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Nel Salento volano i risparmi in banca e alle Poste. Ma imprese e lavoratori vedono nero

by Redazione
23 Agosto 2017 20:57
in Economia
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Se tutto il denaro che viene accantonato nelle banche o negli uffici postali fosse messo in circolo nell’economia reale del territorio, la grave stagnazione economica, occupazionale e produttiva che attanaglia il Salento come tutta l’Italia, certamente finirebbe in un sol colpo.

Lo dimostra uno studio dell’Osservatorio economico di Confartigianato Imprese Lecce che ha elaborato gli ultimi dati di Bankitalia.

A quanto ammontano, infatti, i soldi dei salentini depositati in banca o negli sportelli postali? Una cifra astronomica, una montagna di denaro dicono da Confartigianato Imprese «che, solo in provincia di Lecce, ha superato quota dieci miliardi 365 milioni. Si tratta del valore più alto di sempre. Mai, infatti, gli istituti di credito e gli sportelli postali del Salento hanno custodito una cifra così elevata».

«In un anno, da giugno 2013 a giugno di quest’anno, i depositi ufficiali in provincia di Lecce sono aumentati di 231 milioni di euro (prima erano a quota dieci miliardi 134 milioni). L’incremento è stato del 2,3 per cento. Ma se l’arco temporale sale a due anni, la crescita è di ben 650 milioni (erano 9 miliardi 715 milioni). Pari al 6,7 per cento. Una percentuale sorprendente – dicono da Piazzetta Eugenio Montale – in questo periodo di grave recessione, ma che si spiega con i timori della gente a spendere i propri risparmi quando l’orizzonte appare sempre più incerto. Si resta, dunque, «liquidi» per paura di quello che verrà.

Per non parlare poi di quello che per davvero viene nascosto sotto il materasso per il timore di controlli a cui dimostrare spese non ritenute congrue con il proprio reddito. Insomma i salentini i loro risparmi li portano in banca o alla Posta, li depositano lì (sotto forma o di conti correnti o buoni fruttiferi o certificati di deposito), anche sapendo di ricavarne poca cosa da un punto di vista della rendita, visti i tassi di interesse vicini allo zero. Preferiscono custodirli al sicuro ma non immagino altra forma di investimento produttivo a sostegno dell’economia reale. E così il serpente si mangia la cosa: i depositi crescono, lievitano e aumentano, ma le aziende non vendono, producono sempre meno e licenziano.
Di chi è la colpa? Di nessuno, ovviamente ma non si può negare che quando a vincere è l’incertezza sul futuro e non si intravedono all’orizzonte prospettive certe a vincere è la paura.

«L’incertezza – si scrive nel rapporto di Confartigianato – sulle tasse da pagare e le preoccupazioni sulle spese impreviste da sostenere spingono i salentini a risparmiare. Si mette molto, anzi troppo da parte. E così, i depositi bancari e il risparmio postale continuano a crescere. Senza sosta.»
Una ricetta? La propone Amedeo Giuri, direttore provinciale di Confartigianato: «è necessario e urgente individuare gli strumenti e gli incentivi adeguati per rimettere in circolo tutto questo denaro che resta fermo negli sportelli bancari e sotto il “materasso”, solo così si potrà innescare un circolo virtuoso che farà ripartire la nostra economia».

Tags: classifiche-lavorocrisi-economicapiccole-e-medie-imprese
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