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Parabita, omicidio di Paola Rizzello e della piccola Angelica. La famiglia si costituisce parte civile

by Angelo Centonze
23 Agosto 2017 16:09
in Cronaca
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Un duplice atroce delitto, per il quale i familiari chiedono ancora a viva voce giustizia. Quest'oggi dinanzi al gip Vincenzo Brancato si è tenuta l'udienza preliminare riguardante l'omicidio di  Paola Rizzello, di 27 anni e della piccola Angelica Pirtoli, di soli due anni, brutalmente uccise la sera del 20 marzo del 1991. Si sono costituiti parte civile e hanno formulato una richiesta dei danni di quasi un milione di euro, la sorella Marilena Rizzello, con l’avvocato Leonardo Marseglia; Maria Antonia Sabato, nel doppio ruolo di nonna e madre,tramite il difensore Serena Tempesta; Alessandro Pirtoli, come figlio e fratello,attraverso l’avvocato Emanuela Piscopo.

Il sostituto procuratore  Giuseppe Capoccia – titolare del fascicolo – aveva già chiesto il rinvio a giudizio per i presunti responsabili del duplice efferato omicidio. Dunque, rischiano di finire sotto processo Biagio Toma, 46enne di Parabita ritenuto l’autore materiale della spietata esecuzione della bambina ed il collaboratore di giustizia, nonché cognato, Luigi De Matteis, l’omicida reo confesso della madre di Angelica. Nei mesi scorsi, sia il Riesame che la Cassazione avevano rigettato la richiesta di scarcerazione di Toma, presentata dall’avvocato Walter Zappatore.

Paola Rizzello fu uccisa perché ritenuta una testimone scomoda e dunque un'intralcio alle attività del clan. La piccola Angelica, che era con lei quando fu ammazzata, rimase tutta la notte accanto al cadavere della madre, ma seppur ferita, sopravvisse. Il giorno dopo De Matteis e Toma, secondo l’ipotesi accusatoria, tornarono per sbarazzarsi definitivamente di quel corpicino. Quello che colpì maggiormente l'intera comunità salentina, fu certamente l'efferatezza di questa seconda "esecuzione"; Toma avrebbe preso la piccola per i piedi e successivamente l'avrebbe sbattuta contro un muro, senza alcuna pietà.

Per il suo omicidio la Corte di Assise di Lecce il 26 marzo 2001 condannò all’ergastolo il capo clan Luigi Giannelli, la moglie Anna De Matteis ed un loro stretto collaboratore, Donato Mercuri.

Invece, nonostante le indagini condotte dai carabinieri del Ros e le dichiarazioni di De Matteis, Toma ha continuato a ribadire la propria estraneità all'atroce omicidio; come vent’anni fa, quando venne tirato in ballo per la prima volta o quando venne raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare e nel corso dell’interrogatorio di garanzia ribadì: “Anch’io sono un padre di famiglia ed una cosa del genere non l’avrei mai e poi mai compiuta”.

Nell'udienza odierna, invece, sono state sollevate alcune questioni preliminari, tra cui l’incostituzionalità del termine della legge che ha ridotto il periodo feriale di 15 giorni, presentata dall’avvocato Walter Zappatore. Le parti  hanno comunque convenuto di rinviare il prosieguo dell’udienza. Tra l’altro, proprio il 7 ottobre la Corte Costituzionale deciderà su questa eccezione. Inoltre, il difensore dell'omicida reo-confesso Luigi De Matteis, l’avvocato Francesco Maria De Giorgi, ha anticipato la decisione del suo assistito di essere giudicato in abbreviato.

Adesso nell'udienzadel 23 ottobre, dopo il rinvio di oggi, probabilmente si delineerà un quadro più chiaro del processo, per uno degli omicidi più crudeli mai avvenuti in Salento.

Tags: omicidi
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