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School River #6. Dopo il dirigente e i docenti occhi puntati sul ‘doposcuolista’, l’intruso precario di un sistema precario

by Alessandro Macchia
24 Agosto 2022 9:14
in Attualità
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La sesta puntata di School River, il viaggio del professor Alessandro Macchia* tra i vizi e le virtù del sistema dell’istruzione pubblica italiana, si sofferma sulla figura del ‘doposcuolista‘, di solito un giovane laureando a cui le famiglie affidano le speranze di recupero dei propri figli. Un intruso precario di un sistema precario, così lo vede Macchia. Che poi lo descrive attraverso le sue lenti deformanti: ‘una sorta di panchinaro che a partita persa viene messo in campo dagli stessi tifosi (fuor di similitudine i genitori) per ribaltare il risultato’. Il doposcuolista deve saper di tutto, è un onniscente: dall’italiano alla matematica, dalla lingua all’arte. Spesso avrà dinanzi a sè classi plurime, composte da ragazzi di età diverse, di scuole diverse, di grado diverso. Si arrangerà come richiede l’occasione e poi magari instillerà un dubbio nella famiglia (che intanto paga, quasi sempre in nero…): “Con me vostro figlio va benissimo, non è che per caso sta antipatico ai professori che non sanno insegnare?”. Come rintracciarlo? Il suo numero di cellulare lo potrete trovare sui pali della luce o sulle ringhiere delle scuole…

Dopo aver messo al centro della sua particolare lente di ingrandimento nella prima puntata la figura del dirigente scolastico,  Macchia si è soffermato per 4 puntate su quella del docente ‘inquadrato’ sia dal punto di vista delle relazioni con i colleghi che nei rapporti con gli alunni e successivamente anche che nell’esercizio della nobile arte della correzione  prima e della valutazione poi. Oggi è la volta dunque del doposcuolista che è una delle materializzazioni plastiche della sconfitta della scuola pubblica italiana visto che le lacune, come dice il nostro e come pensiamo tutti, vanno colmate a scuola.

L’intruso

C’è la scuola. Stop. Il doposcuola non dovrebbe esistere. Ma esiste. Ed è una realtà tutta italiana. Il doposcuolista (parola sandwich, direbbero gli inglesi, brutta anche solo a sentirsi: tanto varrebbe scriverla con la Q) è una figura misteriosissima. Nel retropensiero del docente di scuola egli spesso non ha volto. A secondo delle considerazioni dell’alunno circa le indicazioni dell’attività di studio pomeridiano, il profilo acquista tratti sempre nuovi. Talvolta lo si immagina dal grugno arcigno, altra volta materno, talaltra ancora annoiato. Stesse oscillanti riflessioni sull’età. Molto frequenti, e simpaticissimi in sé, i giovani universitari (in specie quelli molto lontani dalla laurea: gli altri impiegano il tempo a studiare per imparare a insegnare). Con questo, nessuno vuol qui mettere in dubbio l’esistenza del doposcuolista prodigio, ma di Mozart, ahinoi! ne viene fuori uno ogni parecchi decenni. Questa tipologia di doposcuolista è la più sensibile all’ambiente e al decoro cittadino: il suo numero telefonico sarà esposto su alberi, pali della luce, ringhiere di scuola in mille rivoli di carta e nastro adesivo. Dalle mie parti, su una cassetta postale pubblica, c’è ancora un annuncio plastificato di dieci anni fa che annuncia lezioni private di matematica. Nel frattempo, dopo proditoria chiamata, abbiamo saputo che l’annunciatore aveva lasciato la facoltà di Biologia e si era iscritto a Criminologia.

