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Covid19, nella lotta al virus il Dea potrà contare su 16 posti letto di Terapia intensiva respiratoria

by Redazione
20 Gennaio 2021 11:48
in Attualità
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Da quando è scoppiata l’emergenza causata dal Coronavirus uno dei problemi più importanti da affrontare nella lotta al Covid19 è stato quello dei posti letto, soprattutto in terapia intensiva, necessari per gestire i malati più gravi. Il sistema sanitario, messo in difficoltà, i “viaggi” dei pazienti verso gli ospedali che non erano pieni e la necessità di garantire a tutti le cure adeguate hanno reso necessario un potenziamento della rete Ospedaliera che, in Puglia, continua ancora oggi che la regione è alle prese con la seconda ondata.

Questa mattina, è toccato al Dea del “Vito Fazzi”, dove sono stati attivati sedici posti letto di Terapia intensiva respiratoria dedicati ai pazienti Covid. Posti immediatamente riconvertibili in rianimazione di tipo respiratorio.

«Tutti quanti i pazienti con una sindrome clinica importante possono essere ricoverati in questi ambienti, essere monitorati attraverso moderne strumentazioni e finché non c’è la necessità di intubazione possono essere mantenuti in questi reparti. Nel momento in cui dovesse precipitare la situazione – ha dichiarato il Direttore Generale, Rodolfo Rollo – allora possono essere fatte ulteriori manovre rianimatorie e possono essere mantenuti comunque nel reparto o nelle rianimazioni del Dea. Quindi, nell’ambito di un dipartimento per intensità di cure, abbiamo le cure estensive e ad alta complessità che sono nella pneumologia, le terapie subintensive che attiviamo oggi e le terapie intensive per poter far fronte a tutti quanti i bisogni per un bacino complessivo di 120 pazienti che sono all’interno del Dea».

La Puglia è pronta, nel caso in cui dovesse ‘scoppiare’ una terza ondata come temuto da alcuni esperti, a gestire l’emergenza come è stato per la seconda che è tutt’altro che passata. «Abbiamo un paracadute per una terza ondata – ha dichiarato il Governatore Michele Emiliano – che speriamo non ci sia o quantomeno non sia drammatica come la seconda, che è stata venti volte più forte di quella di marzo e aprile. Ciononostante, il sistema sanitario pugliese sebbene con affanno è riuscito a fronteggiarla. Noi non siamo mai stati una zona rossa, nonostante i contagi altissimi e questo è stato possibile grazie al sacrificio degli operatori sanitari e al sacrificio dell’organizzazione sanitaria che ha riconvertito tanti ospedali».

La Regione Puglia ha effettuato una pianificazione della rete ospedaliera Covid, prevedendo anche dei posti letto di terapia intensiva e sub intensiva di area pneumologica riconvertibili immediatamente in posti di terapia intensiva, assegnando alle aziende sanitarie risorse economiche per garantire i lavori strutturali e impiantistici nonché l’acquisizione tecnologica.

La ASL di Lecce ha avviato la procedura per la completa ristrutturazione di un’area internistica (medicina interna e pneumologia) all’interno del plesso storico del Fazzi e ha avviato anche il percorso per l’acquisto delle necessarie tecnologie, sempre con le risorse messe a disposizione dalla Regione.

Considerato che al quarto piano del Dea vi erano ambienti idonei ad incrementare il numero di posti di terapia intensiva, la ASL Lecce, anche al fine di contenere una ipotetica terza ondata Covid, ha attivato 16 posti di terapia intensiva respiratoria immediatamente convertibili in posti di terapia intensiva generale. In questo modo ha garantito l’offerta di 60 posti letto di area pneumologica di cui 16 ad alto impegno assistenziale e i restanti 44 a medio impegno. Con il completamento dei lavori di ristrutturazione, tutte le tecnologie saranno successivamente ricollocate nella loro sede definitiva.

L’organizzazione per intensità di cure

Proseguendo su un percorso di integrazione interprofessionale, risultato vincente nelle prime fasi della pandemia, la ASL Lecce ha sperimento un modello di unità operativa organizzata per livelli di intensità di cure e ha organizzato due équipe medico-infermieristica. Una dedicata a pazienti che necessitano di alto impegno assistenziale, una seconda destinata a pazienti che necessitano di medio impegno assistenziale, con forte integrazione tra le stesse e un’unica direzione. Per quanto attiene l’area medica, l’equipe multiprofessionale è costituita da 3 medici pneumologi, 2 anestesisti-rianimatori, un cardiologo intensivista, 6 specialisti in medicina interna, 4 specialisti geriatri e un allergologo.

Il modello di lavoro da Dipartimento funzionale organizzato per intensità di cure ha garantito la piena operatività della struttura, l’utilizzo immediato delle tecnologie, nonché il maggior livello possibile di sicurezza clinica nella gestione dei pazienti. Questo modello è in via di replicazione in altri presidi ospedalieri proprio per ottimizzare l’uso delle risorse orientandole agli obiettivi di salute. Questo modello verrà riproposto nell’altro ospedale Covid di Galatina.

Tags: coronavirus
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