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Effetto “collo di bottiglia”, il rincaro delle materie prime fa temere l’aumento dell’inflazione: da nord a sud ecco i principali settori in crisi

by Lorenzo Casto
1 Luglio 2021 14:32
in Economia
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Quello delle materie prime è un argomento di forte impatto sulle aziende, in particolare quello delle Pmi manifatturiere che devono fare i conti con i prezzi in aumento vertiginoso e il risultato della messa a rischio della produzione e la paura di un potenziale aumento dell’inflazione all’orizzonte.

“Il Governo deve affrontare il problema, attraverso strumenti e misure ad hoc. La questione delle materie prime può diventare un pericoloso effetto ‘collo di bottiglia’ economico, se la questione degli aumenti non si arresterà e si verificherà una conseguente difficoltà di approvvigionamento a costi stabili” commenta il presidente Gianluca Cavion, di Confartigianato, “anche se purtroppo non basterà l’intervento italiano a contrastare un fenomeno di portata internazionale, con i paesi esteri che scontano una situazione analoga” continua ancora.

È un coro unanime da nord a sud, quello che in queste ultime settimane si sta facendo strada nel settore produttivo, la crisi delle materie prime introvabili o dai prezzi insostenibili arriva all’attenzione della Commissione Europea, alla quale è stata richiesta una soluzione rapida ed immediata.

Dall’edilizia all’elettronica, i principali settori in crisi

L’edilizia è uno tra i più importanti settori che è stato letteralmente travolto dalla crisi di reperimento delle materie prime. I prezzi sono volati alle stelle negli ultimi mesi con l’acciaio tondo per cemento armato, già aumentato del 150% a novembre scorso. Idem per il polietilene e rame. In questo modo, parte degli ordini verranno esaminati attentamente prima di poter essere accettati in una domanda che torna a crescere, grazie alla possibilità dell’ecobonus, ma trova scarsa possibilità di essere soddisfatta. Il rischio così è il possibile blocco di tanti cantieri con gravi ripercussioni economiche, sociali e dell’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

Il timore è diffuso, soprattutto nelle piccole aziende del settore della meccanica di produzione e della carpenteria. La carenza di reperibilità di materiali come l’acciaio, il ferro, l’alluminio, i legnami, e poi anche le pelli, le plastiche, la gomma e le resine stanno generando molte preoccupazioni nel mondo di queste imprese e delle diverse produzioni, che si riflettono infine sulla ripartenza del mondo produttivo nel suo complesso, in una fase ancora delicata della pandemia.

Anche il settore dell’elettronica e degli elettrodomestici ha le sue grosse difficoltà a ripartire. A scarseggiare sono i materiali per l’assemblaggio dei chip aumentati del 10% nel mese di Marzo. “Litio e Cobalto sono introvabili, o vengono venduti a prezzi esagerati” spiegano i manager delle aziende di settore. È previsto che la domanda di minerali per veicoli elettrici e a batteria crescerà almeno di 30 volte entro il 2040, ma anche le grandi case automobilistiche di tutto il mondo, al momento, hanno dovuto fermare la loro produzione in alcuni stabilimenti.

E così ancora i produttori di caffè e carta igienica fanno sapere che le difficoltà logistiche innescate dalla crisi delle materie prime potrebbero creare problemi di approvvigionamento data dall’aumento della domanda e i raccolti scarsi dovuti anche a questioni come la siccità e il rischio climatico. Gli effetti sono appunto un rialzo dei prezzi considerevole con dati che parlano di un rialzo dei costi che ha subito un’impennata del 25%.

I dati dei rincari

Confartigianato pubblica i dati di aprile 2021 con gli aumenti dei prezzi delle commodities non energetiche saliti del 33,4% rispetto all’anno precedente.
Mentre sul fronte dei quelle energetiche i prezzi aumentano di un valore pari al 93,6% su base annua: un’impennata davvero eccessiva. Allo stesso tempo il comparto delle materie prime non alimentari con un +51,4%.

Maggiorazioni registrate anche per i metalli di base con un +65,7%, sempre nel giro di un anno. I valori più alti si registrano per la metallurgia con un +48,3%. Si alzano inoltre, le tensioni sui prezzi delle importazioni di minerali non metalliferi, con il legno al +47,4%, la gomma e le materie plastiche con un +34,2, ed altri materiali che raggiungono un +50,4%; conseguentemente si assiste all’aumento dei prezzi legato alle imprese manifatturiere, che si estende a sua volta ad altri settori, innescando così un effetto domino.

Un saldo elevato, infine, anche per i mobili che arrivano al +32,9% e gli autoveicoli, con +29,2%, per non tralasciare le apparecchiature elettriche al +25,7%.

L’Ufficio studi di Confartigianato nel suo report ha ipotizzato, uno “shock da costi” che interesserà 621 mila tra, micro, piccole e medie imprese, con un 1 milione e 893 mila addetti operanti nei vari settori, che saranno sotto stress per gli aumenti dei prezzi delle materie prime.

Il dato più preoccupante nell’artigianato, con 435 mila imprese operanti nel settore che danno lavoro ad un milione e 47 mila individui in tutto il territorio, pari al 38,8% dell’occupazione, e al 55,3% degli addetti alle Pmi.

“Una situazione grave e paradossale, proprio mentre si cerca di ripartire. Non solo il crollo dei ricavi dello scorso anno, ora bisogna fare i conti anche con il discorso delle materie prime carissime e introvabili, con l’esaurimento delle scorte e dei tempi di consegna lunghissimi” spiegano dalle regioni.

La messa in campo degli strumenti che possano rimettere in equilibrio domanda e offerta, nel rispetto della concorrenza e delle norme che ne regolano le restrizioni, dev’essere fatta responsabilmente e al più presto, proprio ora con il piano del recovery fund in atto nella speranza di ricominciare, e augurandoci finalmente un periodo di definitivo superamento della pandemia.

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