morte è stata causata da un infarto, come confermò l’autopsia del medico legale Roberto Vaglio.

Tags: caporalato
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