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L’interferenza della vigilessa al funerale, la mamma di Silvia: “un cortociruito? Forse per questo nessuno mi ha chiesto scusa!”

by Redazione
13 Maggio 2020 13:55
in Cronaca
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C’è una parola che Mimma Colonna – la mamma di Silvia Ghezzi, l’angelo delle malattie rare scomparso dopo aver ‘combattuto’ per due lunghi anni – non riesce ad ascoltare nella querelle scoppiata sui social dopo che una vigilessa “zelante” ha interrotto più volte il funerale che si stava celebrando all’esterno della Chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo, in nome delle rigide regole imposte per evitare la diffusione del Coronavirus. «Cortocircuito», le rimbomba nella mente e la fa arrabbiare ogni volta che pensa a quel giorno. Sempre, insomma.

Cortocircuito, nulla di più. Così è stato definito il comportamento dell’agente della Polizia Municipale che ha chiesto il nome, il cognome e il motivo della presenza nel piazzale del Cimitero Monumentale di Lecce a tutte le persone che hanno voluto salutare Silvia per l’ultima volta, anche se da lontano, facendo volare in cielo un palloncino bianco. Non ci sta questa coraggiosa donna che ha lottato pur di restituire il sorriso e una vita normale a sua figlia ad archiviare tutto come se fosse stato un “malinteso”. Un qui pro quo, una piccola incomprensione tra una mamma in lacrime, distrutta dal dolore e una vigilessa scrupolosa che stava facendo il suo lavoro. Non ci sta a leggere ricostruzioni che sminuiscono, in qualche modo, quanto accaduto.

Caso archiviato, ma mamma Mimma non ci sta

«A me non interessa che non sia stato preso alcun provvedimento disciplinare nei confronti della vigilessa né che non abbia avuto un richiamo, mi importa che si stia tentando di far passare un comportamento maleducato come giusto, quasi necessario. Mi batto per la verità. E la verità è che questa donna con la divisa non mi ha dato nemmeno le condoglianze, dimostrando di rispettare il dolore che stavo provando, ma si è preoccupata di chiedermi chi avessi invitato al funerale di mia figlia, come se fosse una festa organizzata per il giorno del suo compleanno. Io ho rispettato tutte, e dico tutte, le norme in materia di distanziamento. Basta guardare il video per rendersi conto che i 15 partecipanti erano ad oltre 4 metri l’uno dall’altro. Altro che vigilessa zelante!».

Non è vero che si è trattato di un semplice momento di tensione. La vigilessa, ha ricordato, ha chiesto a tutti i presenti di ‘qualificarsi’, ha appuntato le generalità sul taccuino, ha contato le 15 persone presenti alla funzione comprendendo il parroco e il personale delle onoranze funebri, più volte ‘interrogato’, ha disturbato nonostante i presenti, da soli, si fossero posizionati a distanza di sicurezza e ha urlato contro chi era rimasto in fondo, vicino agli archi. «Le dico solo che, stanca dalla sua ‘interferenza’, le ho detto se mia figlia nella bara dovesse essere contata tra i 15» ha raccontato alla nostra redazione mamma Mimma.

Falso anche che la funzione non sia stata interrotta. «Il prete ha dovuto spegnere la diretta su Facebook che io avevo voluto non per mettere in piazza la mia sofferenza, ma per permettere alle persone che hanno voluto bene a mia figlia di prendere parte, seppur virtualmente, al funerale. E io sono quella che non ha rispettato le regole? Questa vigilessa ha chiesto le generalità ai partecipanti, agli invitati come li chiamava lei, dal momento in cui ci ha visti arrivare all’ingresso sino a tutta la durata della messa. Non solo: non contenta è venuta varie volte a farmi sempre la stessa domanda» continua la mamma di Silvia, chiedendo quali misure la vigilessa è stata chiamata a garantire.

Dalla relazione della Polizia Locale non sarebbero emersi comportamenti censurabili ed è questo che fa male a mamma Mimma. «I suoi colleghi si sono avvicinati, mi hanno stretto la mano e hanno provato a spiegarle che il suo comportamento era sbagliato, quindi sono la prima a dire che i vigili non sono tutti uguali, ma lei mi ha fatto un torto enorme. Non ha rispettato il dolore e la sofferenza. Ha rovinato il ricordo del funerale di mia figlia. Mi ha costretta a lottare ancora, nel giorno del suo ultimo saluto, dopo due anni estenuanti. E la cosa peggiore è che nessuno – dal Sindaco al Comandante della Polizia locale – mi abbia chiesto scusa, anzi mi è stato fatto notare che potevo evitare di sfogarmi su Facebook, di sollevare polveroni. Questo tipo di panni non si lavano in casa, questo tipo di dolore non può essere soffocato. Quest’amarezza non può essere cancellata con un colpo di spugna».

Tags: tragedie
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