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Padre disperato chiede da tre anni di fare il test del dna per riconoscere la figlia. Il caso di Marta Spagnolo

by Redazione
23 Agosto 2017 21:44
in Attualità
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Per comprendere bene la vicenda segnalata dall’avvocato Cassano è necessario conoscere i protagonisti, anzi la protagonista così come è stata raccontata nel comunicato stampa giunto questa mattina in redazione. Marta Spagnolo ha da poco compiuto 23 anni e fino a 19 le è stato tenuto nascosto dalla madre di avere un padre naturale, il  signor Luigi Garofalo. Come abbia potuto sostenere per così tanto tempo il peso di un segreto così grande è un’altra storia che attiene più ai giudizi personali, fatto sta che padre e figlia ignoravano completamente l'esistenza l’uno dell’altro.

Quando la giovane è finalmente venuta a conoscenza della verità ha cercato quel genitore fino a quel momento “sconosciuto” che poi ha incontrato. I due hanno cominciato a frequentarsi, a conoscersi e mentre stavano tentando di recuperare il tempo perduto il CIM a cui la ragazza si era rivolta per superare dei problemi anaffettivi, ha nominato tramite il giudice tutelare un amministratore di sostegno, l’avvocato Maria Grazia Iovino, tenendo fuori il padre (ancora presunto) Luigi Garofalo.

Ma il sig. Garofalo non si è fermato, è andato avanti forte della volontà e del desiderio di ottenere l’affidamento della figlia. Per ovviare al problema del riconoscimento ha quindi effettuato il test salivare al quale avrebbe dovuto sottoporsi anche Marta per ottenere, dall’incrocio delle analisi, la conferma scientifica del loro legame genetico. La stessa 23enne ha fatto sapere più volte di voler effettuare anche il test, ma sia l’amministratore di sostegno sia il responsabile della Casa Famiglia alla quale nel frattempo era stata affidata, hanno impedito alla ragazza di effettuare il test.

A distanza di 3 anni questo test non è ancora avvenuto e nulla è cambiato nel corso del tempo nonostante le varie sollecitazioni. È qui che l’avvocato che assiste il “presunto” padre ha promosso un’azione legale contro l’amministratore della casa famiglia  San Giovanni – Castello Pio – di  Casarano, e l’avvocato Maria Grazia Iovino, amministratore di sostegno, per aver impedito alla ragazza di incontrare il padre e di effettuare il test della paternità.

Non solo. Entrambi sono accusati di impedire a qualunque persona cara ed amica che non sia di loro gradimento un contatto con la giovane, anche minimo, mantenendola in uno stato di segregazione tale da integrare atti di violenza privata (le è stato sottratto anche il cellulare) ed abuso di mezzi di correzione e/o disciplina.

Mercoledì 17 si svolgerà davanti al GIP l’udienza preliminare in cui si deciderà se archiviare il caso o disporre il rinvio a giudizio del caso a seguito di denuncia da parte del sig. Garofalo. Intanto lo stesso avvocato Cassano ha chiesto l’avocazione del PM Carducci il quale, pur essendo al corrente dei fatti, non ha ancora intrapreso alcuna azione nei confronti dei soggetti citati.

Per sensibilizzare l’opinione pubblica è stato diffuso un video in cui l’avvocato spiega per sommi capi la vicenda e una pagina facebook ma è doveroso, a garanzia di tutti e per completezza di informazione attendere le sentenze dei giudici e la versione dei fatti di chi in questa triste vicenda appare essere la controparte di Luigi Garofalo. Leccenews24 è pronta, come sempre,  ad ascoltare tutti nell’interesse soprattutto di una figlia che cerca un padre e di un padre che cerca una figlia.

Tags: marta-spagnolotest-dna
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