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Presunta tangente al figlio dell’ex Presidente del Consiglio Comunale di Squinzano. La Procura invoca 5 anni di reclusione per i sei imputati

by Angelo Centonze
23 Agosto 2017 12:29
in Cronaca
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Arrivano le richieste della Procura sulla presunta tangente al figlio del Presidente del Consiglio Comunale di Squinzano. Il sostituto procuratore antimafia Guglielmo Cataldi nel processo con rito abbreviato, dinanzi al gup Michele Toriello, ha invocato: 2 anni per il boss squinzanese Antonio Pellegrino, 1 anno e 4 mesi per l’ex sindaco di Squinzano Gianni Marra; 8 mesi per Lino Gabriele Lagalla imprenditore squinzanese, per l’allora Presidente del Consiglio Comunale, Fernanda Metrangolo ed il figlio Carlo Marulli (rispettivamente zia e cugino di Lagalla ) e per Roberto Schipa, all'epoca comandante della Polizia Municipale. Gli imputati rispondono a vario titolo ed in diversa misura, dei reati di abuso d’ufficio, corruzione in atti d’ufficio, falso ideologico e materiale. Nella mattinata di oggi hanno discusso i difensori di cinque imputati ed il 1 febbraio è prevista la sentenza del gup Toriello.

L'inchiesta è coordinata dai sostituti procuratori Giuseppe Capoccia e Guglielmo Cataldi. Secondo la tesi della Procura, la Metrangolo, all’epoca Presidente del Consiglio Comunale, avrebbe fatto approvare dall’Assise una delibera che iscriveva come "fuori bilancio" il debito del nipote, consentendo così all’imprenditore di ottenere il denaro in poco tempo, per alcuni lavori eseguiti nel 2009. Lagalla, a sua volta, avrebbe "ringraziato" con una tangente da circa 2.500 euro, versata a Marulli. Fernanda Metrangolo e Carlo Marulli sono difesi dall'avvocato Francesca Conte, mentre il boss squinzanese Antonio Pellegrino è assistito dall'avvocato Elvia Belmonte.
 
I quattro hanno scelto l'abbreviato "secco". Gli altri due imputati, l’ex sindaco di Squinzano Gianni Marra e Roberto Schipa, all'epoca comandante della Polizia Municipale hanno scelto di essere giudicati con l'abbreviato condizionato all'ascolto di alcuni testimoni e sono difesi dagli avvocati Paolo Spalluto e Giuseppe De Luca. La Procura leccese sostiene che Marra e Schipa avrebbero agevolato il boss squinzanese Antonio Pellegrino ad ottenere un alloggio popolare, superando tutti in graduatoria. Ciò sarebbe avvenuto ‘grazie’ ad una relazione falsa redatta dal Comandante dei vigili urbani in cui si certificava che la mamma di Pellegrino, in cura presso il Centro di Igiene Mentale, viveva con il figlio in un condizioni disagevoli. Gli inquirenti ritengono che l'allora Sindaco fosse a conoscenza di quale fosse la reale situazione e avesse così ‘requisito’ una delle case per darla a Pellegrino. Tutti gli imputati risultavano già indagati nell’operazione “Vortice Dejà-vù”, ma la Procura decise di aprire un fascicolo a parte, incentrato sui presunti rapporti tra mafia e politica nel Comune di Squinzano.

Fernanda Metrangolo venne rimossa nell'aprile scorso dalla carica di consigliere comunale di Squinzano, a seguito del decreto a firma del ministro dell’Interno Angelino Alfano. Una connivenza "mafiosa" fu rilevata durante la campagna elettorale delle elezioni del 26 e del 27 maggio del 2013:. La relazione finita sul tavolo del ministro fa riferimento anche all’inchiesta sul l'abuso di ufficio di cui rispondono i cinque imputati.

Tags: operazione-vortice-dejavu
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