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Niente più cure ai malati di cancro al fegato, al Ferrari di Casarano sono finiti gli aghi

by Redazione
23 Agosto 2017 20:48
in Politica
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La sanità pugliese non brilla certo per efficienza, eccezion fatta per punte di eccellenza che sembrano essere connesse più che all’organizzazione del sistema alla professionalità e all’abnegazione del personale medico e paramedico che si spende in toto per mandare avanti la baracca. Questa sembra essere un dato ormai acclarato, che è difficile smentire al punto che le inefficienze del comparto non solo soltanto oggetto della polemica politica tra maggioranza e opposizione bensì della diatriba interna allo stesso centrosinistra. Sono degli ultimi giorni i Tweet al vetriolo di Michele Emiliano contro Nichi Vendola: «Costatiamo tutti che la sanità pugliese non funziona e per questo dobbiamo chiedere scusa ai cittadini. Se esiste un colpevole questo sei tu, che l’hai gestita per quasi 10 anni eccezion fatta per le parentesi positive». Questi in soldoni i pensieri del candidato alle primarie del centrosinistra per il Pd.

Non c’è giorno in cui non emergano le falle di un sistema che fa acqua da tutte le parti. A rimetterci sono sempre i pazienti anche di fronte alle malattie più gravi che meriterebbero invece un surplus di efficienza e di sensibilità.

Il caso segnalato oggi dal consigliere di opposizione Luigi Mazzei (che ha presentato un’interrogazione scritta al Presidente Vendola), se confermato, sarebbe gravissimo: i malati di cancro al fegato che si curavano con la termoablazione non potranno più farlo presso l’ospedale “Francesco Ferrari” di Casarano perché sarebbero terminati gli aghi indispensabili ad effettuare tale trattamento. Così ben 8 pazienti, per non interrompere la cura, hanno già iniziato i viaggi della speranza in altri ospedali italiani malgrado nel Salento ci siano medici capaci e preparati ad intervenire.

La cosa che rende ancor più grave la vicenda, come fa notare il consigliere calimerese è che l’alternativa al Ferrari sarebbe solo il Vito Fazzi di Lecce, ma anche qui sembra non essere tutto chiaro perché quando si cerca di sapere come e dove rivolgersi al nosocomio del capoluogo barocco cominciano ad infittirsi le nebbie «A quanto ci risulta  – prosegue Mazzei – il direttore sanitario dell’Asl di Lecce, avrebbe posto come alternativa a Casarano il Vito Fazzi, ma ad oggi, non si è ancora riusciti a dare informazioni ai pazienti sulle modalità di accesso a tale trattamento di cura».

Insomma i malati di cancro non potranno più seguire il trattamento riconosciuto dalle linee guida sull’epatocarcinoma per noduli sino a due centimetri e che si effettua attraverso l’uso di un ago che, collegato con un generatore esterno, trasmette onde elettromagnetiche che bruciano le cellule tumorali, perché gli aghi sarebbero finiti  e non  ci sarebbero i soldi per comprarli.

Ai pazienti che non possono o non vogliono  aspettare non resterebbe altro da fare se non andare in giro per l’Italia nei nosocomi più efficienti di quelli salentini. «Se si pensa ciò che accade a Scorrano – conclude il consigliere di FI – con la penuria di Primari che sta depotenziando la struttura si capisce bene il livello bassissimo della sanità salentina. Fa riflettere il dato secondo il quale è di ben 49milioni di euro il costo della mobilità passiva dei malati per la Regione Puglia, regione in cui i cittadini non hanno i soldi per curarsi e secondo i dati dello Svimez sono penultimi soltanto davanti alla Campania». 

Tags: malasanita
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