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Pizzo ai titolari dei lidi balneari e ritorsioni a chi aveva debiti di droga: le intercettazioni ‘Tornado’

by Angelo Centonze
26 Giugno 2019 7:33
in Cronaca
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Una lunga serie di atti intimidatori contro chi aveva debiti di droga, ma anche contro gli imprenditori che non pagavano il pizzo. È quanto emerge dalle numerose intercettazioni dell’operazione “Tornado” che ha smantellato un’organizzazione mafiosa ‘emergente’, ma pronta a tutto.

Le intercettazioni, ad esempio, hanno fatto emergere, tra marzo e luglio 2018, l’interessamento in prima persona del capoclan per il recupero del considerevole debito contratto da un appuntato dei Carabinieri in servizio nel Lazio.

Giuseppe Amato gli inviava un sms, sollecitandolo a pagare “daniele cimo fare” , e rispondeva: “mi organizzo cerco in settimana”. Seguiva tuttavia l’inerzia del militare, nonostante i tentativi di contattarlo telefonicamente. Successivamente, arrivavano le scuse per il suo silenzio e l’invio del seguente sms: “Per l’intonaco della stanza è possibile adesso che vengo per le ferie a Pasqua ti chiedo scusa che ti metto in difficoltà. Se riesco a scendere prima ti avviso personalmente”.

Terminologia, come afferma il gip Sergio Tosi, “che rimanda a sostanza stupefacente del tipo cocaina atteso che il termine utilizzato è ricorrente nel mondo del traffico di sostanze stupefacenti proprio per indicare quel tipo di sostanza”.

Il carabiniere giustificava il mancato pagamento del debito con l’avvenuta sospensione dal servizio: “Io per il momento nn so che fare so onesto devo aspettare ho avuto problemi grossi con il lavoro sono a casa. Come mi rientra qualcosa sarà il primo pensiero. Nn ho soluzione a oggi. Ma sappi bene adesso che ho risolto nn vedo l’ora di finire il lavoro.”

Successivamente contattava il fratello, riferendogli che aveva fatto un bonifico della somma di euro 3.750 precisando che euro 750 erano destinati al padre mentre euro 3.000 doveva consegnarli a Tommaso Rausa, che qualche giorno prima era stato in contatto telefonico con lui.

Il pizzo

Dalle intercettazioni, telefoniche e ambientali disposte, emergeva pure che i proventi delittuosi del gruppo Amato derivavano non solo dal traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, ma anche dalle richieste estorsive . Nel mirino erano finite alcune attività commerciali costrette al pagamento del cosiddetto “pizzo”.

Francesco Amato si faceva consegnare dal titolare di uno stabilimento balneare e di altri locali di intrattenimento notturno tra Otranto e Castro, somme variabili di denaro con cadenza periodica.

Nello specifico, durante la scorsa estate, Francesco Amato riferiva a Presicce e Maraschio di doversi recare ai laghi Alimini per il ritiro dei soldi relativi al “pizzo” da versare al gruppo.

In una circostanza, Maraschio (al quale poco prima non gli era stato consentito l’ingresso, insieme ai due suoi accompagnatori, all’interno della discoteca, annessa allo stabilimento balneare), risaliva a bordo dell’autovettura e con tono minaccioso esternava l’intenzione di obbligare la proprietaria a versare mensilmente il “pizzo” al sodalizio. “Quella a me mi deve pagare mese con mese…capito… se vuole tenere aperto…che nervoso mamma mia…che nervoso…mi deve pagare per forza…oggi mi deve pagare sai…(incomprensibile)…(impreca)…non hai capito che io non sono l’ultimo coglione che è arrivato…come fai entrare gli altri e a me non mi fai entrare?“.

E in un altra conversazione aggiungeva che, in caso contrario, quale ritorsione, avrebbe fatto esplodere degli ordigni nei pressi della suddetta struttura.

In modo particolarmente pregnante in alcuni casi, poi, secondo il gip Tosi, i due Amato utilizzavano gravi minacce nei confronti di quanti, avevano anche solo indirettamente avevano osato affrontarli. È il caso titolare di un altro lido di Otranto, responsabile, secondo il loro personale convincimento, dell’umiliazione subita da un loro parente. Quest’ultimo era stato assunto presso il lido, grazie ai “buoni uffici” degli Amato, ma allontanato il giorno stesso, dopo un litigio con la moglie del titolare.

Il fatto veniva considerato un affronto alla loro “rispettabilità criminale”. A quel punto Francesco Amato minacciava direttamente il propritario inviandogli un sms in cui vi era scritto: “Ho mandato lì mio cognato perché pensavo che eri amico mio che eri…prima di stasera che apra…… voglio te tua moglie e tuo cognato altrimenti non faccio aprire neanche…così tua moglie se non le ha prese per il fatto mio le prende ora…prima vi trovate meglio è”.

Tags: operazione-tornado
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