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“Affaire” di via Brenta: chiesta la condanna per l’ex sindaco Poli Bortone e altri quattro imputati

by Angelo Centonze
2 Dicembre 2017 13:51
in Cronaca
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Al termine della propria requisitoria il pubblico ministero Maria Vallefuoco (che ha ereditato il fascicolo dall’attuale Procuratore Capo di Brindisi, dr. Antonio De Donno) ha invocato la pena di 6 anni per l’ex sindaco di Lecce, Adriana Poli Bortone, 74 anni, di Lecce; Massimo Buonerba, 66 anni di Lecce,ex consulente legale della Poli; Pietro Guagnano, 75 anni, di Lecce, legale rappresentante della Socoge e Giuseppe Naccarelli, 46 anni, di Veglie, ex dirigente del servizio finanziario del Comune di Lecce; Vincenzo Gallo, 59 anni, originario di Taranto, funzionario della Selmabipiemme.

Richiesta di assoluzione, “perché il fatto non costituisce reato” invece per Ennio De Leo, 66 anni, originario di San Pietro in Lama, ex assessore al Bilancio del Comune di Lecce; Maurizio Ricercato, 57 anni, e Fabio Mungai, 57 anni, di Milano, rispettivamente amministratore delegato e dirigente della Selmabipiemme.

Il pm ha sottolineato come, gli imputati “crearono un’apparenza di legalità, senza specificare i tempi, le cifre e le modalità dell’operazione”. Non solo, la Procura ha sottolineato come l’ex Sindaco di Lecce Adriana Poli Bortone fosse al corrente dell’operazione.

In aula, affianco al pm Maria Vallefuoco, era presente anche il Procuratore Capo di Lecce, Leonardo Leone De a Castris. Ricordiamo che, fin dal suo insediamento avvenuto nell’aprile scorso, De Castris ha affrontato la questione della prescrizione. In particolare, attraverso delle linee guida da seguire in Procura, soprattutto per ciò che concerne i processi relativi a reati contro la pubblica amministrazione.

maria-vallefuoco
Il Pubblico Ministero Maria Vallefuoco

Il primo processo

Ricordiamo che vi fu un primo processo, il 20 maggio 2013, dinanzi al giudice monocratico dr. Stefano Sernia e si concluse con la condanna di Naccarelli a tre anni (per il reato di falso) e stabilì l’interdizione dai pubblici uffici per cinque. Furono assolti dallo stesso reato, invece, Piergiorgio Solombrino, ex dirigente dell’ufficio tecnico e Roberto Brunetti, tecnico dell’ufficio Patrimonio di Palazzo Carafa.

Durante quell’udienza si assistette poi ad un colpo di scena. Il giudice evidenziò come un altro reato, quello di truffa contestato dalla pubblica accusa non fosse configurabile, riqualificandolo in concorso in peculato. Per esso, non era competente il tribunale monocratico ma quello collegiale.

Secondo il giudice Sernia, infatti, non era possibile che Giuseppe Naccarelli, ex dirigente del servizio finanziario del Comune di Lecce, avesse agito all’insaputa dell’ex primo cittadino. Fu così istruito un nuovo processo.

Il Comune di Lecce, difensore Andrea Sambati e la Selmabipiemme si sono costituiti parte civile.

La vicenda giudiziaria fa riferimento ai fatti iniziati nel 2006, quando il Comune di Lecce acquistò in “leasing” due immobili di Via Brenta, “trasformando” un’iniziale contratto di affitto, in uno di leasing, impegnandosi a versare un canone di due milioni e mezzo l’anno per oltre venti anni e una cifra di 14 milioni per il riscatto finale dei due immobili. Secondo l’accusa, quella operazione fu chiusa a un prezzo superiore rispetto a quello di mercato, a tutto vantaggio del costruttore edile Pietro Guagnano, titolare della Socoge (dalle indagini risulterebbe che egli si trovasse in condizioni economiche precarie) e del venditore, la finanziaria milanese Selma Bipiemme.

Il burattinaio della vicenda sarebbe stato Buonerba, con il beneplacito dell’ex primo cittadino di Lecce, Adriana Poli Bortone. Il danno subito dal Comune di Lecce per questa operazione sarebbe stato di tre milioni e 401mila euro.

Il collegio difensivo è composto dagli avvocati: Stefano De Francesco, Francesco De Iaco, Luigi Covella, Pietro Quinto, Giorgio Memmo, Massimo Manfreda, Gaetano De Mauro, Viola Messa, Sabrina Conte.

Tags: processo-via-brenta
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