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Presunto voto di scambio politico-mafioso. Ex sindaco ed assessore condannato a 10 anni

by Angelo Centonze
9 Marzo 2024 14:02
in Cronaca
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Il Tribunale di Viale De Pietro

Il Tribunale di Viale De Pietro

Si conclude con la condanna a 10 anni di reclusione il processo di primo grado con rito ordinario in cui compariva sul banco degli imputati Antonio Megha, 63 anni, ex assessore alla cultura del comune di Neviano, accusato di favori al clan Coluccia in cambio di voti.

 

Sono state disposte anche la misura di sicurezza della libertà vigilata per 3 anni, una volta espiata la pena e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

 

La sentenza è stata emessa, questo pomeriggio, dal collegio della seconda sezione (presidente Bianca Todaro, a latere Luca Scuzzarella e Chiara Panico).

 

I giudici hanno disposto anche il risarcimento del danno in separata sede per il Comune di Neviano che compariva nel processo come parte civile, attraverso l’avvocato Luigi Covella, per conto dei componenti della Commissione Straordinaria nominata a seguito del suo scioglimento.

 

L’avvocato Antonio Megha, che è stato negli anni scorsi anche sindaco di Neviano era presente in aula da uomo libero, dopo aver trascorso alcuni mesi ai domiciliari, a seguito del blitz “Insidia” del febbraio 2022 che portò a 15 arresti.

Ed in una scorsa udienza era stato ascoltato in aula ribadendo la propria estraneità alle accuse.

 

Antonio Megha è difeso dall’avvocato Giuseppe Corleto che potrà presentare ricorso in Appello.

 

Le accuse

 

Megha rispondeva dell’accusa di voto di scambio politico-mafioso con l’aggravante di aver agevolato il clan Coluccia.

 

In mattinata, il pubblico ministero Carmen Ruggiero nel corso della requisitoria, ha ricostruito le varie tappe dell’inchiesta “Insidia” e l’operato del clan Coluccia di Nona (frazione di Galatina) ed ha concluso chiedendo per Megha la condanna a 10 anni di reclusione.

 

Sul banco degli imputati, oltre a Megha compariva anche Cosimo Tarantini, 57 anni, di Neviano, accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso (difeso dagli avvocati Luigi Greco ed Antonio Savoia). L’imputato è stato condannato a 12 anni di reclusione (il pm aveva chiesto 12 anni) e per lui è stata disposta la stessa misura di sicurezza di Megha. I suoi legali potranno fare ricorso in Appello.

 

L’indagine “Insidia” condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo di Lecce, si è sviluppata dalla primavera del 2019 sino all’inizio del 2021.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, in cambio della promessa di Michele Coluccia, formulata per il tramite di Nicola Giangreco di procacciare in suo favore almeno cinquanta voti, Megha si prodigava nell’elargizione di tremila euro in tre distinte tranches. Inoltre, si impegnava a rappresentare gli interessi del clan nel territorio calabrese e prometteva l’assunzione del figlio del presunto capoclan Michele, all’interno di un’azienda attiva nel settore della raccolta dei rifiuti urbani.

Invece, gli altri 16 imputati sono stati già giudicati con il rito abbreviato. Rispondevano, a vario titolo, delle accuse di associazione di tipo mafioso, usura, estorsione, spaccio di sostanze stupefacenti. E occorre ricordare che nel corso dell’udienza preliminare, dinanzi al gup Marcello Rizzo, il pm Ruggiero aveva depositato i verbali d’interrogatorio di uno degli imputati, divenuto collaboratore di giustizia. Parliamo di Gerardo Dino Coluccia che ha ricostruito l’organigramma del clan ed è stato ascoltato anche nel corso del processo con rito ordinario.

 

 

Tags: Meghaprocesso
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