Il doposcuolista è onniscente, conosce tutte le discipline…

L’uomo (o la donna) delle ripetizioni è una sorta di panchinaro che a partita persa viene messo in campo dagli stessi tifosi (fuor di similitudine i genitori) per ribaltare il risultato. Si presenta sulla scena come un jolly. È uno che curiosamente conosce tutte le discipline (iperdotazioni in specie caratteristiche di chi segue scolari delle primarie o delle secondarie di I grado): alla faccia di coloro che lamentano che il mondo sia oramai teso all’iperspecializzazione. Anni fa ne conobbi uno (la materializzazione fisica del doposcuolista ha invero i tratti meravigliosi e impenetrabili di certe apparizioni mariane) che, pur non conoscendo la letteratura italiana, al dopodiscepolo (ci sia concesso il neologismo) aveva descritto Manzoni come un antesignano dell’estetismo dannunziano. Alla mia domanda su quali fossero i suoi riferimenti in merito, mi rispose che erano “fonti anonime”.

“Cari genitori, vostro figlio con me è bravo. Ma non è che sta antipatico ai professori?”

Naturalmente il doposcuolista è anche una figura di disturbo. In maniera implicita o esplicita spesso tende a delegittimare il docente di scuola. Quando il ragazzo non fa progressi, accade che insinui nel genitore il dubbio che le responsabilità siano da attribuire a presunte antipatie del professore o della professoressa nei confronti del figlio. In altra occasione, dopo una sonora insufficienza sulla storia dell’età giolittiana, una mamma venne a giustificare l’operato della doposcuolista con una frase ormai classica: «Dopo che è tornato da ripetizioni, ha ripetuto a me il capitolo. E sapeva tutto!» A cui ha fatto seguito una mia altrettanto classica e legittima osservazione: «E Lei conosce la storia della politica italiana del primo Novecento?».

Ha il dono dell’ubiquità, segue più ragazzi di differenti scuole ed età

Spesso (ci asteniamo del tutto dal generalizzare) il doposcuolista può rendersi improbo. Fermo restando che la sua attività si configura come una plateale forma di lavoro nero (ed esistono doposcuolisti che hanno accumulato autentiche fortune in questa maniera), non è infrequente che, per guadagnare di più ed economizzare il tempo, segua contemporaneamente più ragazzi, magari anche di età, scuole e materie differenti. È la teologica smentita che l’uomo non ha il dono dell’ubiquità. Sebbene fosse più onesto quel collaboratore scolastico che una volta, chiamato da più docenti nello stesso momento, si sfogò col sottoscritto dicendo che lui proprio non aveva ‘il dono dell’ambiguità‘.

‘Domanda: ma perchè esiste il doposcuolista? Le lacune vanno colmate a scuola!’

Ma per tirare le somme, come mai esiste la figura del doposcuolista? Le responsabilità prime sono a monte. Alla vecchia storia delle classi pollaio (che già detta così suscita dello sdegno: parliamo di bambini, non di polli! qualche ragazzo dovrebbe essere libero di turpiloquio avverso gli adulti al proposito) vanno le principali colpe. Si tratta di un problema che la politica dribbla di continuo. Il ministro Bianchi di recente ha parlato di medie di alunni molto basse, ma il fatto è che in aula non entrano le medie matematiche. E a fronte di una classe di pochi alunni ce ne sarà un’altra sovraffollata. Naturalmente l’elevato numero di scolari per classe pone il problema della limitata attenzione ai singoli. A scalare, tra i colpevoli dell’esistenza di questo istituto fantasma sono talvolta gli stessi insegnanti. Come abbiamo già scritto altrove, non tutti hanno la vocazione. Personalmente ho sempre scoraggiato i genitori dall’intraprendere questa via di fuga. Le lacune vanno colmate a scuola. In altro caso, per parafrasare il buon vecchio Luigi XV: dopo la scuola, resta comunque il rischio del diluvio. E di tanti soldi buttati al vento.

*Le considerazioni sono frutto esclusivo del pensiero dell’autore e non hanno carattere in alcun modo impegnativo per l’Amministrazione di appartenenza.

Tags: racconti
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