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“Un gruppo mafioso, ma autonomo”: Procura chiede oltre 160 anni di carcere. Invocati 16 anni per Montedoro

by Angelo Centonze
24 Gennaio 2019 16:37
in Cronaca
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“Un evoluzione mafiosa del gruppo di Vito Di Emidio, ma autonomo rispetto alla Sacra Corona Unita“. È quanto sostenuto dal procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi, nel corso della requisitoria del processo in abbreviato “Diarchia”.

Il pm che ha discusso, in mattinata, presso l’Aula Bunker di Borgo San Nicola, assieme al sostituto procuratore Massimiliano Carducci, ha concluso chiedendo 163 anni di carcere.

Le richieste

Nello specifico: 16 anni per Tommaso Montedoro, 41enne di Casarano (considerano l’attenuante della collaborazione); 17 anni per Damiano Cosimo Autunno, 51enne di Matino; 20 anni per Luca Del Genio, 26enne di Casarano e 18 anni per Antonio Andrea Del Genio, 31 enne di Casarano ( per il tentato omicidio di Luigi Spennato); 7 anni per Sabin Braho, 34enne nato a Durazzo (Albania), ma residente a Brindisi; 16 anni per Ivan Caraccio, 30enne di Casarano; 17 anni per Giuseppe Corrado, 45enne di Ruffano; 4 anni per Salvatore Carmelo Crusafio, 42enne nato in Svizzera, ma residente a Matino; 8 anni per Domiria Lucia Marsano, 40enne di Lecce; 7 anni e 6 mesi per Marco Petracca, 41enne di Casarano; 14 anni per Maurizio Provenzano, 46enne di Lecce e 9 anni per Lucio Sarcinella, 21enne di Casarano.

Rispondono, a vario titolo ed in diversa misura, di “associazione mafiosa”, “tentato omicidio aggravato”, “Associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti”, “Detenzione di Armi”, “Ricettazione”e “Furto Aggravato”.

Il collegio difensivo è composto, tra gli altri, dagli avvocati: Attilio De Marco, Giuseppe Corleto, Simone Viva, Mario Coppola, Luigi Covella, Elvia Belmonte, Antonio Venneri, Antonio Piccolo del Foro di Bologna.

Infine, Andrea Cecere, 37enne di Nardò ha chiesto il patteggiamento ed il suo legale, l’avvocato Giuseppe Bonsegna, ha “concordato” la pena di 4 anni e 3 mesi con il pm. Adesso sarà il gip Cinzia Vergine a stabilire se accogliere la richiesta.

Invece, il Comune di Casarano si è costituito parte civile con il legale Francesco Vergine.

In una scorsa udienza, la Procura ha prodotto certificati penali, sentenze ed articoli di giornale per dimostrare l’esistenza di un’associazione mafiosa nel Basso Salento capeggiata, all’epoca dei fatti, dal neo collaboratore di giusitizia Tommaso Montedoro. Oggi, il pm si è soffermato soprattutto su questo aspetto.

La Procura ha ricostruito l’organigramma del gruppo che aveva nel traffico di droga, il suo “core business”. E poi, i fatti di sangue che hanno fatto ripiombare Casarano in un clima di terrore. Anzitutto, l’omicidio di Luigi Spennato, su cui si è soffermato il pm Massimiliano Carducci. La Procura ha chiesto l’assoluzione per Montedoro, il quale era inizialmente ritenuto il mandante.

La sentenza del gup Cinzia Vergine è prevista per il 14 febbraio, dopo che terminerà di discutere il collegio difensivo. Intanto, nella giornata odierna, hanno preso la parola alcuni legali degli imputati, tra cui l’avvocato Sergio Luceri, che assiste Tommaso Montedoro.

L’ascolto di Montedoro

Occore infatti ricordare che Montedoro, ritenuto dal pm Cataldi, “molto attendibile come collaboratore”, durante le deposizioni in aula e nel corso degli incontri con gli inquirenti, ha sempre negato di aver fatto parte, così come Augustino Potenza, della Sacra Corona Unita.

Il neo pentito, collegato in video conferenza da una località segreta, ha risposto alle domande dei pm, in una delle prime udienze. Successivamente, si è sottoposto al controesame, rispondendo alle domande dei difensori.

Il pentito, ribadendo in buona parte quanto dichiarato nei verbali di collaborazione, si è soffermato sul traffico di droga. Non solo, anche sull’investimento in quattro società ed in attività imprenditoriali nel settore calzaturiero e nei parcheggi.

Riguardo i suoi rapporti con la scena politica cittadina, ha tenuto a precisare di essersi sempre tenuto lontano da quel mondo. Ad ogni modo, in un verbale ha affermato: “Si avvicinavano sempre per un eventuale… Nel momento in cui ci fosse stata qualche campagna elettorale, usufruire dei mei voti, della mia amicizia, della mia persona. Che poi non se ne fece niente, perché fui arrestato”.

Ha riferito un particolare episodio. Nel 2012, una persona legata ad un boss, gli avrebbe chiesto di intervenire per sbloccare la pratica amministrativa di una “cosa di riciclaggio di spazzatura”, Montedoro avrebbe però rifiutato, perché Potenza, suo ex socio in affari, era contrario per motivi ecologici.

I fatti di sangue

Tommaso Montedoro avrebbe confermato gli attriti sopraggiunti con l’ex socio in affari Augustino Potenza; dall’altra, avrebbe sostenuto, però, di non avere mai avuto interesse ad eliminarlo.

Il pentito avrebbe indicato i nomi delle persone presumibilmente coinvolte nell’omicidio Potenza. Anzitutto, Ivan Caraccio, assieme a due altri soggetti.

Riguardo Luigi Spennato, gli autori materiali del tentato omicidio, come sostenuto da Montedoro, sarebbero stati Andrea Del Genio ed una terza persona.

Montedoro nei verbali di collaborazione, ha anche confermato la sua volontà di eliminare Caraccio, poiché quest’ultimo, a sua volta, voleva ammazzarlo. Avrebbe anche individuato il comando per eseguire il piano.

Tags: operazione-diarchia
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