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Processo Tap. La Procura presenta una modifica del capo d’imputazione. Il giudice accoglie la richiesta

by Angelo Centonze
7 Luglio 2022 12:07
in Cronaca
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L'aula bunker del carcere di Borgo San Nicola

L'aula bunker del carcere di Borgo San Nicola

La Procura leccese precisa le accuse nei confronti degli esponenti della società Tap, nel corso del processo con rito ordinario che si sta celebrando, presso l’aula bunker di Borgo San Nicola, con 19 imputati. E il giudice accoglie l’istanza del pm che chiedeva una modifica del capo d’imputazione.

Nella mattinata di ieri, si è svolta l’udienza, dinanzi  al giudice monocratico Maria Francesca Mariano.

Il pubblico ministero Alessandro Prontera ha presentato una serie di precisazioni sui capi d’accusa che riguardano i vincoli, le autorizzazioni e le norme violate. E i difensori si sono opposti sottolineando che nelle questioni preliminari già formulate in una scorsa udienza e non ancora decise, era stata rilevata l’indeterminatezza e dunque la nullità dell’imputazione.

Al termine di una camera di consiglio durata oltre un’ora, il giudice Mariano, attraverso apposita ordinanza, ha respinto le eccezioni della difesa.

Il giudice si è soffermato anzitutto sull’originaria imputazione articolata in 7 capi, a firma del sostituto procuratore Valeria Farina Valaori e del procuratore capo Leonardo Leone De Castris, sostenendo che non vi sia alcuna indeterminatezza, poiché è contenuta una minuziosa descrizione delle condotte degli imputati. E sono specificati con precisione i luoghi e le date.

Soffermandosi poi sulle modifiche apportate dal pm Prontera, il giudice sostiene che si tratta soprattutto dell’aggiunta di commi di articoli già contestati, ma che l’imputazione rimane sostanzialmente invariata.

Al termine della camera di consiglio è stata fissata una nuova udienza per il 12 settembre, dinanzi al giudice Silvia Saracino.

Secondo la Procura, le opere per la realizzazione del gasdotto sarebbero state realizzate senza seguire le indicazioni della Valutazione di Impatto Ambientale e “su aree sottoposte a vincolo paesaggistico e idrogeologico”. Insomma, su zone agricole dichiarate di “notevole interesse pubblico”. I lavori, inoltre, si sarebbero svolti in assenza di autorizzazioni ambientali, idrogeologiche, paesaggistiche ed edilizie.

Non solo, poiché si fa riferimento anche all’espianto degli ulivi in località «Le Paesane» (gli alberi secondo la Procura sono stati “spostati” in un periodo diverso da quello autorizzato) e all’inquinamento della falda acquifera a pochi passi dal cantiere, causa una mancata o incompleta impermeabilizzazione.

Le accuse contestate a vario titolo sono quelle di deturpamento di bellezze naturali, danneggiamento, violazione del testo unico in materia edilizia, inquinamento idrico.

Gli imputati

Sul banco degli imputati compaiono: la società Trans Adriatic Pipeline Ag Italia. E poi, Michele Mario Elia, 75 anni, originario di Castellana Grotte, all’epoca dei fatti, country manager Tap; Gabriele Paolo Lanza, 58 anni, di Atessa (Chieti), project manager Tap; Lucio Mello, 57 anni, di Veglie, titolare dell’omonima impresa con sede a Carmiano, impegnata nell’espianto e trasporto di ulivi; Massimiliano Greco, 49enne, di Arnesano, legale rappresentante dell’impresa addetta alla installazione della recinzione;  Antonio Vallone, 51 anni, di Galatina, legale rappresentante della società subappaltatrice del montaggio della recinzione. E poi i manager della Saipem, la società appaltatrice per i lavori di costruzione del micro tunnel: Luigi Romano, 65 anni, di Siracusa; Adriano Dreussi, 59 anni, di Pagnacco (Udine); Piero Straccini, 64 anni, di Pescara; Luca Gentili, 53 anni, di Milano. Non solo, anche: Yuri Picco, 43 anni, di Villanova di San Daniele (Udine) ed Aniello Fortunato, 43 anni, di Ascea (Salerno), rispettivamente, responsabile di commessa e direttore tecnico di cantiere della Icop, la società incaricata di realizzare il pozzo di spinta; Giuseppe Mariano, 56 anni, di Copertino, direttore di cantiere della Sme strade; Giuseppe Cesario  Calò, 69 anni, di San Cesario, datore di lavoro di Geoambiente srl con sede a Cavallino; Maurizio Luigi De Pascalis, 62 anni, di Galatina, rappresentante della società che ha fornito il calcestruzzo; Claudio Coroneo, 65 anni, di Galatina, amministratore dell’impresa addetta al montaggio della recinzione, e il socio  Pantaleo Notaro, 61 anni, di Galatina; Alessandro Niccoli, 42 anni, di Brindisi, amministratore dell’impresa che ha eseguito i lavori e Marco Paoluzzi, 48 anni, di Roma, direttore dei lavori.

I difensori

Gli imputati sono assistiti, tra gli altri, dagli avvocati: Paola Severino (ex Ministro della Giustizia), Francesco Paolo Sisto, Andrea Sambati, Luigi Covella, Federico Massa, Anna Luigia Cretì, Gianluigi Manelli, Michele Laforgia e Valentina Quarta.

Ricordiamo che tra le parti civili compaiono: il Comune di Lecce, rappresentato dal Sindaco Carlo Salvemini,  assistito dall’avvocato Renata Minafra; il governatore della Regione Puglia,  Michele Emiliano; i sindaci di Melendugno, Lizzanello, Corigliano d’Otranto, Vernole, Martano, Castri di Lecce, Calimera. E ancora, l’Associazione Onlus Tumulti; le associazioni Codacons e Italia Nostra; Andrea Fasiello per il Lido San Basilio. Sono assistiti dagli avvocati: Francesco Calabro, Giuseppe Milli, Luigi e Roberto Rella, Giulio De Simone, Francesco Palmieri, Ladislao Massari, Francesca Conte, Valentina Mele, Oronzo Calzolaro, Carlo Barone, Piero Mongelli, Mario Tagliaferro, Francesco Zizzari del Foro di Bari.

 

Tags: processo-tap
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