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Noemi: una morte iniqua, un crimine annunciato. Se quelle pietre potessero parlare

by Valentina Petrucci
16 Settembre 2017 16:52
in Cronaca
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Un crimine efferato, una morte iniqua, uno scenario macabro, ma un delitto annunciato che doveva e poteva essere evitato. Restano immagini forti, come un pugno nello stomaco, di quel suolo dove Noemi Durini si è accasciata per l'ultima volta. Una campagna di Castrignano del Capo, l'aria irrespirabile in prossimità del suo corpo, tracce ematiche sul terreno, gli ulivi, simbolo di questa terra amara, spettatori di un delitto annunciato.
  
Se quelle pietre potessero parlare, racconterebbero con ogni probabilità della paura sul volto di Noemi nell'attimo in cui riceveva il colpo decisivo. Sapremmo, forse, delle sue urla disperse nel vento dove nessuno ha potuto sentire, di una colluttazione, forse, per resistere alla morte cui è stata condannata dal suo assassino.
  
Il silenzio di quel luogo le ha tenuto compagnia per dieci lunghi giorni, di solitudine. Una giovane di soli 16 anni, innamorata del ragazzo sbagliato, finita in un vortice amoroso che se l'è risucchiata. Le indagini ci sveleranno con esattezza com'è morta Noemi, ma la domanda che insiste in tutta la comunità è chi fosse veramente nella vita di tutti i giorni.
  
La perdita, il profondo dolore hanno lacerato gli animi e costretto al silenzio tutti intorno a lei: le amiche, i compagni di scuola, la Dirigente della scuola frequentata dalla ragazza. Ma capire chi fosse davvero Noemi Durini serve a questa comunità di gente che ha tenuto il fiato sospeso per più di 10 giorni. Perché, come lei, molte altre Noemi vivono amori malati e l'ambiente circostante non riesce ad offrire uno spiraglio di salvezza. Manca il coraggio ed anche la consapevolezza che certi atteggiamenti possano sfociare in un dramma.
  
Noemi era una studentessa dell'IISS Don Tonino Bello di Tricase, viveva a Specchia, un paese dell'entroterra salentino, troppo distante per una 16enne dalle luci del capoluogo, figlia di genitori separati, seconda di tre sorelle in ordine di età. Da poco più di un anno intratteneva una tormentata relazione amorosa con quello che ieri, 13 settembre, si è rivelato essere l'esecutore della sua prematura scomparsa.
  
Come tutte le ragazze della sua età era iscritta a diverse piattaforme social, Facebook ed Instagram, due finestre sul mondo che da quel paese di provincia, qualche volta, ti permettono di fare un respiro più profondo e stringere rapporti, parlare di te, raccontare chi sei.
  
Su Instagram, Noemi si presentava con questa frase: "Il giorno in cui alzerai le mani su una donna, quello sarà il giorno in cui smetterai di essere un uomo". Una convinzione replicata, in forma diversa, anche sul suo profilo Facebook e che fa emergere la certezza che la ragazza fosse vittima di violenze reiterate da parte del 17enne reo confesso. Un'ipotesi suffragata dai racconti della famiglia, delle amiche, dall'esposto che la madre aveva presentato al Tribunale dei minori per porre fine alla relazione "maledetta".
  
Noemi, quindi, era una giovane che subiva violenza, vessata da un ragazzo che sentiva di amare. Ma era anche una 16enne che difendeva con i denti quel rapporto malato, a dispetto della famiglia che ne osteggiava il prosieguo.
  
Noemi denunciava, a suo modo, la sofferenza che si portava dentro per quella relazione che mortificava il suo corpo e la sua anima, ma contemporaneamente non riusciva a liberarsene.
  
Molti altri dettagli emergeranno nei giorni che seguiranno questa triste vicenda e già le dichiarazioni del suo assassino provano a gettare ombre su di lei: la presunta morbosa gelosia, l'intraprendenza della giovane, la presunta istigazione alla vendetta verso la famiglia di lui.
  
Molte cose si diranno, ma a restare saranno i fatti. Quelle pietre segnate dal sangue, il suo corpo senza vita abbandonato su un muretto frettolosamente costruito per nasconderla. Resta questo della vita di Noemi: la sua morte ingiusta.
  
Resta il fatto che a perdere la vita sia stata lei, solo lei.

Tags: omicidio-noemi
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