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Pastore albanese colpito a morte da un proiettile. Cade l’accusa di omicidio volontario

by Redazione
22 Novembre 2024 13:21
in Cronaca
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Al termine del processo di Appello bis sulla morte del giovane pastore albanese, il 24enne Qamil Hyraj, raggiunto da un proiettile, il 6 aprile del 2014, nelle campagne fra Torre Lapillo e Torre Castiglione, cade l’accusa di omicidio volontario per l’imprenditore agricolo Giuseppe Roi, 43enne di Porto Cesareo. I giudici della Corte d’Assise d’Appello di Taranto hanno riqualificato il reato in omicidio colposo, che è stato dichiarato estinto per prescrizione.

A 10 anni di distanza dai fatti, non ha retto l’accusa di omicidio volontario. Già nel dicembre del 2023, la Corte di Cassazione aveva annullato con rinvio la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Lecce, chiedendo di valutare l’elemento psicologico per stabilire l’esatta qualificazione del reato. Si è arrivati alla celebrazione del processo di Appello bis a Taranto, conclusosi nelle scorse ore.

A margine della decisione, gli avvocati Francesca Conte e Roberto Eustachio Sisto, difensori di Giuseppe Roi, affermano: “La corte di assise di appello di Taranto, in linea con quanto già affermato dalla Corte di Cassazione che aveva annullato con rinvio la sentenza di condanna a 21 anni (emessa dalla Corte d Assise di appello di Lecce), ha correttamente ritenuto che la vicenda che vede imputato Giuseppe Roi sia stata una tragica fatalità e non un omicidio volontario. Un riconoscimento che sotto il profilo giuridico restituisce a questa storia, pur nella sua drammaticità, la sua naturale collocazione. Non possiamo ovviamente nascondere la grande soddisfazione professionale”.

I precedenti processi

L’imputato era stato precedentemente condannato in secondo grado alla pena di 21 anni e 4 mesi di reclusione. La Corte d’Assise d’Appello di Lecce aveva confermato l’impianto accusatorio e condannato Giuseppe Roi per il reato di omicidio volontario con dolo eventuale, (dichiarando, invece, l’estinzione per prescrizione del reato di detenzione illegale di arma).

I giudici di Appello avevano anche confermato il risarcimento del danno in separata sede e la provvisionale di 50mila euro, per ciascuno dei familiari della vittima, il 24enne Qamil Hyraj, che si erano costituiti parte civile con gli avvocati Ladislao Massari e Uljana Gazidede.

Al termine del processo di primo grado, va detto, la Corte d’Assise di Lecce aveva ritenuto l’imputato colpevole del reato di omicidio volontario con dolo eventuale e lo aveva condannato alla pena di 30 anni di reclusione ed al risarcimento per le parti civili.

Occorre ricordare che nell’immediatezza dei fatti, il pm contestò a Giuseppe Roi il reato di omicidio volontario. Il collegio difensivo si oppose fin da subito, facendo riferimento agli esiti degli accertamenti balistici degli specialisti e chiese la riqualificazione del reato in omicidio colposo. L’istanza venne accolta dai giudici del Riesame e poi dal pm ed infine dal gup al termine dell’udienza preliminare. In seguito, però, nel corso del dibattimento, la Procura ritenne di ribadire l’accusa di omicidio volontario.

E in seguito si celebrò una nuova udienza preliminare, davanti al gup che rinviò a giudizio Giuseppe Roi per il reato di omicidio volontario.

La vicenda

Ricordiamo che, il 6 aprile del 2015, intorno alle 12:55, nelle campagne fra Torre Lapillo e Torre Castiglione, fu ritrovato il cadavere di un giovane pastore albanese, Qamil Hyraj. Il 24enne era stato ‘freddato’ da un colpo di arma da fuoco sparato ad altezza d’uomo.

In seguito, il suo datore di lavoro e amico, Giuseppe Roi, proprietario di un’azienda avicola finì sotto inchiesta perché accusato di avere sparato due colpi di pistola ad altezza d’uomo, uno dei quali si rivelò fatale. Il primo colpo, come rivelato dai rilievi balistici effettuati, avrebbe trapassato un frigorifero, richiamando “l’attenzione” di Hyraj che, in quel momento, stava guardando il gregge. Il ragazzo si sarebbe voltato ed è lì che sarebbe stato raggiunto da un secondo colpo, rivelatosi fatale.

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