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Noemi Durini morta per asfissia, sepolta viva sotto le pietre. Le conclusioni dell’autopsia

by Angelo Centonze
17 Febbraio 2018 17:37
in Cronaca
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Noemi era ancora viva quando fu sepolta sotto le pietre prelevate da un muretto a secco.

Respirava quando il terreno, nelle campagne di Castrignano del Capo, è stato trasformato dal suo assassino in una tomba a cielo aperto per dieci lunghissimi giorni.

L’autopsia, depositata in queste ore dal medico legale Roberto Vaglio, rivelerebbe che la 15enne di Specchia è stata prima accoltellata. I colpi inferti, però, non avrebbero compromesso gli organi vitali in maniera tale da provocarne la morte. A quel punto, l’assassino l’avrebbe coperta con un cumulo di pietre provocandone la morte.

L.M., ora 18enne, confesso inizialmente l’omicidio agli inquirenti; alcuni mesi dopo, ha ritrattato, attraverso una lettera consegnata nelle mani di un agente di polizia penitenziaria del Carcere di Quartucciu,in Sardegna, dove si trova detenuto. Una missiva in cui tenta di scagionarsi gettando ombre su un meccanico di Patù.

Adesso i medici legali di parte, Francesco Introna, nominato dagli avvocati Mario Blandolino e Giulia Bongiorno per conto della madre della vittima ed Ermenegildo Colosimo incaricato dagli avvocati Luigi Rella e Paolo Pepe per l’indagato, potranno presentare le proprie contro deduzioni.

Le prime risposte

Picchiata a mani nude e poi accoltellata con quell’arma che l’ex fidanzato ha disegnato su un foglio di carta durante la confessione. Questa la prima ricostruzione delle ultime ore di Noemi, scomparsa all’alba del 3 settembre.  Il coltello da cucina però non è mai stato ritrovato. L. ha dichiarato di averlo avvolto in una maglietta dopo che la punta si era spezzata e nascosto in una buca ricavata nel terreno di una campagna diversa da quella dove ha seppellito il corpo di Noemi. Non avrebbe usato, come si era pensato in un primo momento, un’arma contundente per colpirla. Invece, le pietre, le avrebbe utilizzate, come emergerebbe dall’esame autoptico, per seppellirla viva. Ecco il perché, delle tracce di sangue rinvenute sopra un masso.

Noemi era vestita quando è stata ritrovata, aveva addosso gli stessi indumenti indossati quando è salita in macchina del suo assassino che era passato a prenderla con l’auto della mamma pur non avendo la patente.

Intant, nella mattinata di oggi, è stato conferito l’incarico a due consulenti per eseguire alcuni accertamenti tecnici non ripetibili. All’ingegnere Claudio Leone, toccherà analizzare il materiale informatico sequestrato nei mesi scorsi ad L. M., e ad alcune persone “informate sui fatti”.

Sempre oggi, il pm Anna Carbonara ha nominato Vincenzo Verdoliva per accertamenti di tipo biologico, genetico e molecolare, al fine di rilevare eventuali tracce di Dna sui reperti e sul materiale oggetto di sequestro; quelli rinvenuti all’interno dell’auto; presso l’abitazione dell’indagato; sul luogo di ritrovamento del cadavere di Noemi Durini e in sede di esame autoptico. Successivamente, il consulente dovrà provvedere alla comparazione con i profili genetici di Lucio e di Noemi.

Fondamentale infine ricordare che lo psichiatra Alessandro Zafferano e la psicologa Maria Grazia Felline, nominati dal Giudice per le Indagini Preliminari Addolorata Colluto, hanno già depositato gli esiti della perizia psichiatrica ed emergerebbe la capacità di intendere e di volere, ma anche di stare in giudizio dell’omicida reo confesso. Tesi ribadita, in sede d’incidente probatorio.

Tags: omicidio-noemi
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