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Un clan che aveva preso il controllo totale della città di Lecce, i dettagli dell’operazione “Final Blow”

by Redazione
27 Febbraio 2020 9:03
in Cronaca
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Sono in totale 69 le persone arrestate all’alba di oggi dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Lecce, in collaborazione con i colleghi del Sevizio Centrale Operativo, nel corso dell’Operazione “Final Blow” che ha portato il Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Lecce, su richiesta della Procura della Repubblica del capoluogo –  Direzione Distrettuale Antimafia, a emettere un’ordinanza di custodia cautelare a carico di 72 soggetti tutti indagati a vario titolo per i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, violazione della legge sulle armi, associazione finalizzata al traffico di  droga oltre a esercizio aggravato e partecipazione al gioco d’azzardo.

Le indagini partite nel 2017

Le indagini, partite alla fine 2017, dopo aver intercettato una lettera proveniente dal carcere il cui mittente è stato poi identificato nell’ergastolano Cristian Pepe, sono durate oltre un anno con il ricorso a numerose attività tecniche.

Il lavoro investigativo ha permesso di accertare la consolidata egemonia su Lecce del Clan Pepe, facente capo a Cristian Pepe e a al fratello Antonio, meglio noto con il soprannome di “Totti”. Le investigazioni hanno evidenziato come il sodalizio criminale avesse ormai preso il controllo esclusivo nella citta di Lecce e in molti comuni prossimi al capoluogo, delle principali attività criminali attraverso la gestione di canali di approvvigionamento della droga, la successiva vendita al dettaglio, le estorsioni oltre al controllo del gioco d’azzardo.

Assoggettamento dei gruppi di altre zone

Nel corso delle indagini si è assistito al graduale assoggettamento dei diversi gruppi criminali operanti nelle zone di Squinzano, Galatone, Nardò, Surbo e delle marine adriatiche al clan Pepe che, allo stato, rappresenta uno dei principali sodalizi criminali della Provincia di Lecce.

Il sodalizio con la criminalità brindisina

Le indagini hanno, altresì, evidenziato il rapporto consolidato con le organizzazioni criminali brindisine che hanno trovato nel capo clan reggente Antonio Pepe e nei suoi affiliati, tra i più vicini Antonio Marco Penza, Valentino Nobile, Stefano Monaco e Manuel Gigante, i principali interlocutori per la gestione delle compartecipazioni criminali tra le due provincie.

Per rafforzare il potere e rendere ancora più marcati i tratti identitari del sodalizio e dei suoi alleati, i capi famiglia hanno associato nuovi adepti, infatti, sono state captate grazie alle intercettazioni telematiche due affiliazioni con relativo rito che hanno permesso di accertare il permanere dei tratti caratteristici storici della Sacra Corona Unita.

Gestione delle bische clandestine

Le indagini hanno consentito di acquisire chiari elementi relativi all’interesse del clan nella gestione delle cosiddette “bische clandestine”, acquisendo il 40% degli introiti, oltre al tentativo, da parte del reggente “Totti” Pepe, di condizionare in suo favore addirittura i risultati di giochi gestiti dal Monopolio di Stato cercando, attraverso pressioni, di ottenere agevolazioni nelle vincite per gli appartenenti al clan ed i loro familiari.

L’attentato al comandante dei Carabinieri di Surbo

Le indagini hanno consentito, inoltre, di far luce sull’attentato incendiario avvenuto il 30 agosto 2017 ai danni del Maresciallo dei Carabinieri, comandante della stazione di Surbo, avvenuto a opera di persone appartenenti alla criminalità organizzata operante nella zona di Surbo.

Influenzare l’operato degli amministratori

Sono emersi ulteriormente elementi relativi al tentativo da parte del clan di influenzare l’operato di amministratori locali al fine di assicurarsi le autorizzazioni a organizzare eventi e spettacoli in un’area oggetto di concessione comunale.

Sostanze stupefacenti

Sono state documentate, inoltre, cessioni di svariati chilogrammi di eroina e cocaina e sequestrate alcune centinaia di kg. di marijuana.

Nel corso dell’attività è inoltre stata sequestrata una pistola con relativo munizionamento perfettamente funzionante.

Gli agenti impiegati

All’operazione di stamattina hanno preso parte circa 400 uomini della Polizia di Stato, con il supporto di unità elitrasportate del Reparto Volo di Bari e unità cinofile.

Tags: Operazione-final-blow
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