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La storia di Palmina Martinelli, bruciata viva perché non voleva prostituirsi

by Redazione
11 Novembre 2023 16:03
in Cronaca
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11 novembre 1981. Quel giorno di quaranta anni fa comincia la storia di Palmina Martinelli. Una storia triste e amara andata in scena a Fasano, in una casa abbrutita dal degrado e dalla miseria, dove la 14enne viveva con la famiglia. Un padre disoccupato e una mamma domestica con il vizio di bere troppo, dieci fratelli, la violenza all’ordine del giorno. Aveva sognato di fuggire Palmina da quell’abitazione che per lei era come una prigione. Aveva provato ad andare via, ad allontanarsi dal suo destino, ma era stata riportata a casa a suon di schiaffi. Pur di evitare di finire sulla strada avrebbe raggiunto la Germania con una compagna di scuola, ci avrebbe riprovato ancora, se non le fosse stata tolta la vita.

Quando l’adolescente rifiutò di prostituirsi la cosparsero di alcool e le diedero fuoco con un fiammifero. La ragazzina corse in bagno per spegnere le fiamme sotto la doccia, ma l’acqua quel pomeriggio mancava a causa di un malfunzionamento all’acquedotto. Lì fu ritrovata dal fratello maggiore Antonio, ormai in fin di vita.

La morte atroce di Palmina

La seconda data importante nella storia di Palmina Martinelli è quella del 2 dicembre, quando il suo cuore ha smesso di battere nel reparto grandi ustionati dell’Ospedale di Bari, dove era stata ricoverata per le ferite riportate. 21 giorni di sofferenze atroci, ma prima di spegnersi, la 14enne ha fatto nome e cognome dei suoi carnefici, ha indicato chi le aveva fatto del male. A ridurla così erano stati Giovanni Costantini, il ragazzo di cui era innamorata e Enrico Bernardo, compagno di una delle sorelle della 14enne, Franca, marchiata a sangue (le avevano tatuato il nome del «padrone» sulla carne) e gettata sulla strada a prostituirsi in una chiesa sconsacrata con la minaccia di uccidere la figlia di pochi mesi. I sospetti su due fratellastri di Locorotondo erano fondati, visto che la madre gestiva una casa di appuntamenti in una vecchia villetta diroccata.

Le parole di Palmina, in punto di morte, furono incise sul nastro di un vecchio registratore e usate come prova dall’allora procuratore capo Nicola Magrone nel processo contro Giovanni e suo fratello Enrico giudicati innocenti, definitivamente.

Suicidio. Palmina si è ammazzata

Nonostante quella confessione con una voce flebile e agghiacciante si parlò di suicidio. In fondo era scritto nero su bianco sulla lettera che la piccola aveva scritto a sua madre. “Addio per sempre” si legge sul foglio di carta lasciato sul tavolo della cucina. E tanto bastava come saluto definitivo. Costantini e Bernardo furono assolti ‘per non aver commesso il fatto’. A scrivere la parola fine fu la Cassazione. Non c’era stato nessun omicidio. Palmina s’era ammazzata, «depressa per come veniva trattata in famiglia» si sarebbe data fuoco con le sue mani perché non voleva prostituirsi. Peggio, la sua confessione era stata archiviata come la calunnia di una ragazzetta bugiarda, intenzionata a trascinare nella tragedia, dietro di sé, quante più persone possibili.

Non solo nessuno ha mai pagato per la morte di Palmina, ma per la giustizia italiana il delitto non era mai avvenuto. Nuove perizie e accertamenti medico-legali hanno stabilito che fu arsa viva. Le sue mani coprivano il volto mentre le fiamme le consumavano il corpo. Non voleva vedere, cercava di difendersi.

35 anni dopo, grazie alla battaglia portata avanti dalla sorella Giacomina, il caso è stato riaperto. Omicidio aggravato a carico di ignoti: questa è l’ipotesi di reato. I nomi che Palmina indicò, sul letto di morte, come i suoi assassini non potranno più essere giudicati, ma a distanza di tanti anni quello che conta è ridare dignità ad una ragazzina che era morta perché nessuno l’ha difesa da chi voleva costringerla a vendere il suo corpo.

Tags: accadde-oggiuna-data-una-storia
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