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Pace fiscale: il condono è davvero un vantaggio per i contribuenti? La parola all’esperto

by Redazione
3 Settembre 2018 13:20
in Attualità
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La prossima Legge di bilancio 2019 (cd. Finanziaria) è sicuramente uno dei temi caldi degli ultimi giorni e lo sarà almeno fino a fine anno.

In molti, infatti, sono curiosi di conoscere gli obiettivi finanziari che il Governo intende raggiungere nell’arco dei prossimi tre anni e, soprattutto, le modalità di realizzazione degli stessi.

Tra le novità fiscali che potrebbero essere contenute nella nuova legge Finanziaria, quella che stuzzica maggiore curiosità è sicuramente la c.d. “Pace Fiscale”, ossia la manovra che consentirebbe a molti contribuenti di estinguere i propri debiti fiscali e contributivi in maniera agevolata.

A tal proposito, è bene ricordare come negli ultimi due anni i vari Governi abbiano già adottato una serie di misure finalizzate a questo obiettivo, come ad esempio le due “Rottamazioni” ed il “Condono delle liti pendenti”.

Vista l’importanza dell’argomento, abbiamo chiesto all’Avv. Matteo Sances – avvocato Cassazionista di Lecce e Direttore scientifico del “Centro Studi Giuridici Sances” – un suo parere a riguardo.

Avvocato, questa Pace Fiscale sarà conveniente per i contribuenti?

Prima di parlare della c.d. “Pace Fiscale”, è necessario fare una premessa poco piacevole, ma comunque doverosa: le tasse e i contributi, se dovuti, devono essere pagati.

Nel contesto storico in cui viviamo, caratterizzato da una grave crisi economica e lavorativa, purtroppo è assai frequente che molti contribuenti non riescano a far fronte al pagamento di tributi e contributi.

Il mancato pagamento di tasse e contributi, tuttavia, si ritorce contro i contribuenti, i quali, nella peggiore delle ipotesi, potrebbero addirittura subire una serie di azioni da parte del Fisco (ad esempio, pignoramenti mobiliari o immobiliari, oppure ipoteche o fermi amministrativi sui veicoli). Ma non solo. C’è un altro aspetto da segnalare.

In caso di mancato pagamento di tributi e contributi, il debito del contribuente tenderà ad aumentare in quanto quest’ultimo sarà costretto a corrispondere, oltre alla sorte capitale iniziale, anche gli interessi e le sanzioni.

Ebbene, in questo scenario, l’eventuale approvazione della c.d. “Pace Fiscale” porterebbe benefici sia per le casse dello Stato e sia ai contribuenti.
Ciò in quanto i primi potrebbero incamerare le risorse necessarie per far fronte alle varie voci della spesa pubblica, mentre i secondi potrebbero estinguere definitivamente i propri debiti fiscali e contributivi in maniera agevolata.

Ovviamente la “Pace Fiscale” costituisce un vantaggio per i contribuenti solo nel caso in cui le somme “rottamate” siano effettivamente dovute al Fisco o agli Enti Previdenziali.

Mi spiego meglio. In un recente intervento alla Camera, il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, ha affermato che “i crediti che i diversi enti hanno affidato dal 2000 al 2017, prima a Equitalia e poi all’agenzia delle entrate-Riscossione (subentrata il 1° luglio 2017), è pari a 871 miliardi di euro…. Tuttavia, eliminando gli importi difficilmente recuperabili per varie ragioni, resterebbero solo 84,2 miliardi realmente recuperabili. Importo che scende ulteriormente a 50 miliardi secondo quanto dichiarato il 25 luglio scorso dal ministro dell’Economia rispondendo a un’interrogazione parlamentare” (dati forniti da ilSole24ore del 14/08/2018).

Detto in altre parole, nonostante lo Stato vanti nei confronti dei contribuenti (sia cittadini che imprese) un presunto credito pari a 871 miliardi di euro, stando ai dati forniti dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate, solamente 50 miliardi di euro sarebbero realmente dovuti e/o riscuotibili (in pratica poco meno del 6%).

Pertanto, dati alla mano, si può affermare che i contribuenti potrebbero subire addirittura un danno dall’adesione alla Pace Fiscale, in quanto gli stessi potrebbero finire col pagare debiti in realtà non dovuti. E’ importante, quindi, che tutti i contribuenti, prima di aderire a tali agevolazioni, si informino attentamente in merito alla loro situazione debitoria, al fine di comprendere se i debiti presenti sono realmente dovuti.

Potrebbe spiegarci meglio cosa intende con debiti non dovuti?

È possibile che i debiti del contribuente non siano dovuti in parte perché ad esempio il calcolo degli interessi e delle sanzioni applicate dal concessionario della riscossione (ex Equitalia ora Agenzia Entrate riscossione) siano errati oppure addirittura non siano dovuti totalmente perché prescritti. A tal proposito, mi preme segnalare alcuni importanti principi di diritto sanciti dalla Suprema Corte di Cassazione:

  • i contributi previdenziali e assistenziali (I.N.P.S. ed I.N.A.I.L.) si prescrivono nel termine di 5 anni (sentenza delle Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione con n.23397 del 25/10/2016 liberamente visibile su www.studiolegalesances.it – Sez. Documenti);
  • gli interessi applicati sulle sanzioni tributarie sono illegittimi (ordinanza n.16533 del 22 giugno 2018 della Suprema Corte di Cassazione liberamente visibile su www.studiolegalesances.it – Sez. Documenti).

Queste sono alcune delle pronunce più recenti della Cassazione a favore dei contribuenti.

Tags: fisco
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