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Il Riesame sulla permanenza dei pontili di Otranto: “Un aggravio del carico urbanistico” 

by Angelo Centonze
11 Gennaio 2020 12:00
in Cronaca
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Dopo il pronunciamento del Riesame che ha confermato il sequestro preventivo dei pontili del porto di Otranto, arrivano le motivazioni della decisione.

Il relatore Antonio Gatto sostiene che “Chiarito che il Comune di Otranto ha ottenuto il rilascio dei titoli demaniale, edilizio e paesaggistico da parte delle Autorità competenti, che gli hanno consentito di effettuare i lavori di riqualificazione e ampliamento del porto turistico, va ribadito come gli stessi provvedimenti contenessero, tutti, direttamente o indirettamente, la condizione di stagionalità: l’obbligo esplicito di rimuovere i pontili galleggianti per tutta la durata della stagione invernale (dall’1 novembre al 30 aprile di ogni anno)”.

Non solo, poiché, ad avviso del Tribunale, la soluzione corretta è ritenere che la disposizione contemplata dall’art. 1 comma 246 L. 145/2018, in materia di concessioni demaniali marittime, vada disapplicata; con la conseguenza che i soggetti interessati possono avanzare alle Amministrazioni competenti una “ordinaria” richiesta di revisione della prescrizione di stagionalità, con conseguente mantenimento dei manufatti amovibili per l’intero anno e non per la sola stagione estiva.

Il collegio difensivo, che ha impugnato il decreto sequestro preventivo a firma del gip Sergio Tosi, ritiene invece che i pontili sono rimasti installati in virtù del cosiddetto emendamento Marti (dal nome del senatore della Lega). Tale modifica, infatti, stabiliva che le strutture amovibili (tra cui i “punti di approdo”) possono essere mantenute per tutto l’anno e fino al 31 dicembre del 2020.

E poi, continua il giudice Gatto nell’ordinanza: “È da ritenere, dunque, come nel caso di specie, sussista l’elemento soggettivo necessario per poter considerare integrati i reati ascritti, rappresentato non dalla semplice colpa (che pure sarebbe sufficiente, trattandosi di contravvenzioni), ma dalla deliberata e reiterata determinazione di non procedere alla rimozione dei pontili per la stagione invernale”.

E conclude affermando” È agevole rilevare come l’illegittima persistenza di una simile struttura determini l’afflusso e la sosta di numerosissime imbarcazioni da diporto, con conseguente aggravio del carico urbanistico, attesa anche la necessità di reperire i necessari parcheggi.”

Il sequestro

La Procura, rappresentata dal sostituto procuratore Giovanni Gallone, ha sostenuto come i sei indagati abbiano occupato arbitrariamente l’area demaniale marittima prospiciente il “bastione dei Pelasgi”, detta, “Aia delle fabbriche”, di complessivi mq. 34.874,56.

​In particolare, ha sottolineato che nonostante le diffide ricevute dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Brindisi, Lecce e Taranto, dall’Ufficio Circondario Marittimo di Otranto e dall’Avvocatura Generale dello Stato di Roma, non veniva predisposto lo smontaggio, alla scadenza della stagione estiva, dei pontili galleggianti e delle sistemazioni della aree a terra.

Ricordiamo che i sigilli ai pontili del porto di Otranto sono scattati il 6 dicembre e sono stati apposti dagli uomini della capitaneria di porto. Sono sei le persone indagate. Si tratta di Pierpaolo Cariddi, 54 anni di Otranto, in qualità di Sindaco di Otranto; Emanuele Maria Maggiulli, 53 anni di Muro Leccese, responsabile dall’1.8.12 dell’area tecnica del Comune di Otranto e dei servizi “urbanistica, pianificazione territoriale, edilizia privata, lavori pubblici, demanio e patrimonio”; Michele Tenore, 46enne di Otranto; Domenica De Donno, 52enne di Otranto; Cristina De Benedetto 30 anni di Otranto e ​Lorenzo Emanuele Bello, 32enne di Otranto, tutti componenti della Giunta e firmatari di varie delibere.

Rispondono dell’accusa di occupazione abusiva del demanio marittimo e abusi edilizi.

Il collego difensivo

Il collegio difensivo composto dagli avvocati Mauro Finocchito, Fritz Massa, Antonella Corvaglia e Francesco Vergine, per il Comune di Otranto, presenterà ricorso in Cassazione.

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