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Morte di un operaio nell’azienda di Würstel “Scarlino”: anche l’INAIL si costituisce parte civile

by Angelo Centonze
7 Febbraio 2018 12:50
in Cronaca
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Al via il processo sulla morte di un operaio stritolato, nell’agosto di cinque anni fa, da una macchina impastatrice. Questa mattina, innanzi al giudice monocratico Sergio Tosi, si è costituita parte civile l’Inail. Invece, già nell’udienza preliminare, la moglie e il figlio, con l’avvocato Vincenzo Venneri; un fratello, con il legale Laura Parrotta; altri fratelli ed un nipote, con l’avvocato Giacinto Mastroleo.

Gli imputati

Sul banco degli imputati il “re dei würstel” Attilio Scarlino, 53enne, amministratore unico dell’azienda; Antonio Scarlino, 44 anni, responsabile della sicurezza (anche lui di Taurisano); Luigi De Paola, 45 anni di Ruffano, capo del reparto di produzione; Antonio Scarlino, 62 anni di Taurisano, operaio manutentore; Daniele Carangelo, operaio 37enne di Taurisano; Massimo Rizzello, operaio manutentore di 33 anni, di Taurisano; Roberto Vocino, 46 anni, originario di Apricena (Provincia di Foggia), ma residente in Germania, in qualità di tecnico della Inotec, l’azienda che ha prodotto l’impastatrice “incriminata; Fred Sprenger, 52 anni di Reutlingen, tecnico tedesco della medesima azienda, per un difetto di notifica.

Le accuse

Le accuse contestate a vario titolo ed in diversa misura sono reato di morte o lesioni come conseguenza di altro delitto; rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro; false informazioni al pubblico ministero e favoreggiamento personale.

La prossima udienza è stata fissata per il 5 settembre, quando verranno ascoltati sei testi del pubblico ministero.

La morte di Mario Orlando, avvenne il 30 agosto del 2013, all’interno del salumificio “Scarlino”. Le indagini sono durate quasi tre anni e condotte dagli uomini del commissariato di polizia di Taurisano, diretto dal vicequestore aggiunto Salvatore Federico.

L’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Carmen Ruggiero (sostituita in udienza dal pm Paola Guglielmi), si è avvalsa della consulenza dell’ingegnere Cosimo Prontera che ha effettuato numerose perizie sul macchinario incriminato. Orlando a soli 53 anni, fu stritolato nell’agosto di quattro anni fa, da una macchina impastatrice di fabbricazione tedesca; dotata all’origine, secondo la Procura, dei necessari sistemi di sicurezza, ma poi rimossi perché ritenuti troppo costosi.

L’operaio, chiamato a lavare la vasca destra del macchinario, fu schiacciato dalle pale in movimento. Secondo la tesi della Procura non si sarebbero mai dovute azionare e nemmeno bloccare all’istante una volta all’interno, vista l’assenza dei sistemi di sicurezza.

Nello specifico, ai fratelli Attilio e Antonio Scarlino, a Luigi De Paola e all’operaio Antonio Scarlino, oltre che a Roberto Vocino e Fred Sprenger, viene contestato di aver “manomesso” il macchinario per evitare interruzioni nella produzione. A questa operazione, avrebbero compartecipato anche i due tecnici in forza all’azienda tedesca. Avrebbero impedito l’installazione degli interruttori di blocco dei mescolatori dell’impasto, la cui funzione è di impedire il movimento delle pale di macinazione a vasche aperte.

A quattro indagati, inoltre (facendo eccezione per Vocino e Sprenger), viene contestata anche la rimozione e il mancato ripristino di una serie di sistemi di cautela: il cancello con serratura elettrica; la griglia di protezione della coclea di alimentazione; gli interruttori di blocco dei mulini in caso di apertura del coperchio; il sistema di arresto immediato dei mescolatori; l’interruttore sulla griglia di protezione.

L’amministratore Attilio Scarlino, sempre secondo il magistrato inquirente, non avrebbe adeguatamente “formato” gli operai che si dovevano occupare dell’uso e della pulizia del nuovo macchinario. Invece, l’operaio Daniele Carangelo, sentito dal pubblico ministero come persona informata sui fatti, sul posto di lavoro al momento dell’incidente, avrebbe reso dichiarazioni fuorvianti. Stesso discorso, per l’operaio Antonio Scarlino; avrebbe dichiarato il falso agli agenti di polizia del commissariato di Taurisano, dichiarando che erano stati gli operai addetti alle pulizie a rimuovere e rimontare il cancelletto di protezione.

Gli imputati sono difesi dagli avvocati Amilcare Tana, Luigi Covella, Alfredo Gaito, Vito Epifani, Andrea Sambati, Stefano Orlando e Donata Anna Perrone.

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