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“Luna Park”, maxi-operazione contro la pedopornografia online. Perquisizioni anche in Puglia

by Redazione
16 Dicembre 2020 16:55
in Cronaca
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È stata definita la più importante operazione negli ultimi anni contro la pedopornografia online. E basta guardare i numeri per capire il drammatico quadro scoperto grazie agli agenti sotto copertura che si sono infiltrati su Telegram e WhatsApp, i social che stanno facendo da sfondo alla diffusione di materiale vietato. 16 associazioni criminali smantellate, oltre 150 gruppi pedofili identificati nonostante le ‘accortezze’ prese per mantenere l’anonimato, per non essere scoperti e sentirsi al sicuro. 432 sono, invece, le  persone coinvolte in tutto il mondo – di cui 81 italiani – che partecipavano ai gruppi su cui venivano condivisi i video delle violenze sessuali sui minori e le foto degli abusi sui bambini di tenera età e, in alcuni casi, anche su neonati. Fin dalle prime ore dell’alba 300 uomini della Polizia Postale stanno eseguendo perquisizioni e arresti in flagranza in 53 province e 18 regioni italiane, Puglia compresa. Sono 17 le persone finite in manette, a cui è stato dato un volto e un nome vero.

Operazione “Luna Park”

Dopo due anni di indagini condotte “sotto copertura” sulla rete Internet, la Polizia Postale di Milano e del C.N.C.P.O. – Centro Nazionale per il Contrasto della Pedopornografia Online del Servizio Polizia Postale di Roma, coordinati dai Procuratori Aggiunti Fusco e Mannella insieme ai Sostituti Barilli e Tarzia della Procura Distrettuale di Milano, hanno identificato 432 utenti che, sfruttando le potenzialità delle diffusissime applicazioni WhatsApp e Telegram, partecipavano a “canali” e “gruppi” finalizzati alla condivisione di foto e video pedopornografici.

Dei 159 gruppi individuati dagli investigatori della Polizia Postale, 16 erano delle vere e proprie associazioni per delinquere, al cui interno era possibile distinguere promotori, organizzatori e partecipi, con ruoli e compiti ben definiti. Ciascun gruppo era regolato da precise e severe norme di comportamento finalizzate a preservare l’anonimato e, quindi, la “sicurezza” del sodalizio criminale, oltre che dei singoli partecipanti. La violazione di tali regole comportava l’espulsione da parte degli amministratori. La lunga e capillare attività di indagine ha consentito di dare un nome ai nickname utilizzati in rete dai pedofili, portandoli allo scoperto e fuori dall’anonimato della rete.

Sono 81 gli italiani identificati dalla Polizia Postale milanese, due dei quali – un ottico napoletano di 71 anni con collaborazioni universitarie e un disoccupato veneziano di 20 anni –  promuovevano e gestivano gruppi pedopornografici, organizzandone l’attività e reclutando nuovi sodali provenienti da ogni parte del mondo.

Quella della transnazionalità è una caratteristica che accomuna tutti i gruppi scoperti dagli agenti infiltrati. Sono, infatti, ben 351 gli utenti stranieri coinvolti nell’indagine, per ciascuno dei quali sono state raccolte tutte le tracce informatiche utili alla loro identificazione. Tali elementi, condivisi tramite il Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni con le Agenzie di cooperazione internazionale di polizia, hanno consentito di trarli in arresto sia in Europa che nel resto del mondo.

Non c’è un identikit ben preciso dei presunti pedofili: basta scorrere l’elenco degli indagati per capire che si tratta di persone di estrazione sociale ed età molto eterogenee: professionisti, operai, studenti, pensionati, impiegati privati e pubblici, di cui un vigile urbano e diversi disoccupati, con età anagrafiche che oscillano tra i 18 e i 71 anni.

Con riferimento, infine, al fattore geografico, si segnala che le regioni maggiormente interessate risultano essere la Lombardia e la Campania. In tali territori, infatti, risiede il 35 % degli indagati.

Le perquisizioni personali, locali e sui sistemi informatici, emesse dalla Procura Distrettuale di Milano, hanno portato al sequestro di telefonini, tablet, hard disk, pen drive, computer e account di email e profili social. Durante le perquisizioni sono stati altresì rinvenuti gli account utilizzati dagli indagati per la richiesta del materiale pedopornografico e un ingente quantitativo di materiale illecito custodito sui supporti informatici sottoposti a sequestro.

Quella di oggi è l’ennesima attività portata a termine dalla Polizia Postale che, va ricordato, effettua il monitoraggio H24 dell’intera rete Internet a salvaguardia dei minori e di tutte le fasce deboli.

Perquisizioni anche in Puglia

Il fenomeno ha riguardato anche alcune delle province pugliesi, dove sono state eseguite 4 perquisizioni (3 nella provincia di Bari, 1 nella provincia di Taranto), al cui esito sono stati sequestrati 5 smatphone in uso agli indagati, di età compresa tra  18 e 50 annicirca, tutti senza attività lavorativa. Gli indagati sono stati deferiti all’AG e il materiale sequestrato posto a disposizione dell’Autorità inquirente.

Tags: pedopornografia
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