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Presunto intreccio tra mafia e politica a Parabita. Chiesta condanna a 5 anni per ex vicesindaco

by Angelo Centonze
19 Marzo 2021 18:52
in Cronaca
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Il Tribunale di Viale De Pietro

Il Tribunale di Viale De Pietro

La Procura invoca la condanna per l’ex vicesindaco di Parabita, Giuseppe Provenzano, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, nell’ambito della maxi inchiesta “Coltura”. Dinanzi ai giudici della seconda sezione collegiale (Presidente Fabrizio Malagnino, a latere Edoardo D’Ambrosio ed Annalisa De Benedictis), il procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi ha chiesto la condanna alla pena di 5 anni, nei confronti del 58enne di Parabita, con il riconoscimento delle attenuanti generiche.

Il pm ha invece chiesto l’assoluzione per l’altro imputato, Federico Fracasso, 35 anni di Parabita che rispondeva di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio. È assistito dall’avvocato Arcangelo Corvaglia.

Nella prossima udienza, fissata per il 15 ottobre, si terrà l’arringa difensiva dell’avvocato Luigi Corvaglia che assiste l’ex vicesindaco di Parabita, Giuseppe Provenzano.

Il Comune di Parabita,  si è costituito parte civile, ed è difeso dall’avvocato Luigi Piccinni che ha discusso in mattinata.

Al termine della discussione, nella prossima udienza, sarà emessa la sentenza.

Oggi in aula, il pm Cataldi ha ricostruito il quadro accusatorio dell’inchiesta “Coltura”, con riferimento alla posizione dei due imputati. Secondo l’accusa, l’ex vicesindaco di Parabita, si sarebbe interessato a far assumere alcuni sodali del clan, o loro congiunti, come operatori ecologici nell’impresa di racconta di rifiuti che opera in quel Comune. Si sarebbe impegnato anche in versamenti periodici al gruppo malavitoso, in cambio del sostegno alle elezioni amministrative del maggio 2015. Con quei soldi, ad esempio, venivano pagati i viaggi ai familiari per andare a trovare i propri cari detenuti in carcere.

Giuseppe Provenzano venne arrestato nel dicembre del 2015 e dopo aver trascorso 13 giorni in carcere, il Riesame dispose i domiciliari. Attualmente non è sottoposto ad alcuna misura cautelare e si trova a piede libero, poiché venne scarcerato nel luglio del 2016.

Nel corso del processo è stato ascoltato come testimone della Procura, il collaboratore di giustizia Massimo Donadei, che ha ricostruito il processo di riorganizzazione interna del sodalizio mafioso “Giannelli”.

Il pentito, collegato in video-conferenza da una località segreta, ha risposto alle domande del pubblico ministero Guglielmo Cataldi. Soprattutto, ripercorrendo le varie fasi dell’inchiesta “Coltura”, ha fatto per la prima volta i nomi di Giuseppe Provenzano e di Orazio Mercuri e Fernando Mercuri (già condannati al termine del rito abbreviato).

Durante, la deposizione in aula, Massimo Donadei ha sottolineato la “considerazione” di cui godeva tra i maggiori esponenti del clan, che parlando di lui, dicevano “Abbiamo il nostro santo”.

Donadei ha poi confermato ciò che sarebbe stato accertato dagli inquirenti in fase d’indagini. L’ex vicesindaco di Parabita si sarebbe interessato a far assumere alcuni sodali del clan, o loro congiunti, come operatori ecologici nell’impresa di racconta di rifiuti del Comune.

Massimo Donadei è assistito dall’avvocato Sergio Luceri.

L’inchiesta “Coltura” ha permesso di disvelare un pericoloso intreccio di potere tra mafia e politica nel comune di Parabita. Le indagini del Ros, avviate nel 2013, grazie anche alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Massimo Donadei, hanno ricostruito il processo di riorganizzazione interna del sodalizio mafioso Giannelli; dunque la reggenza assunta da Marco Antonio, come detto, del boss storico Luigi Giannelli, condannato all’ergastolo come mandante del duplice omicidio di Paola Rizzello e di sua figlia, brutalmente uccise la sera del 20 marzo 1991. Inoltre, come svelato nell’inchiesta, in cantiere ci sarebbe stato un attentato, o almeno un atto intimidatorio, contro il parroco del comune del Sud Salento, don Angelo Corvo, finito nel mirino, solo per aver pubblicamente chiesto giustizia per l’omicidio della piccola Angelica e della madre, massacrate nelle campagne di Parabita più di 20 anni fa. Stessa “sorte” sarebbe toccata ad un maresciallo dei Carabinieri, reo di aver importunato con un “controllo” una ragazza del posto, probabilmente un’amica di Giannelli.

Intanto, nei mesi scorsi, la Cassazione ha annullato alcune aggravanti e disposto per diversi reati, un nuovo processo di Appello, riguardo il primo procedimento “Coltura” con rito abbreviato.

“Gli “ermellini” hanno comunque confermato molte imputazioni ed alcune condanne maturate nel primo processo di Appello.

Il processo è in corso e la prossima udienza è fissata per il 24 marzo.

Ricordiamo che nell’ottobre del 2016, si è concluso con la condanna a circa 180 anni di carcere, il maxi processo. Il gup Michele Toriello al termine del rito abbreviato, ha emesso una sentenza di colpevolezza nei confronti di 19 imputati, disponendo anche due assoluzioni.

Gli imputati rispondono a vario titolo ed in diversa misura di: associazione mafiosa, associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, estorsione, detenzione illegale di armi, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, corruzione di persona incaricata di pubblico servizio e danneggiamento seguito da incendio.

Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Luca Laterza, Americo Barba, Stefano Palma, Elvia Belmonte, Mariangela Calò, Luigi e Alberto Corvaglia, Laura Minosi, Gabriella Mastrolia, Gabriele Valentini, Francesco Fasano, Vincenzo e Antonio Venneri, Biagio Palamà, Luigi e Michelangelo Gorgoni, Walter Zappatore, David Alemanno, Luigi Suez, Vincenzo Blandolino, Pietro Ripa, Elisa Seclì, Maria Greco, Francesco Piro ed Emanuele Romano.

Ricordiamo che nel 2018, il Consiglio di Stato ha confermato lo scioglimento del consiglio comunale di Parabita” decretato nel febbraio del 2017, “per infiltrazioni della criminalità organizzata, dopo il ricorso presentato dal Ministero dell’Interno contro la sentenza del Tar del Lazio che aveva annullato lo scioglimento dell’amministrazione, guidata dal sindaco Alfredo Cacciapaglia.

Il periodo di commissariamento è terminato nel maggio del 2019, quando è stato nominato il nuovo sindaco.

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