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Adelina: dopo la battaglia per liberare le prostitute ora combatte contro un tumore, ma ha bisogno di aiuto

by M.M.
18 Luglio 2019 17:07
in Attualità
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Adelina ha imparato a caro prezzo che nella vita bisogna lottare. E lei lo ha fatto con le unghie e con i denti, senza arrendersi mai. Prima, da ex prostituta, ha combattuto per conquistarsi la libertà, per allontanarsi dai marciapiedi, dove era costretta a vendere il suo corpo. Poi, dopo aver denunciato i suoi sfruttatori e aver aiutato tantissime donne a ribellarsi, lotta per ottenere la cittadinanza italiana. Ora, la sua battaglia è contro una malattia grave, gravissima.

Albanese di origini greche, residente da quasi 20 anni in un paesino della provincia di Brindisi, Adelina ha ottenuto un permesso per “casi speciali” che scadrà ad ottobre. Alla voce nazionalità, soltanto «xxx». Formalmente è apolide. Nessuno Stato la riconosce come cittadina, neanche l’Italia a cui questa donna, simbolo di legalità e coraggio, ha dato tanto. Collaborando con le forze dell’ordine è riuscita a liberare decine di altre ragazze, vittime del racket della prostituzione e, ora, quello che chiede è solo quella protezione che le era stata promessa quando, varcando la porta della Questura di Varese, con la sua testimonianza, ha dato il via all’operazione «Acheronte» che ha portato all’arresto di decine di persone che l’avevano resa una schiava del sesso.

Non avere una “casa”, significa anche non avere diritti. Compresi quelli che le permetterebbero di curarsi. «Ho bisogno di assistenza sanitaria. Faccio fatica a credere che tutto ciò stia succedendo proprio a me. Il tempo che mi resta da vivere su questa terra vorrei viverlo da cittadina degna di questo Paese», ha raccontato. Ha rivolto anche un appello al Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, per invitarlo a prendere in considerazione la sua posizione. Teme un’ulteriore stretta sui permessi di soggiorno, che potrebbe portare alla sua espulsione.

La storia di Adelina, ex prostituta che ora aiuta le altre donne

L’inferno per Adelina (anche se il suo vero nome è Alma Sejdin) comincia nel 1996, quando è stata rapita a Durazzo, ‘spedita’ in Italia su un gommone e venduta ai “mercanti di donne”. Con un coltello le squarciarono la gamba, poi le gettarono del sale sulla ferita. «Prova a fuggire adesso», gridarono i suoi sfruttatori, lanciandola fuori dall’auto in corsa. Da quel momento, sono cominciati quattro lunghissimi anni di violenze e umiliazioni. Una via crucis fatta di botte, minacce, stupri di gruppo e sesso in cambio di denaro che puntualmente, a fine serata, consegnava ai suoi aguzzini.

Un giorno cambiò tutto

A salvarla sono stati gli “angeli in divisa”, come li chiama, ma prima di bussare alla porta della Questura di Varese Adelina ha dovuto toccare il fondo. O forse le serviva soltanto un po’ di coraggio per ribellarsi. Quel giorno arrivò.

Non si sentiva bene e aveva chiesto di andare a “lavoro” un po’ più tardi, ma era stata picchiata con violenza dai suoi sfruttatori e costretta ad andare comunque in strada. Un cliente notò sul viso i lividi causati dalle botte ricevute, nonostante il trucco ‘pesante’ che Adelina aveva usato per nascondere quei segni. La accompagnò in Questura, la lasciò davanti all’ingresso e le augurò buona fortuna. Da quel momento per la donna è cominciata una nuova vita. Adelina 113, come quel numero che quella serà la salvò, è diventata il simbolo della legalità e del coraggio.

Un nuovo mostro da combattere: il tumore

Oggi Adelina ha una nuova battaglia da vincere, quella contro il tumore maligno, ma ha bisogno di cure e di assistenza sanitaria. E non essendo italiana non può riceverle. Sta facendo chemioterapia, ma da sola non può farcela ad affrontare tutto. Per questo, ha lanciato una raccolta fondi su facebook. « Le battaglie sono fatte per essere vinte, ma ho bisogno di sostegno economico per lottare» ha scritto. Chi può la aiuti (clicca qui per il link).

La testimonianza di Adelina a Storie Italiane

Tags: raccolta-fondi
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